Referendum sulla giustizia, dibattito ad Arzignano: Maltauro (sì) e Ghiotto (no), ha moderato Coviello con organizzazione di Sterle

389
Enoteca Palladio ad Arzignano: dibattito sul referendum sulla giustizia (da sinistra Jacopo Maltauro, Giovanni Coviello e Benedetta Ghiotto
Enoteca Palladio ad Arzignano: dibattito sul referendum sulla giustizia (da sinistra Jacopo Maltauro, Giovanni Coviello e Benedetta Ghiotto

Ad Arzignano confronto pubblico promosso da Nicolò Sterle (FI) sul referendum del 22 e 23 marzo tra Jacopo Maltauro, favorevole al sì, e Benedetta Ghiotto, schierata per il no. Moderati da Giovanni Coviello, i due relatori hanno discusso separazione delle carriere, Csm, terzietà del giudice e limiti della riforma, con toni pacati e argomenti di merito.

Referendum, Arzignano: Maltauro sì, Ghiotto no, modera Coviello

Ad Arzignano, in vista del referendum del 22 e 23 marzo sulla giustizia, si è tenuto un confronto pubblico tra sostenitori del sì e del no promosso da Forza Italia e moderato da Giovanni Coviello. L’appuntamento, ospitato all’Enoteca Palladio, ha visto di fronte Jacopo Maltauro, consigliere regionale e vice coordinatore regionale di Forza Italia, schierato per il sì, e Benedetta Ghiotto, consigliera comunale di Vicenza e presidente della Consulta Anci Giovani Veneto, favorevole al no. L’iniziativa con dibattito in contraddittorio è una formula non così frequente in questa campagna referendaria.

Ne riferiamo, ovviamente, sinteticamente visto che il confronto è durato circa un’ora e mezza con tutti i presenti rimasti fino alla fine per poi intrattenersi nell’accogliente Enoteca Palladio a parlare con i relatori e fra di loro, segno tangibile della riuscita della serata.

Nicolò Sterle, organizzatore del dibattito ad Arzignano su referendum giustizia (relatori Maltauro e Ghiotto, moderatore Coviello)
Nicolò Sterle, organizzatore del dibattito ad Arzignano su referendum giustizia (relatori Maltauro e Ghiotto, moderatore Coviello)

Ad aprire la serata è stato Nicolò Sterle, giovane consigliere comunale uscente di Arzignano dopo due mandati e candidato con Forza Italia a sostegno di Riccardo Masiero alle amministrative di maggio. Sterle ha rivendicato il valore del luogo che ha ospitato l’iniziativa (sala debordante con moltissimi giovani presenti oltre a cittadini più “maturi” e politici come l’ex senatore Paolo Franco e Andrea Pellizzari, stratega di FI ad Arzignano e non solo), definendolo non “solo un negozio di vino” ma “un luogo di cultura”, aperto generosamente al pubblico da anni.

Il passaggio più politico del suo intervento ha riguardato però l’assenza, ad Arzignano, di sale comunali destinate a dibattiti ed eventi politici: una mancanza che, a suo giudizio, sarebbe “inaccettabile” in una città che si appresta a vivere una campagna elettorale dopo la caduta dell’amministrazione comunale, fatto senza precedenti nella storia recente cittadina. Da qui l’impegno chiesto a chiunque aspiri a ruoli di responsabilità: garantire in futuro spazi pubblici, liberi e aperti al confronto, “di qualsiasi colore politico”.

Jacopo Maltauro, Giovanni Coviello e Benedetta Ghiotto
Jacopo Maltauro, Giovanni Coviello e Benedetta Ghiotto

Giovanni Coviello, nel prendere la parola come moderatore, ha scelto un registro diretto e anche autoironico. Ha definito Maltauro e Ghiotto “due ragazzi”, non per sminuirli ma per sottolineare con piacere la presenza di una nuova generazione politica capace di cimentarsi su temi complessi. Ha ricordato il contributo di VicenzaPiù al confronto sul referendum con dodici domande e le risposte di qualificati esponenti del sì e del no pubblicate nel suo numero 305, quello dei venti anni dalla fondazione messo, insieme all’organizzatore, a disposizione dei presenti, e ha subito provocato i due relatori chiedendo a Benedetta Ghiotto una sintesi accessibile della riforma.

Ghiotto, con chiarezza condivisa da Maltauro, ha parlato di separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, di creazione di due Csm distinti e di un’Alta Corte disciplinare sopra entrambi, osservando che molte parti decisive della riforma rinviano a future leggi attuative.

Benedetta Ghiotto per il no al Referendum sulla giustizia
Benedetta Ghiotto per il no al Referendum sulla giustizia

È stato questo il cuore iniziale della sua posizione contraria. Ghiotto ha spiegato di non sentirsi rassicurata da una riforma costituzionale che, a suo giudizio, lascia “troppi spazi bianchi” da riempire dopo. In sostanza, ha detto, si chiederebbe agli elettori di votare oggi fidandosi di ciò che il Parlamento scriverà domani.

