
Il Consiglio regionale del Veneto ha illustrato oggi la manovra di bilancio 2026-28 generando non poche reazioni negative delle minoranze, in particolare per quanto riguarda la “riallocazione di fondi” in alcuni settori: uno su tutti, la montagna.
La presentazione è avvenuta nella Prima commissione consiliare, presieduta da Andrea Tomaello, dove l’assessore al Bilancio Filippo Giacinti ha esposto i pilastri di una manovra che muove complessivamente 18,95 miliardi di euro.
Il cuore finanziario della Regione resta la sanità, a cui sono destinati poco più di 11,1 miliardi di euro del fondo regionale. La programmazione per il prossimo triennio prevede inoltre 110 milioni di euro per nuovi investimenti finanziati tramite ricorso al debito, destinati a capitoli strategici come la sicurezza idrogeologica, l’impiantistica sportiva e la mobilità stradale. Altri 2,58 miliardi derivano invece da assegnazioni statali e comunitarie, con un’attenzione particolare all’analisi dei fondi europei. Tra le pieghe del collegato alla legge di stabilità figurano stanziamenti per il sostegno alle piccole e medie imprese tramite i basket bond, il potenziamento delle medicine di gruppo integrate e la realizzazione del Data Center avanzato a Padova.
L’affondo del Partito Democratico: “Scelte ideologiche e tagli ai servizi”
Le opposizioni non hanno tardato a far sentire la propria voce, bocciando la continuità della Giunta Stefani con la precedente stagione di Luca Zaia. Secondo il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, la scelta di non toccare l’addizionale Irpef è una bandiera ideologica che viene pagata a caro prezzo dai cittadini attraverso il taglio dei servizi essenziali.
Manildo ha inoltre puntato il dito sulla gestione dell’Irap, sostenendo che le imprese venete continuino a essere penalizzate per ripianare i debiti generati dalla Pedemontana, un’opera che a suo dire continua a ipotecare il futuro della regione. Per il rappresentante dem, presentare come nuove risorse fondi già stanziati in passato è un gioco di prestigio contabile che non offre risposte strutturali ai territori più fragili.
Il “caso montagna”: stanziamenti reali o semplice partita di giro?
Il tema più caldo resta però quello legato ai 30 milioni di euro annunciati per le “Terre alte”. Per Alessandro Del Bianco, consigliere regionale del Partito Democratico, si tratta di un’illusione mediatica. Dopo aver interrogato ripetutamente la struttura tecnica dell’assessorato, Del Bianco ha evidenziato come non si tratti di euro aggiuntivi, bensì di una ricollocazione interna al Fondo sanitario regionale di somme già assegnate all’Ulss 1 Dolomiti e all’Ulss 7 Pedemontana. In sostanza, un’operazione contabile che non aggiungerebbe nulla alla dotazione effettiva dei servizi montani.
Sulla stessa lunghezza d’onda si è posto Riccardo Szumski (Resistere Veneto), che ha definito l’operazione come “pura cosmetica”. Pur concordando con l’assessore Dario Bond sulla necessità di cambiare la narrazione negativa della montagna, Szumski ha ribadito che i finanziamenti per i Livelli essenziali di assistenza (Lea) nelle aree montane erano già presenti nei passati bilanci e che la Giunta si starebbe limitando a una partita di giro da ragioneria.
Secondo il consigliere, la montagna non può essere un capitolo marginale risolto con spostamenti di capitoli, ma necessita di servizi reali e opportunità concrete che vadano oltre la propaganda degli annunci.




































