Caso Miteni e Pfas, CoVePa: “Cinque punti poco chiari sulla vicenda”

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Pfas Miteni caso
Pfas Miteni

Il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa (CoVePa) rilancia sul Caso Miteni e l’inquinamento da Pfas.

“Le recenti rivelazioni dei media sul caso Miteni – dice il portavoce Massimo Follesa – ci dicono alcune cose importanti.

Uno, lo smantellamento della Miteni, il decommissioning, è tutt’altro che completato perché l’inquinamento legato alla fase di dismissione è ancora lì: per non parlare dell’inquinamento madre della fabbrica del quale ancora poco si sa.

Due, non c’è certezza sui costi per lo smaltimento dei materiali inquinanti connessi al decommissioning.

Tre non ci sono certezze sui costi della bonifica perché poco chiari sarebbero gli obblighi in capo alla ditta fallita e ai subentranti.

Quattro, ci sono incognite a non finire sui costi della batteria di pozzi che mitiga la contaminazione che la Miteni continua ad infliggere alla falda e ai territori che fra Veronese, Vicentino, Padovano, Rodigino e Veneziano, poco o tanto sono interessati al l’inquinamento.

Cinque, una bonifica completa e reale del sottosuolo e delle prossimità dei suoli della Miteni sembra una missione impossibile: anche perchè anni fa il Comune di Trissino ha ben pensato di permettere alla Koris, società del gruppo Marzotto, di realizzare una maxi speculazione edilizia a fianco della fabbrica. Guarda caso su quei terreni che oggi andrebbero carotati per saggiarne lo stato di contaminazione”.

Il CoVePa, dunque, lancia un allarme: “Se a fronte di tutto ciò in valle dell’Agno qualche mente malata ambisse a trasformare il comparto attorno alla Miteni e alla Koris in un centro commerciale, magari perché lì vicino ci passa la Pedemontana, saremmo alla farsa”.

Infine, un appello: “La magistratura ha l’obbligo di vigilare in tal senso. Già molto da dire ci sarebbe sul tribunale di Vicenza in merito a certe scelte discutibili in capo alla procedura fallimentare, a partire, come detto, dalla identificazione degli oneri di bonifica. Ora è bene che anche la procura faccia la sua parte per evitare alcuni scivoloni del passato”, conclude Follesa.

(cliccando qui puoi consultare una vasta rassegna di articoli sul caso Pfas)