CZeta Spa e l’interdittiva antimafia del prefetto di Vicenza: la società si difende e prepara ricorso

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Czeta Spa si difende dopo l’interdittiva antimafia emessa nei suoi confronti dal prefetto di Vicenza, Salvatore Caccamo. Come riportato da queste pagine, Il Gruppo Interforze Antimafia coordinato dalla prefettura e composto da questura, carabinieri, guardia di finanza, Direzione Investigativa Antimafia e Ispettorato territoriale del lavoro, “ha accertato – si legge in una nota della prefettura – l’esistenza di un effettivo rischio di contaminazione mafiosa attraverso la contiguità con elementi appartenenti a sodalizi criminali della Campania“.

La Czeta Spa, che opera nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti e che ha sede centrale in provincia di Avellino, per effetto del provvedimento non potrà, accedere a bandi o gare d’appalto riferibili a enti pubblici oltre a non poter godere di concessioni, abilitazioni e finanziamenti a livello nazionale per 12 mesi.

Nel Vicentino, vanta clienti che vanno da Agsm Aim (Valore Ambiente e Smart Solution) a Valore Città Amcps. I servizi sono proseguiti normalmente, in attesa della notifica dell’interdittiva stessa.

Su Il Corriere del Veneto di oggi si legge: “Il presidente del Consiglio di amministrazione Giovanni Mainolfi (peraltro ex comandante regionale della guardia di finanza) in carica da fine marzo scorso con – fra gli altri – Vito Antonio Rosario Diomeda, già generale dell’Arma dei carabinieri, ha dichiarato che «nell’interdittiva antimafia emessa dal prefetto non è stato tenuto in alcun conto delle drastiche misure di self cleaning adottate dalla società e per effetto delle quali la proprietà della stessa si è auto estromessa da ogni ruolo gestionale e di responsabilità, di fatto auto-commissariandosi».

Mainolfi fa riferimento a sette cambiamenti: la sostituzione di un amministratore unico; la sostituzione del collegio sindacale; il fatto che sia stato dimissionato dall’incarico il direttore tecnico; il nuovo organismo di vigilanza in corso di nomina; le azioni giudiziarie attive al momento per resistere a quella che si definisce come «pretesa di assunzione di soggetti che si sono resi autori di potenziali fatti spia di infiltrazioni mafiose»; il licenziamento di uno dei nomi coinvolti nell’inchiesta e, infine, il fatto che per ogni aggiudicazione di appalto la società ha richiesto al personale di esibire il certificato dei carichi pendenti e, dove ci fossero dei segni di infiltrazione mafiosa, ci sarebbe stato il rifiuto di assunzione.

«Inoltre, nell’interdittiva antimafia – ha continuato Mainolfi – non sono state assolutamente valorizzate le 9 denunce presentate dalla società, di cui è menzione nell’audizione e per le quali, a seguito di ulteriori 5 eventi, si è ritenuto necessario richiedere, in data 17 aprile 2024, alla prefettura di Caserta, “le iniziative utili a contrastare” i numerosi furti e i danneggiamenti subiti in alcuni cantieri del Casertano» facendo riferimento a manomissioni, incendi e danni avvenuti in provincia di Caserta dal 2021. «In ogni caso – ha concluso il presidente – la società si sta già attivando per l’impugnativa del provvedimento prefettizio, nonché per richiedere il controllo giudiziario all’autorità competente».