
L’associazione MovimentiAMOci Vicenza interviene sul caso del bimbo di 8 anni al centro di un procedimento tra genitori separati. Contraria all’ipotesi di invio in comunità, richiama il principio del superiore interesse del minore, la necessità di accertamenti rigorosi e i rilievi della Commissione parlamentare sulla violenza domestica.
«Sarebbe un grande errore mandare quel bimbo in comunità». Con queste parole l’Associazione MovimentiAMOci Vicenza, impegnata nella tutela dei diritti dei minori e delle madri nei procedimenti di separazione, interviene sulla vicenda giudiziaria che coinvolge un bambino di 8 anni conteso tra i genitori.
Bimbo conteso, Natoli ( MovimentiAMOci) contro invio in comunità
L’associazione, guidata dalla presidente Emanuela Natoli, esprime dissenso rispetto all’ipotesi di allontanamento del minore dal contesto materno e richiama la necessità di applicare «rigore giuridico e centralità del superiore interesse del minore».
Nel dibattito pubblico, osserva MovimentiAMOci, viene evocato il tema della PAS (cosiddetta alienazione parentale), senza tuttavia un esplicito confronto con la giurisprudenza della Corte di Cassazione, che ha più volte sottolineato come le decisioni giudiziarie debbano fondarsi su un accertamento concreto dei fatti e non su costrutti teorici non riconosciuti come categoria diagnostica autonoma.
L’associazione evidenzia inoltre come il riferimento a presunte “accuse false” non risulti supportato, allo stato, da un accertamento giudiziale definitivo. In assenza di un dibattimento concluso o di una sentenza passata in giudicato, tali affermazioni – sottolinea – restano prospettazioni difensive.
Particolare attenzione viene posta sulle misure di allontanamento, definite strumenti eccezionali che l’ordinamento consente solo in presenza di comprovata necessità. La giurisprudenza nazionale e sovranazionale ha ribadito che l’allontanamento di un minore dal proprio ambiente di vita rappresenta una misura di estrema gravità, giustificabile solo nel rispetto del principio di proporzionalità.
MovimentiAMOci richiama anche le risultanze della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere (Doc. XXII-bis n. 4), che ha evidenziato criticità nei tribunali civili, tra cui la scarsa rilevazione dei casi di violenza domestica nei procedimenti di separazione e carenze formative tra avvocati e professionisti coinvolti.
L’associazione cita inoltre la sentenza Talpis c. Italia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che richiama gli Stati a garantire che i meccanismi di protezione funzionino «in pratica e non solo in teoria», evitando che i diritti dell’aggressore prevalgano su quelli delle vittime.
«Le vicende che riguardano bambini – conclude Emanuela Natoli – richiedono prudenza, accertamenti rigorosi e il pieno rispetto del superiore interesse del minore».
































