
(Adnkronos) –
La crisi in Medio Oriente avrà impatti diretti su prezzi e listini al dettaglio in una moltitudine di comparti, dagli alimentari alle bollette energetiche, passando per trasporti e turismo e arrivando ai mutui, ma per capire il reale peso della crisi in atto occorrerà attendere le prossime settimane e la risposta dei mercati ai nuovi scenari che si delineeranno. Lo afferma il Codacons, che ricorda come esistano già oggi strumenti normativi che il governo può utilizzare per limitare gli effetti negativi della crisi sui prezzi al dettaglio.
Al momento il pericolo maggiore è rappresentato dai carburanti – spiega l’associazione – I repentini rialzi del petrolio e dei listini alla pompa, infatti, comportano maggiori costi di trasporto per la merce venduta in negozi e supermercati, a partire dai generi alimentari, e influiscono anche sulle tariffe dei servizi legati ai trasporti, come ad esempio i biglietti aerei. E proprio il comparto aereo, chiamato a recuperare le pesanti perdite subite in questi giorni a causa delle limitazioni al traffico, potrebbe ricorrere ad un incremento generalizzato delle tariffe praticate ai consumatori, con conseguenti rincari a cascata nel settore dei viaggi.
Più complesso il caso delle bollette luce e gas – avvisa il Codacons – Chi ha un contratto a prezzo variabile potrebbe presto vedere salire le tariffe delle proprie forniture, con ripercussioni pesanti anche per le attività produttive che scaricheranno i maggiori costi energetici sui prezzi finali dei prodotti. Possibili conseguenze anche sul fronte dei mutui: in caso di una risalita dell’inflazione la Bce, come già accaduto in passato, opterà per un aumento dei tassi, con rate più pesanti a carico di chi ha acceso un finanziamento. Per capire meglio la situazione attuale il Codacons fa un esempio pratico: qualora la crisi in Medio Oriente dovesse impattare sul tasso di inflazione nella misura del +1%, la spesa annua di una famiglia con due figli salirebbe (a parità di consumi) di +457 euro, aggravio che andrebbe ad aggiungersi all’inflazione già in atto in Italia (+1,1% quella acquisita nel 2026 secondo l’Istat) con un conto totale per lo stesso nucleo preso in esame da +959 euro annui.
Il governo tuttavia dispone già di strumenti per limitare almeno in parte il peso della crisi in atto, svela oggi il Codacons. Al di là delle richieste farlocche di alcune associazioni che invitano ad usare soldi pubblici per ridurre la tassazione su bollette e carburanti, è possibile ricorrere alle 'accise mobili' come stabilito dal decreto n. 5/2023 che, semplificando una misura già introdotta con la Finanziaria del 2008, consente al governo di utilizzare l’extra-gettito Iva garantito dai rincari dei carburanti per ridurre le accise su benzina e gasolio, mantenendo così sotto controllo i prezzi finali alla pompa. In particolare in base a tale decreto il Mef, di concerto col Mase, adotta il provvedimento di riduzione delle accise se i prezzi dei carburanti aumentano, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento espresso in euro indicato nell'ultimo Def o nella Nota di aggiornamento presentati alla Camera.
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