
Il capogruppo di Resistere Veneto in Consiglio regionale, Riccardo Szumski, critico con le novità emerse di recente su introiti e costi della Superstrada Pedemontana Veneta. Sul tema, nei giorni scorsi, si era registrata anche la posizione dura del Pd, con il capogruppo Giovanni Manildo che ha preannunciato un formale accesso agli atti.
Al centro dell’attenzione, anche per Resistere Veneto, l’esborso da 54 milioni di euro per coprire i mancati ricavi da pedaggi che peserà sui cittadini:
“Ha ragione la presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, quando dice che sulla Pedemontana Veneta ‘è giusto e doveroso tenere sotto controllo i costi’, ma purtroppo i costi li sappiamo già: oltre 50 milioni per coprire i mancati ricavi dai pedaggi che devono essere presi dalle casse della Regione e dalla Cav, ovvero dalle tasche dei veneti. Quindi la presidente Carron sposta i termini del ragionamento e sbaglia di grosso. I confindustriali vedono il lungo periodo, anche perché nel frattempo le responsabilità si diluiscono, ma i cittadini devono già da oggi accollarsi un debito che starà sul loro groppone almeno fino al 2060”.
Szumski aggiunge: “Non ho nulla da dire sulla indispensabilità di infrastrutture stradali, e anche più sostenibili per il territorio, ma visto il sempre alto entusiasmo di certe categorie, anche sulla Valdastico Nord, mi sento di invitare caldamente tutti ad analizzare meglio la sostenibilità progettuale e finanziaria delle opere.
Si distolgono risorse dalla Sanità e dall’assistenza – che sono il perno dell’attività della Regione – e si costringono le generazioni future a smaltire debiti per i decenni a venire. Anche per la ipotizzata Valdastico Nord, come per la Pedemontana, non vorremmo che dai 5 miliardi di progetto si passasse al doppio o più. Ci si inventa parole come pettini di collegamento per dire sempre più strade, ma bisogna pensare che le risorse pubbliche vanno gestite con oculatezza.
Un imprenditore quando realizza investimenti è attento al costo complessivo e non comincia a produrre tagliando gli stipendi ai dipendenti. La Regione è simile: non può finanziare opere utilizzando risorse che si procura tagliando servizi essenziali ai cittadini”.


































