La richiesta di rinvio a giudizio (per i bandi per le mense ospedaliere, ndr) – scrive su FB nella nota che pubblichiamo Cristina Guarda, consigliere regionale Europa Verrde, con riferimento anche all’articolo su Il Corriere del Veneto del 13 gennaio 2023 di sotto riportato* – consolida i nostri dubbi sulla legittimità sulle procedure, ma Zaia non ha ancora risposto alla nostra interrogazione di aprile 2022.

La richiesta di rinvio a giudizio formalizzata dalla Procura della Repubblica di Padova rispetto alla contestata irregolarità degli appalti delle mense ospedaliere del Veneto è un primo elemento che comunque consente già di poter affermare, fatto salvo quanto sarà deciso dal Giudice per l’udienza preliminare, la prima fondatezza delle questioni e dei dubbi che, assieme da altri esponenti dell’opposizione in Consiglio regionale, ho avuto più volte segnalato nella scorsa legislatura e in quella in corso.

Lo afferma la Consigliera Guarda (Europa Vere) che in merito ricorda come “Da ultimo, l’11 aprile del 2022, alla notizia delle indagini avviate, assieme ai colleghi Baldin (M5S), Lorenzoni (GM) Ostanel (VCV)e Zanoni (PD) ho depositato un’interrogazione urgente per chiedere alla Giunta regionale di ragguagliare il Consiglio regionale, considerato che i fatti oggetto di indagine della Procura erano di particolare gravità, visto che riguardavano la corretta gestione e allocazione delle risorse pubbliche, la libera concorrenza nel mercato e l’interesse della pubblica amministrazione al libero e corretto svolgimento delle procedure.

Senza contare, oltretutto, le segnalazioni delle minoranze consiliari nel corso della precedente legislatura, ignorate specie quando la Giunta approvò un nuovo bando, nel 2019, di fatto ignorando le contestazioni dall’Autorità Nazionale Anticorruzione del 2018!

Ad oggi la domanda rivolta alla Giunta regionale ad aprile del 2022 resta senza risposta e la cosa non stupisce affatto, vista la bocciatura di una risoluzione del giugno 2019 presentata nella scorsa legislatura a prima firma del collega Ruzzante e sottoscritta da tutta l’opposizione, con cui si chiedeva alla giunta Zaia di impegnarsi nel solco di quanto affermato al tempo anche da ANAC alla corretta riedizione della gara per l’affidamento del servizio di mensa ospedaliera a favore delle Ulss venete.


*Dal Il Corriere del Veneto del 13 gennaio 2023

Sanità e appalti per le mense ospedaliere,la procura chiede il processo È la madre di tutte le inchieste Il contributoalla Fondazione Le «prove»sui test rapidi L’agentedei servizi segreti La ristorazionenegli ospedali

Indagati Mantoan, Simionato e Putin. Da lì i fascicoli che scuotono la politica

di Andrea Priante

Per la prima volta approda in un’aula di tribunale quella che, negli ambienti giudiziari, si è ormai guadagnata l’appellativo di «madre di tutte le inchieste» che in questi mesi stanno scuotendo politica e sanità del Veneto.

Il sostituto procuratore di Padova, Silvia Golin, ha infatti chiesto il rinvio a giudizio di otto persone, nell’ambito dell’indagine-monstre condotta tra il 2019 e il 2020 principalmente su due fronti: le presunte irregolarità nelle gare d’appalto per l’assegnazione del servizio di ristorazione negli ospedali del Veneto; e il contributo – «indebito», per l’accusa – che Azienda Zero avrebbe corrisposto a una Fondazione. Tra gli indagati compaiono il presidente di Serenissima Ristorazione (il colosso delle mense che serve scuole, aziende e Usl della nostra regione) Mario Putin, imputato per turbativa d’asta assieme al figlio Tommaso, all’ad Flavio Massimiliano Faggion, e ai vertici di un’altra ditta del settore, la Euroristorazione, con il presidente Giuliano Ongaro e l’amministratore delegato Carlo Ernesto Garbin. I dubbi della procura riguardano le procedure di gara adottate nel 2020 per l’appalto da 110 milioni, suddiviso in sei lotti. La Regione aveva inserito nel capitolato un vincolo per l’aggiudicazione massima di tre lotti: Serenissima si è aggiudicata quelli per gli ospedali di Padova, Rovigo e Venezia, mentre quelli di Treviso e Vicenza sono andati a Euroristorazione, le cui quote sono in mano a una controllata dalla stessa Serenissima. Secondo la pm, le due società avrebbero concordato le offerte, per poi dichiarare il falso affermando di averle formulate in autonomia.

Il secondo filone investigativo, invece, chiama in causa – per il reato di induzione indebita a dare e promettere utilità – l’ex capo della Sanità del Veneto, Domenico Mantoan (ora alla guida dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali); l’ex dg di Azienda Zero (e ora a capo dell’Usl di Rovigo) Patrizia Simionato; e Alessandra Stefani, dipendente dell’Usl di Vicenza in distacco alla «Fondazione scuola formazione di sanità pubblica» che – come spiega il sito istituzionale – è «emanazione diretta della Regione Veneto» e si occupa «dello sviluppo professionale e della crescita organizzativa dei professionisti» della nostra Sanità. Secondo l’accusa, Mantoan e Simionato avrebbero approfittato della loro posizione per corrispondere un contributo «aggiuntivo e non motivato» di 20mila euro alla Fondazione: si tratterebbe di un favore alla Stefani, amica del dirigente.

Tutti gli indagati respingono le accuse, con i difensori di Mantoan, gli avvocati Piero Longo e Anna Desiderio, che bollano il lavoro della procura di Padova come «particolarmente fantasioso». Si capirà di più l’1 febbraio, quando gli indagati compariranno davanti al giudice di Padova per l’udienza preliminare.

Di certo c’è che i sospetti sull’ affaire Serenissima erano emersi in seguito alla denuncia per diffamazione rivolta a un giornalista che aveva avanzato legittimi sospetti sull’assegnazione di quei bandi. Il massiccio impiego di intercettazioni telefoniche che hanno riguardato i vertici della Sanità, ha quindi prodotto una grande mole di materiale (si parla di otto faldoni con oltre 10mila pagine) alla quale hanno poi attinto altre importanti indagini. Materiale utile agli investigatori è confluito ad esempio nell’inchiesta sui test rapidi durante le fasi più turbolente della pandemia, che nelle scorse settimane ha scosso la politica regionale e che vede, tra gli indagati, la stessa dg Simionato (difesa dall’avvocato Alessandro Moscatelli) per le presunte irregolarità che portarono all’assegnazione delle forniture di tamponi da parte di Abbott. Non solo. Da lì sarebbe partita l’inchiesta, poi archiviata, sulle consulenze legali disposte da Azienda Zero. Ma anche quella per rivelazione del segreto d’ufficio (passata per competenza alla procura di Vicenza) che vede un agente dei servizi segreti sotto accusa per aver informato Mantoan di un’inchiesta che lo riguardava. Infine, parte del materiale avrebbe contribuito alla decisione di archiviare l’indagine che riguardava Carlo Cunegato, portavoce de «Il Veneto che vogliamo» e la sua collega Vania Trolese: erano stati querelati dal presidente Luca Zaia e da Azienda Zero per via delle critiche che avevano espresso nei confronti della gestione, da parte della Regione, della p rima fase della pandemia.