Autonomia del Veneto, nove anni dopo il referendum: le posizioni di Zaia, Stefani e consiglieri

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Autonomia differenziata del Veneto, aula del Consiglio regionale

Nel nono anniversario del voto consultivo del 2017, il presidente regionale e tre esponenti politici rilanciano il confronto su attuazione, ritardi e prospettive.

L’autonomia del Veneto torna al centro del dibattito politico nel nono anniversario del referendum consultivo del 22 ottobre 2017. Luca Zaia, Alberto Stefani, Renzo Lovat e Fabiano Barbisan Brescacin hanno diffuso interventi distinti, uniti dal richiamo alla partecipazione dei veneti e dalla richiesta di dare seguito al voto.

Il quadro istituzionale resta quello delineato dall’iter per l’autonomia pubblicato dalla Regione Veneto. Il tema ha attraversato negli anni il confronto su competenze e risorse, come mostrano le diverse posizioni sull’autonomia differenziata.

Zaia definisce il 22 ottobre una pietra miliare e ricorda la partecipazione sotto la pioggia, parlando di una pagina democratica da custodire. Stefani propone invece di legare la ricorrenza a dieci borse di studio per giovani, così da favorire ricerche e approfondimenti sul percorso autonomista.

Autonomia del Veneto, richieste e accenti diversi

Lovat, esponente di Szumski Resistere Veneto, usa toni critici e parla di nove anni di promesse tradite. Secondo il consigliere, il Veneto avrebbe il diritto di decidere maggiormente sul proprio futuro e l’anniversario dovrebbe servire a misurare la distanza tra il mandato elettorale e i risultati raggiunti.

Brescacin collega il tema anche alla competitività delle imprese e al dibattito sulla Zona economica speciale. La sua posizione è che il Veneto non abbia cambiato orientamento e che l’autonomia resti necessaria per cittadini e tessuto produttivo.

Le dichiarazioni arrivano da soggetti istituzionali e politici differenti e non coincidono sul giudizio del percorso compiuto. Zaia valorizza la memoria del referendum; Stefani propone una forma di partecipazione culturale; Lovat mette l’accento sui ritardi; Brescacin richiama le ricadute economiche.

Il referendum del 2017 ebbe natura consultiva e non attribuì direttamente nuove competenze. Il suo esito aprì però il mandato politico per la trattativa con lo Stato, poi intrecciata con la legge nazionale sull’autonomia differenziata e con il confronto sui livelli essenziali delle prestazioni.

Nel nono anniversario, l’autonomia del Veneto resta quindi un obiettivo rivendicato con argomenti diversi e un dossier ancora aperto. Le nuove prese di posizione chiedono di trasformare la ricorrenza in una verifica concreta dei passaggi compiuti e di quelli ancora necessari.