
Il capogruppo della Lega – Liga Veneta in Consiglio regionale, Riccardo Barbisan, interviene con forza nel dibattito sul welfare veneto, respingendo le accuse lanciate ieri dall’opposizione.
Al centro della polemica rimane la figura dell’assistente di quartiere, difesa dalla maggioranza come una risposta concreta all’evoluzione sociale e alle necessità delle famiglie.
Secondo Barbisan, le critiche espresse da Carlo Cunegato (AVS) si basano su equivoci e omissioni. Il capogruppo leghista chiarisce che la Giunta non ha affatto indebolito l’assistenza domiciliare integrata (ADI), ma sta lavorando per ottimizzare le risorse in un contesto di carenza di personale ereditato da passate programmazioni nazionali fallimentari.
Le Case della Comunità, prosegue Barbisan, non saranno “contenitori vuoti” ma hub tecnologici avanzati. Grazie alla telemedicina e alle piattaforme digitali, queste strutture integreranno e potenzieranno il lavoro dei sanitari sul territorio, evitando sprechi e migliorando l’efficacia delle cure direttamente a domicilio del paziente.
Sul tema della natura del servizio, la Lega rivendica il valore pubblico dell’iniziativa. La Regione investirà direttamente nella formazione professionale degli assistenti di quartiere, creando un albo dedicato. Barbisan sottolinea che il servizio prevede un sostegno pubblico attuato tramite contributi in conformità alla normativa statale, smentendo la tesi di una privatizzazione selvaggia.
L’obiettivo è creare un ecosistema evoluto definito “ospedale liquido”, dove la tecnologia e le nuove figure professionali lavorano in sinergia per una presa in carico proattiva dei cittadini. Barbisan conclude invitando l’opposizione a proporre soluzioni concrete invece di limitarsi a critiche che definisce sterili e demagogiche.
La polemica era esplosa ieri dopo le dichiarazioni di Carlo Cunegato, eletto nella circoscrizione di Vicenza, che aveva bollato il progetto come uno “specchietto per le allodole”. Per l’esponente di AVS, l’assistente di quartiere sarebbe una sorta di “quasi colf” pagata dalle famiglie e non dal pubblico, denunciando inoltre il rischio di svuotare la medicina territoriale a causa della carenza di infermieri.
Il progetto regionale, ispirato ai modelli di community care di Giappone e Svezia, resta dunque al centro di un aspro confronto politico. Se per la Giunta Stefani rappresenta una rivoluzione flessibile per anziani e non autosufficienti, per le opposizioni resta l’incognita sulla reale copertura economica e sulla distinzione tra assistenza sociale e sanitaria.


































