
Consiglio provinciale affollato sul progetto Silva nell’area ex Safond a Montecchio Precalcino. Nessuna data per la conferenza decisoria. La Provincia ribadisce rigore ambientale, i comitati chiedono prevenzione e una scelta politica chiara.
Si è svolto oggi, lunedì 26 gennaio 2026, a Palazzo Nievo, un consiglio provinciale molto partecipato, con oltre un centinaio di cittadini presenti, dedicato in apertura alla domanda di attualità sul progetto Silva nell’area ex Safond di Montecchio Precalcino. Una presenza ampia e trasversale, definita da molti un segnale concreto di cittadinanza attiva e di attenzione diffusa verso una vicenda che tocca temi sensibili come ambiente, salute e risorsa idrica.
Silva-ex Safond: Provincia e comitati a confronto
Nel corso della discussione sono intervenuti il presidente della Provincia di Vicenza, Andrea Nardin, il consigliere provinciale con delega all’Ambiente Filippo Negro e il dirigente dell’area tecnica, ingegner Filippo Squarcina. Il presidente Nardin ha risposto alla domanda di attualità presentata dai consiglieri di minoranza Mattia Pilan, Marco Guzzonato, Enrico Storti, Carlo Gecchelin, Massimo Zulian e Diego Zaffari, quest’ultimo sostituito nella seduta odierna dal neo consigliere Roberto Campagnolo.
Elemento centrale emerso dal confronto è che, ad oggi, non è stata fissata alcuna data per la prossima Conferenza dei servizi chiamata a esprimere il parere definitivo sul progetto. Lo ha chiarito Squarcina, spiegando che le integrazioni progettuali richieste al proponente alla fine di dicembre sono pervenute solo venerdì 23 gennaio e sono ora in fase di trasmissione ufficiale al Comune di Montecchio Precalcino, che dovrà valutarne l’adeguatezza e formulare le proprie osservazioni.
Il presidente Nardin ha voluto ribadire con forza la linea dell’ente: «La nostra attenzione verso l’area ex Safond nasce da una cultura della tutela ambientale che questa Provincia ha dimostrato con i fatti. La tutela dell’ambiente e, in particolare, della risorsa idrica non sono negoziabili». Nardin ha richiamato l’impegno profuso nel caso Miteni, ricordando come la Provincia si sia costituita parte civile in quello che è stato definito il più grave inquinamento idrico degli ultimi decenni, lavorando a fianco dei comitati e delle Mamme No Pfas per l’individuazione delle responsabilità e arrivando a una sentenza storica. «Lo stesso rigore – ha aggiunto – viene applicato oggi all’area ex Safond. Il confronto con i comitati è uno stimolo a non abbassare la guardia».
Parole di rassicurazione sono arrivate anche dal consigliere delegato Filippo Negro, che ha sottolineato come la struttura tecnica provinciale e il Comitato Via possano contare su competenze elevate e su una gestione della procedura improntata al massimo rigore, con l’obiettivo prioritario della tutela del corpo idrico e della sicurezza ambientale.
Sul piano procedurale, Squarcina ha precisato che è in corso una valutazione giuridica sulla possibilità di sospendere l’iter autorizzativo, anche in attesa che la Regione Veneto completi la perimetrazione delle aree di salvaguardia dei pozzi idropotabili. Una verifica necessaria, è stato spiegato, per evitare decisioni esposte a contenziosi e per garantire solidità amministrativa a ogni eventuale scelta.
Accanto alla posizione istituzionale, il Comitato Tuteliamo la Salute ha ribadito la propria lettura critica. Secondo il Comitato, la vicenda Silva–ex Safond non può essere ricondotta a una questione esclusivamente tecnica. «La tutela di territorio e salute – è stato sottolineato – chiama in causa inevitabilmente la politica, che deve assumersi la responsabilità di una scelta». Anche un progetto eventualmente avanzato dal punto di vista tecnologico, viene osservato, risulterebbe comunque collocato nel luogo sbagliato, in un’area già fragile e segnata da criticità ambientali.
Dal Comitato arriva anche un richiamo alla prevenzione: nel caso Miteni si è intervenuti dopo il disastro, mentre oggi esiste la possibilità di evitare un nuovo rischio. I cittadini, forti di esperienze passate legate ai PFAS e ad altri episodi di inquinamento nel territorio vicentino, rivendicano il ruolo di “sentinelle dell’ambiente” e chiedono controlli rigorosi e bonifiche dell’esistente, piuttosto che l’aggiunta di nuove pressioni su un contesto già compromesso.
In chiusura di seduta, Nardin ha affermato che verificherà se sussistano le condizioni normative per una sospensione dell’iter Silva e che, qualora ciò fosse possibile, la Provincia procederà in tal senso. Un’affermazione che, secondo il Comitato Tuteliamo la Salute, segna una cautela maggiore rispetto a dichiarazioni rilasciate nei giorni precedenti e che mantiene aperta una partita ancora tutta da giocare.
In aula erano presenti rappresentanti del Comitato Tuteliamo la Salute, della Rete Zero Pfas Veneto, cittadini provenienti da Villaverla, Montecchio Precalcino, Dueville e Sarcedo, amministratori locali di maggioranza e minoranza, esponenti di diversi partiti politici e il consigliere regionale Carlo Cunegato. Un quadro che restituisce la dimensione pubblica e territoriale di una vicenda che, per molti, non riguarda solo un singolo progetto, ma il modello di tutela ambientale che la provincia di Vicenza intende adottare per il proprio futuro.

