E questo, per chi mette mano alla Costituzione, sarebbe un limite serio. La consigliera vicentina ha insistito più volte su un punto: il voto dovrebbe essere espresso “avendo tutte le carte in tavola”, mentre in questo caso, secondo lei, quelle carte non ci sarebbero ancora.

 

Jacopo Maltauro per il sì al Referendum sulla giustizia
Jacopo Maltauro per il sì al Referendum sulla giustizia

Maltauro ha invece difeso con decisione il sì, inserendo la riforma in una traiettoria storica lunga. A suo giudizio, il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio, avviato con la riforma Vassalli, sarebbe rimasto incompleto proprio perché mancherebbe ancora l’ultimo tassello: la separazione delle carriere. Ha citato, come termine di paragone, la gran parte dei Paesi europei e del G7, sostenendo che l’Italia, insieme a pochi altri ordinamenti, sarebbe rimasta ancorata a un modello ibrido. Per il consigliere regionale, la riforma servirebbe a garantire davvero un giudice terzo e imparziale, sottratto a ogni possibile condizionamento derivante dall’appartenenza allo stesso ordine e allo stesso organo di autogoverno del pubblico ministero.

Nel dibattito sul referendum sono emerse così due idee opposte di terzietà. Per Maltauro il problema starebbe soprattutto nell’unità delle carriere e dell’organo che le governa: se chi giudica e chi accusa appartengono allo stesso circuito professionale e condividono avanzamenti, trasferimenti e valutazioni, la terzietà sarebbe indebolita. Ghiotto ha replicato che la terzietà del giudice è già oggi garantita da norme costituzionali e processuali e che il problema, semmai, sarebbe culturale e organizzativo più che costituzionale. Ha anche osservato che, se l’obiettivo è davvero separare radicalmente i due mondi, allora la riforma non andrebbe fino in fondo: giudici e pm continuerebbero comunque a lavorare negli stessi palazzi, negli stessi contesti, con relazioni sociali inevitabili.

Molto interessante è stato anche il passaggio sul sorteggio per la composizione dei futuri organi di governo della magistratura. Maltauro lo ha difeso come extrema ratio necessaria per spezzare il correntismo, che a suo dire oggi condiziona promozioni, trasferimenti e responsabilità disciplinari. Ghiotto ha espresso invece forte scetticismo: il sorteggio, ha sostenuto, non coincide affatto con il merito e potrebbe addirittura produrre nuove forme di squilibrio, affidando molto a meccanismi ancora indefiniti.

Confronto sul referendum giustizia ad Arzignano: da sx Jacopo Maltauro per il sì, Nicolò Sterle (organizzatore), Giovanni Coviello (moderatore) e Benedetta Ghiotto per il no
Confronto sul referendum giustizia ad Arzignano: da sx Jacopo Maltauro per il sì, Nicolò Sterle (organizzatore), Giovanni Coviello (moderatore) e Benedetta Ghiotto per il no

Coviello ha accompagnato il confronto con osservazioni nate dalla sua esperienza personale di cronista giudiziario e, in alcuni casi, di imputato in processi per diffamazione intentatigli da chi vorebbe imbavagliare la stampa. Ha contestato varie semplificazioni circolate nella campagna referendaria, da una parte e dall’altra, mettendo in guardia contro “slogan e fake news”. Ha insistito sul fatto che il tema è troppo serio per essere affrontato con aggressioni reciproche, e ha riconosciuto ai due relatori il merito di aver mantenuto un livello alto, misurato, mai da social network.

Referendum sulla giustizia, dibattito ad Arzignano: il pubblico ancora attento e partecipativo a fine serata
Referendum sulla giustizia, dibattito ad Arzignano: il pubblico ancora attento e partecipativo a fine serata

Nelle conclusioni, sia Maltauro sia Ghiotto hanno rivolto lo stesso invito: andare a votare. Maltauro ha chiesto di giudicare il referendum nel merito, senza trasformarlo in un giudizio sul governo. Ghiotto ha invitato a informarsi davvero, leggendo i testi e non fermandosi agli slogan. Coviello, da parte sua, ha confessato di uscire dalla serata con qualche dubbio in più e non in meno: non certo per sfiducia nei relatori, ma proprio per la loro capacità di argomentare per il no e per il sì e perché il confronto gli aveva confermato quanto la materia resti complessa anche per chi la segue da anni. E forse proprio qui sta il risultato più utile della serata di Arzignano: non una tifoseria, ma un esercizio di cittadinanza informata, che si interrogherà prima di votare ma che andrà alle urne per esercitare il diritto più forte della democrazia, il voto.

Convinzione condivisa nella sua chiusura della serata da Nicolò Sterle che ne ha approfittato per ringraziare tutti i presenti e per ricordare le modalità e l’importanza del voto.

Magari da commentare, dopo l’esito del referendum, in un’altra serata in cui riflettere sui passi successivi per migliorare il funzionamento della giustizia in Italia, carente, comunque, di risorse e organizzazione adeguata.