Crisi Pronto Soccorso, interrogazione in Consiglio Comunale di Vicenza: “Servono risposte dall’Ulss 8 e dalla Regione”

E Rifondazione Comunista accusa: "Altro che eccellenza, la Sanità Veneta è un sistema che sfrutta e privatizza"

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Lo stato di agitazione proclamato dal personale delle Unità Operative di Pronto Soccorso dell’ULSS 8 Berica, dovuto alla situazione sempre più complessa da gestire, con turni massacranti, personale medico in fuga e la qualità dell’assistenza che inevitabilmente peggiora, ha suscitato attenzione e solidarietà da parte delle forze politiche vicentine.

Interrogazione in Consiglio Comunale

Sala Bernarda consiglio comunale di Vicenza avanzo di bilancio holdingI consiglieri Comunali Luisa Consolaro, Mattia Pilan, Massimo Bardin e Stefano dal Pra Caputo hanno annunciato attraverso una nota stampa di aver depositato un’interrogazione in Consiglio Comunale per sollecitare risposte dalla Direzione dell’Ulss 8 e dalla Regione Veneto. A preoccupare i quattro consiglieri, spingendoli a portare la questione Pronto Soccorso in Sala Consiliare è – si legge nella nota – quanto sta accadendo negli ultimi mesi all’interno dell’Azienda sanitaria, in un quadro che solleva interrogativi non solo sulla gestione aziendale, ma anche sulle responsabilità di indirizzo e controllo della Regione Veneto.

Lo stato di agitazione proclamato dalle Sigle sindacali nei Pronto Soccorso dell’ULSS 8 Berica – sostengono i consiglieri – è un segnale grave e inequivocabile. Turni insostenibili, carichi di lavoro eccessivi, stress lavorativo in aumento, clima di esasperazione su cui si innescano anche gli episodi di aggressione al personale stanno compromettendo la qualità e la sicurezza del servizio di emergenza-urgenza. I Pronto soccorso oggi sono luoghi “ad alto rischio” e il crescente ricorso a medici provenienti da cooperative esterne, pensato come soluzione tampone, apporta invece ulteriori problematiche, dato che in contesti di emergenza, senza adeguati percorsi di inserimento, affiancamento e integrazione nei protocolli aziendali, le incognite aumentano per tutti anche se sulla carta il personale è rimpolpato. Una situazione che porta all’inevitabile fuga di medici e personale strutturato dai Pronto Soccorso.

La crisi dei Pronto Soccorso si somma alla difficoltà nel garantire continuità assistenziale sia nel territorio, per la scarsità di organico dei Medici di medicina Generale e della Guardia medica, sia nell’Ospedale anche per l’ulteriore criticità legata ai numerosi primariati vacanti o non rinnovati, che indeboliscono la capacità organizzativa dell’ULSS 8 Berica. Una situazione aggravata dalla recente sentenza del TAR di Venezia che ha annullato la graduatoria per il primariato di Neurochirurgia, evidenziando ulteriori crepe nella governance aziendale.

“Il Pronto Soccorso – si legge nell’interrogazione – è il primo presidio del diritto alla salute ed è il luogo in cui emergono, con maggiore evidenza, gli effetti di scelte politiche e programmatorie deleterie.” Insomma, quello che sta accadendo all’ULSS 8 Berica non è un fatto isolato, ma il risultato di anni di sottofinanziamento e di scelte regionali che hanno progressivamente indebolito la sanità pubblica e il lavoro nei servizi di emergenza-urgenza. Per questo i quattro consiglieri chiedono a Sindaco e Giunta se intendano sollecitare formalmente la Regione Veneto affinché eserciti pienamente il proprio ruolo di indirizzo, vigilanza e responsabilità politica sull’operato dell’ULSS 8 Berica, garantendo investimenti adeguati, stabilità gestionale e un piano straordinario per il rafforzamento dei Pronto Soccorso. Di fronte a segnali evidenti di sofferenza, concludono, “non è accettabile il silenzio della Direzione Generale né l’assenza di una presa di posizione chiara da parte della Regione Veneto. Serve un cambio di passo immediato: la tutela del diritto alla salute dei cittadini e la dignità del lavoro del personale sanitario devono tornare al centro delle politiche regionali.”

Rifondazione Comunista: altro che eccellenza, la Sanità Veneta sfrutta e privatizza

Anche Rifondazione Comunista di Vicenza esprime in una nota massima solidarietà e pieno sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Bortolo che hanno dichiarato lo stato di agitazione, sostenendo che la crisi del presidio berico non sia un incidente di percorso, ma il risultato di una precisa volontà politica. In particolare la gestione del servizio pubblico di emergenza territoriale sta scivolando pericolosamente verso un modello basato sul precariato e l’esternalizzazione, che sta mostrando tutti i suoi limiti.

L’uso sistematico di personale medico proveniente da cooperative esterne, sottolinea Rifondazione, rappresenta il fallimento della programmazione regionale. Turni massacranti, salari inadeguati e diritti compressi per chi lavora tramite ditte esterne, frammentazione del servizio, sono tutte situazioni che smentiscono la narrazione della “sanità veneta d’eccellenza” e che rivelano invece una sanità fatta di tagli, carenze strutturali e una strisciante privatizzazione che trasforma la salute da diritto costituzionale a merce.

Rifondazione Comunista ribadisce con forza che la sanità deve essere totalmente pubblica, universale ed efficiente e non trova accettabile la scusa della mancanza di fondi mentre si assiste a un aumento vertiginoso della spesa militare. Pertanto, Rifondazione si affianca al personale in agitazione e chiede con urgenza l’immediata assunzione di personale con contratti pubblici a tempo indeterminato, la fine del sistema delle cooperative nel servizio di emergenza-urgenza e investimenti strutturali per garantire la dignità del lavoro e il diritto alla cura per tutti i cittadini, senza distinzione di reddito. Perché, conclude, la salute non è un privilegio di pochi, ma un dovere dello Stato.