Caso Kaabouri a Thiene, Rifondazione comunista: «Chi sta con la Palestina non si tocca, centrosinistra complice della destra»

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Alaeddine Kaabouri Thiene
Alaeddine Kaabouri

Dopo la revoca delle deleghe al consigliere Alaeddine Kaabouri, Rifondazione comunista Vicenza accusa il sindaco Michelusi e il centrosinistra di essersi piegati alle pressioni della destra, criminalizzando la solidarietà al popolo palestinese.

La revoca delle deleghe al consigliere comunale Alaeddine Kaabouri da parte del sindaco di Thiene Gianantonio Michelusi continua a suscitare reazioni politiche forti. Dopo le polemiche sollevate dalla destra, arriva ora una presa di posizione durissima di Rifondazione Comunista – Federazione di Vicenza, che difende senza esitazioni il consigliere e accusa il centrosinistra di aver scelto la strada dell’allineamento e della resa.

Secondo Rifondazione, Kaabouri, finito nell’occhio del ciclone per alcune dichiarazioni a favore di Mohammad Hannoun – il presidente dell’Associazione dei palestinesi in Italia finito in manette nell’ambito di un’indagine su presunti finanziamenti ad Hamas , è stato colpito esclusivamente per aver affermato che la solidarietà al popolo palestinese non può essere condannata. Una posizione che, per il partito, rappresenta un atto di libertà politica e umana, trasformato invece in un capo d’accusa da un’offensiva coordinata della destra, dalla Lega a Fratelli d’Italia, fino a esponenti nazionali come il deputato leghista Pretto.

Se l’attacco della destra viene definito “coerente con il suo DNA politico”, ciò che Rifondazione considera inaccettabile è il comportamento del sindaco Michelusi. Il primo cittadino, invece di difendere un consigliere descritto come attivo e impegnato soprattutto sulle politiche giovanili, avrebbe scelto di revocargli le deleghe in nome di una presunta “unità di intenti”. Un’unità che, per Rifondazione, non è con i valori dell’antifascismo, della solidarietà internazionale e della libertà di espressione, ma con le posizioni della destra.

Nel comunicato si sottolinea anche la tempistica della decisione: la revoca è arrivata subito dopo l’invito a un confronto con Kaabouri, previsto per il 2 gennaio, rendendo quel dialogo, secondo Rifondazione, puramente formale e privo di reale volontà di ascolto.

Il giudizio politico è netto: il centrosinistra locale viene accusato di pavida acquiescenza, di aver sacrificato un proprio consigliere per evitare lo scontro, finendo così per legittimare una narrazione che equipara la solidarietà al terrorismo e la resistenza alla criminalità. Una scelta definita come un grave errore politico e morale, che rende il centrosinistra corresponsabile del clima di repressione del dissenso.

Rifondazione comunista ribadisce infine la propria solidarietà politica e umana ad Alaeddine Kaabouri, indicandolo come esempio di opposizione coerente e coraggiosa, e rivendica con forza la propria collocazione: dalla parte della Palestina, di chi resiste e di chi non abbassa la testa, contro l’ipocrisia del centrosinistra e la violenza politica della destra.