Borse di prossimità? Misura propagandistica e ricattatoria. La Rete degli Studenti Medi del Veneto contro la proposta del Presidente Stefani

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borse di prossimità per studenti veneti

Non piace alla Rete degli Studenti Medi del Veneto l’ipotesi delle borse “di prossimità”, borse di studio vincolate alla scelta di rimanere a lavorare in Veneto dopo la laurea, che il presidente della Regione Alberto Stefani, al tavolo di coordinamento con le Università del territorio, ha presentato come possibili misure per trattenere in regione le giovani generazioni. La proposta ha incassato il no immediato da parte studentesca: UDU (Unione degli Universitari) di Padova, Verona e Venezia, così come la Rete degli Studenti Medi del Veneto, la giudicano profondamente sbagliata e propagandistica.

“Ancora una volta – si legge in un comunicato diffuso dalla Rete – la Regione dimostra di non voler affrontare seriamente il tema del diritto allo studio e delle condizioni materiali di vita di studenti e studentesse, a partire da chi oggi è già escluso dai servizi essenziali.”

C’è da ricordare poi che in Veneto si ripete periodicamente il problema della mancanza di fondi per le borse di studio, i numeri riportati dalla Rete degli Studenti Medi sono chiari: “Ci sono circa 4000 studenti idonei non beneficiari di borsa di studio. Davanti a questi numeri, parlare di nuove borse vincolate a future scelte lavorative appare come una presa in giro”. Insomma, prima di inventare strumenti nuovi, la Regione dovrebbe garantire la copertura totale delle borse di studio già previste. Senza contare, aggiungono gli Studenti Medi, che il diritto allo studio non può essere subordinato “né a ricatti né a obblighi di permanenza sul territorio, il sostegno economico deve essere garantito senza condizioni”. Insomma, le borse di prossimità rappresentano un precedente pericoloso. “Se davvero si vuole parlare di futuro e di contrasto alla fuga dei giovani, servono politiche strutturali, non incentivi condizionati. Servono città a misura di giovani, con trasporti accessibili, affitti sostenibili, spazi di socialità, servizi adeguati e opportunità concrete”.

A proposito di questo, denuncia ancora il comunicato degli studenti Medi, migliaia di studenti continuano a restare esclusi anche dai servizi minimi. “Chiediamo la copertura immediata di tutte le borse di studio e che venga garantito almeno l’accesso ai pasti in mensa ESU a chi oggi ne è escluso. Senza queste risposte, parlare di “trattenere i talenti” è pura retorica. La vera ragione per cui il Veneto continua a perdere giovani è semplice: non ne garantisce i diritti.”

In conclusione, gli studenti invitano il Presidente Stefani e la Regione Veneto ad ascoltare realmente i giovani, a capire quali siano le loro reali necessità e le condizioni che devono vivere ogni giorno, se vogliono davvero investire nelle nuove generazioni. “Come rappresentanze studentesche, siamo pronti a farci sentire e a mobilitarci.”