
Valbruna, con i suoi stabilimenti di Vicenza e Bolzano, rimane uno dei fronti caldi della crisi che sta colpendo duramente il settore metalmeccanico. Il polo siderurgico è infatti citato nel recente e allarmante rapporto della Fim Cisl come una delle vertenze chiave in un panorama nazionale che vede oltre 115 mila lavoratori coinvolti nelle crisi di comparto, con un incremento di quasi 12 mila unità rispetto allo scorso anno.
Secondo i dati diffusi dal sindacato, l’emergenza ha ormai raggiunto dimensioni paragonabili all’intera popolazione di città come Pescara o Siracusa.
Il Veneto, insieme a Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, si conferma tra le regioni più colpite a causa dell’alta densità industriale. Il quadro delineato dalla Fim Cisl è trasversale: dalla siderurgia, dove pesano l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, fino all’automotive, pesantemente condizionato dalla crisi geopolitica e dai dazi.
Nel vicentino e in tutto il Nordest, l’attenzione è alta non solo per le acciaierie, ma per l’intero indotto automobilistico. Il rapporto evidenzia come nel 2025 il gruppo Stellantis abbia visto la produzione scendere sotto le 380 mila unità (-24,5%), trascinando con sé una galassia di piccole e medie imprese della componentistica che impiegano oltre 256 mila lavoratori a livello nazionale.
Ferdinando Uliano, segretario generale Fim, ha lanciato un monito chiaro: “Il nostro Paese ha bisogno di politiche industriali che rimettano la questione industriale al centro delle risposte economiche”. Uliano ha inoltre fissato la data del 28 febbraio come termine ultimo per ricevere risposte dal Governo su vertenze storiche come l’ex-Ilva, citando anche le situazioni critiche del polo ex-Lucchini a Piombino e la cessione della Magona.
La crisi non risparmia nemmeno i comparti della termomeccanica e dell’elettrodomestico, settori pilastro dell’economia, che soffrono la deindustrializzazione strisciante del continente europeo. In assenza di interventi strutturali, conclude il sindacato, il rischio è che il declino produttivo diventi una realtà irreversibile per l’intero sistema Paese.


































