Banche Venete e recupero crediti: l’AD di Amco Munari fa il punto in Commissione d’inchiesta

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Andrea Munari, amministratore delegato di Amco, è stato sentito ieri in Senato nella Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, toccando anche il tema dei crediti deteriorati delle banche venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Il Corriere del Veneto, oggi in edicola, riporta alcuni particolari dell’audizione presieduta dal parlamentare vicentino Pierantonio Zanettin (Fi).

“Occasione per un quadro dell’attività, dopo otto anni, a partire dai dati. Rispetto ai 16,7 miliardi di valore lordo del 2018 (9 giunti dalla liquidazione di Bpvi, 7,7 da quella di Veneto Banca) Amco ha registrato incassi per 4,8 miliardi: 2,6 dal patrimonio Vicenza e 2,2 da quello di Veneto Banca e il patrimonio gestito è sceso nel 2025 a 10,6 miliardi. I recuperi variano tra 500 e 700 milioni l’anno, con tassi annuali tra il 4% e il 5% del patrimonio gestito totale.

Tasso che torna in recupero nel 2025, dopo il picco 2022 e la discesa nei due anni successivi. In linea con il cambio di linea nella gestione di Amco, imposto da Munari: «Dal 2023 non abbiamo più comprato portafogli crediti e, anzi, abbiamo iniziato a venderli, per cercare di valorizzare quel che avevamo in casa. Un conto era la strategia alla nascita di Amco, con lo Stato che interviene perché nessun altro allora era pronto, un’altra l’altra attività che oggettivamente non era necessaria».

Così il patrimonio in gestione, salito a 34 miliardi nel 2020 e a 36,4 nel 2022, è tornato a scendere, con un dato atteso nel 2025 a 29. «Abbiamo fatto bene, possiamo anche fare meglio – è lo slogan dettato dal manager -. Anche perché questi asset strutturalmente più passa il tempo e più si deteriorano. Abbiamo avviato una strategia per aumentare la liquidazione degli asset», con la riduzione delle società esterne a cui erano affidati parte dei recuperi, da 17 a 7. «Quando sono arrivato in Amco, abbiamo fatto una maxi-svalutazione – ha aggiunto l’ad -. Emergeva che, fatto cento il numero di pratiche, noi ne avevamo esaminate solo 20»”.

«Avvocati dei debitori segnalano che, specie dopo le cessioni, si perdono gli interlocutori – ha detto Zanettin – salvo vedere gli interessi sulle posizioni lievitare». «È tra i motivi per cui abbiamo interrotto l’acquisto crediti: la struttura di Amco non era in grado di far fronte alle richieste – ha replicato senza reticenze Munari -. Succedeva che mandavamo una lettera a un debitore; peccato che questo signore chiamava, ma non trovava nessuno. All’inizio era anche complicato: abbiamo avuto 240 mila posizioni ed eravamo pochi».

E ancora, Munari: «Quest’anno abbiamo cambiato radicalmente il modo in cui contattiamo i clienti. Crediamo che nei prossimi 3-4 mesi i debitori che ci chiamano troveranno soddisfazione. Il punto spesso non riguarda il credito, ma questioni come la mancata cancellazione delle ipoteche. È terribile, non va bene. Mi devo scusare con i debitori».

Munari ha indicato un altro cambio operativo: «Oltre a recuperare in modo più efficace ed efficiente il capitale messo dallo Stato, ed era tanto, cerchiamo di riportare i debitori in bonis, valutando anche le capacità di restituzione. Questo ha molto agevolato la liquidazione di molti asset delle venete».

Succede per i privati, dove Amco ha venduto un portafoglio di mutui residenziali tornati in bonis, ma anche per le imprese: «Pasta Zara è stato un caso abbastanza eclatante, come Grandi Molini Italiani – ha chiuso l’ad -. È giusto salvare l’imprenditoria, se però le cose sono fatte in un certo modo».

AMCO – Asset Management Company (fino al 18 settembre 2019 Società per la Gestione di Attività – S.G.A.) è una società italiana che opera nel settore finanziario, in particolare nel settore della gestione e del recupero di crediti deteriorati del gruppo Ministero dell’economia e delle finanze. La società svolge un ruolo centrale nelle dinamiche di risanamento del sistema bancario nazionale, gestendo portafogli di sofferenze e incagli con l’obiettivo di massimizzare il valore degli asset per lo Stato.