La legalizzazione della cannabis, terapeutica e ricreativa, è un torrente in piena che scorre nonostante covid, guerra e crisi di ogni tipo –  si legge nella nota di Aduc (qui altre note dell’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori su ViPiu.it, ndr) –. E’ un sogno di libertà che viene da lontano (1) e che è realtà, scavalcando steccati ideologici e abbracciando persone ed istituzioni: libertà e responsabilità dell’individuo sono motore per il futuro.

In Italia, Paese mai brillante e innovatore per le libertà, siamo in ritardo (2), ma il centro del mondo è altrove e ne seguiremo le orme.

Nel frattempo, lì dove è legale e nel resto del Pianeta (di cui fanno parte anche gli italiani curiosi e viaggiatori) il mondo della cannabis si afferma e guadagna i suoi spazi.

 

Legalizzazione e turismo

Il turismo della cannabis esiste da molti anni, sebbene fosse un settore essenzialmente non regolamentato da operatori turistici e nuove aziende che, lì dove è legale, la producono e distribuiscono.

Per decenni gli appassionati di cannabis si sono riversati nelle principali destinazioni internazionali del turismo (3) di questo tipo come Giamaica, Thailandia, Spagna e Amsterdam e, di recente, alcuni Stati Usa e Canada. Non era un segreto che persone di tutto il mondo potessero facilmente trovare cannabis in quelle zone e la gente del posto era sempre contenta di fornire i propri servizi.

L’intero settore turistico, non solo quello della cannabis, ha fatto del suo meglio per affrontare la pandemia in corso, anche se sono stati un paio d’anni difficili. Questo però non ha condizionato le politiche di riforma delle legislazioni e le nuove attività industriali legate alla marijuana: tante novità ci sono state in questi anni.

I diversi tipi di turismo della cannabis

Il turismo della cannabis ha ruotato principalmente sull’acquisizione di questa erba, magari in luoghi lontani, in cui unire il dilettevole al dilettevole. Per le persone che vivevano in Paesi in cui l’erba era illegale, la semplice possibilità di acquistarla facilmente durante un viaggio era sufficiente per invogliarle a scegliere una specifica destinazione, piuttosto che un’altra.

Oggi, per questa tipologia di turismo, anche se l’erba rimane al centro delle proprie scelte, ci sono le condizioni per andare anche oltre lo specifico prodotto. Se si riesce ad organizzare i turisti senza pensare alla cannabis, altrettanto si può fare includendovi anche l’erba: basta volerlo, avendo disponibilità e curiosità mentale per farlo.

Proprio come ci sono i tour delle cantine, ora ci sono quelli delle coltivazioni di cannabis e i tour delle strutture dove è possibile consumare o anche solo acquistare. In Paesi in cui la marijuana è legale da tempo sono popolari terme e centri benessere, resort e strutture con servizi a base di cannabis come massaggi e bagni con olio di cannabis.

Club di cannabis sono popolari in luoghi come la Spagna e il “modello di club” sta iniziando a comparire lì dove le leggi in materia vengono riformate.

Malta (4) è diventata il primo paese a legalizzare la cannabis ricreativa in Europa alla fine dell’anno scorso e il suo modello di legalizzazione ruoterà in gran parte attorno ai cannabis club che, probabilmente, avranno successo tra i turisti.

NOTE

1 – dall’Illuminismo all’abolizione del proibizionismo sull’alcool nel secolo scorso in Usa

2 – la legalizzazione ricreativa è solo rimandata per responsabilità dei parrucconi della Corte costituzionale di Giuliano Amato (https://droghe.aduc.it/articolo/diritti+fondamentali+lezione+amato_34011.php), mentre quella terapeutica (legale dal 2006) batte il passo con malati costretti a procedimenti giudiziari per potersi curare

3 – nota

4 – nota

François-Marie Arouet – Aduc