(Adnkronos) – “Bisogna far crescere responsabilità e competenze sia nel settore pubblico sia in quello privato e non bisogna avere paura di affrontare temi come il bilanciamento tra privacy e investigazione. Non possiamo permetterci limiti tecnici rispetto alle capacità investigative: una comunicazione che passa in chiaro è intercettabile se autorizzata da un giudice, una che passa su una piattaforma spesso non lo è. La tecnologia non può essere un limite, il limite deve essere giuridico” Lo ha dichiarato Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia postale e della sicurezza cibernetica, intervenendo a Cybersec 2026, la conferenza internazionale promossa e organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia in collaborazione con la Polizia di Stato, nel panel dal titolo ‘Cybercrime e cyberwar: norme, geopolitica e cybersecurity per una Difesa comune’. “Oramai – sottolinea Gabrielli – la cybersicurezza è diventata un fattore geopolitico al pari di altri settori come quello energetico o delle materie prime pregiate. Avere capacità autonoma di costruire sistemi adeguati di cybersicurezza significa mettere al sicuro buona parte della nostra economia, della nostra democrazia e del nostro sviluppo futuro. Il fattore digitale è un fattore abilitante per qualsiasi tipo di evoluzione e oggi va visto in tale ottica”. Gabrielli ha sottolineato come il Paese si sia dotato di una vera e propria architettura per la sicurezza cibernetica. “Il Paese si sta organizzando, esiste un’architettura per la sicurezza che vede quattro componenti fondamentali: la Polizia di Stato, l’Acn (Agenzia per la cybersicurezza nazionale), l’intelligence e la Difesa. Queste strutture oggi collaborano per elevare il livello di sicurezza dell’intero Paese”.
Il direttore della Polizia postale ha evidenziato il cambiamento di paradigma nella dimensione digitale. “Il paradigma della sicurezza nel dominio cibernetico è stato totalmente stravolto: mentre un tempo la parte pubblica si faceva garante di separare la minaccia rispetto a ciò che era oggetto di aggressione, oggi non è più così. Non siamo più in una dimensione fisica bidimensionale. È necessario che anche i privati concorrano alla sicurezza: hanno una responsabilità pubblica e partecipano alla costruzione di un dominio cibernetico nazionale sicuro”. Gabrielli ha poi richiamato l’attenzione sull’impatto concreto della sicurezza digitale nella vita quotidiana. “Avere un sistema di videosorveglianza sicuro significa mettere al sicuro la circolazione delle auto, proteggere i conti correnti da attacchi cibernetici e tutelare il sistema economico-finanziario. Ognuno di noi, anche i singoli lavoratori e cittadini, è un tassello della cybersicurezza” conclude.
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