
Oggi è quel giorno: il famigerato, oscuro, spaventoso Blue Monday, creato dal marketing per farci sentire tutti sfigati in serie, come protagonisti di un film drammatico che nessuno ha scelto di vedere. Ma niente panico: oggi cuciniamo un brodo stregato talmente potente che il Blue Monday non avrà più scampo. Procuratevi un pentolone, una bacchetta magica (o un cucchiaio di legno, se siete poveri), e lasciatevi guidare dalla magia.
Blue Monday: Il brodo stregato è l’antidoto
Ingredienti:
- Due chili di risate esplosive, quelle che ti fanno cadere dalla sedia e dimenticare il mondo esterno.
- Tre tazze di meme assurdi, inclusi gatti con cravatte e politici che ballano: essenziali per il sarcasmo terapeutico.
- Un litro di ironia tagliente, capace di tagliare la tristezza come una spada di luce.
- Cinque pizzichi di cinismo leggero, giusto per ricordarsi che l’universo non sa nemmeno che siamo qui.
- Tre cucchiai di ricordi d’infanzia felici, tipo il primo gelato caduto per terra… ma ridendoci sopra.
- Un bicchiere di musica che fa muovere i piedi, possibilmente quel brano che ti fa cantare stonatissimo sotto la doccia.
- Due dita di caffeina pura, per sentirsi pronti a sfidare persino la burocrazia e la fila al supermercato.
Preparazione:
Versate tutti gli ingredienti nel pentolone della vostra mente. Mescolate lentamente, girando in senso antiorario e cantando una canzone senza senso. Lasciate sobbollire fino a quando il brodo non cambia colore – può diventare viola psichedelico: non importa, è tutto normale. Aggiungete un sorriso per ogni minuto e, se volete davvero esagerare, il pianto di Trump di sottofondo.
Modalità di consumo:
Bevetelo a piccoli sorsi, ma con entusiasmo.
Il Blue Monday, sebbene nato come strumento di marketing nel 2005 per vendere viaggi e prodotti “anti-depressivi”, ci offre l’occasione di riflettere sul rapporto tra emozioni e cultura contemporanea. Come osservano filosofi e sociologi, la tristezza non è mai un fenomeno esclusivamente individuale: essa è mediata dai contesti sociali, economici e culturali in cui viviamo (Slaby & Stephan, 2008; Hochschild, 2012). Nel caso del Blue Monday, il marketing ha istituzionalizzato la malinconia, trasformandola in un rito collettivo annuale, creando un terreno fertile per la mercificazione delle emozioni.
Il brodo stregato descritto nell’articolo con risate esplosive, meme assurdi e ironia tagliente, diventa allora un rituale antidotico contro la tristezza prescritta. Filosoficamente, possiamo leggere questo approccio attraverso la lente dell’esistenzialismo: autori come Kierkegaard o Camus suggerirebbero che la consapevolezza della nostra finitezza e della nostra condizione paradossale nell’universo non deve portarci al nichilismo, ma alla creazione di senso attraverso le piccole gioie quotidiane, anche ironiche. Ridere, creare meme, ballare sotto la doccia diventano così atti di resistenza esistenziale contro una narrativa dominante che ci vuole tristi e impotenti.
Gli studi sociali sul consumismo evidenziano un ulteriore strato. Ricercatori come Juliet Schor (2000) mostrano come la società dei consumi abbia trasformato la tristezza in occasione commerciale: il sentirsi giù è immediatamente codificato come bisogno di acquistare qualcosa, dalla vacanza “riparatrice” al gadget tecnologico. Il brodo stregato, con ingredienti immateriali, come risate, ricordi, musica, contrasta questo paradigma, proponendo un antidoto basato su esperienze simboliche, condivise e creative, piuttosto che sul consumo materiale. È un invito a risignificare le emozioni, sottraendole all’economia del marketing.
































