
(Adnkronos) – Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall’AdnKronos.
E’ in libreria con Mondadori ‘Anche i figli hanno dei doveri’ il libro scritto dallo psicologo e psicoterapeuta Osvaldo Poli. La cultura educativa contemporanea – spiega Poli – ha eretto un tempio ai diritti dei figli: il diritto all’ascolto, alla comprensione incondizionata, al riconoscimento di ogni sussulto emotivo. Sembra però essersi smarrita la legge della reciprocità. Se l’obbligo dei genitori di accudire e proteggere appare ovvio, un interrogativo urgente resta nell’ombra: qual è il dovere dei figli verso chi li ha messi al mondo? Osvaldo Poli, con la consueta lucidità e una buona dose di ironia, riporta al centro del dibattito un’ovvietà dimenticata: anche i figli hanno dei doveri.
Non si tratta di un nostalgico ritorno a modelli autoritari, ma di un atto necessario per favorire la crescita dei figli, e far sì che non confondano l’amore con il diritto a essere perennemente accontentati. Dopo un’analisi che smonta i ‘virus culturali’ del nostro tempo – il disagismo, che assolve ogni comportamento negativo addebitandolo a un disagio interiore, e il determinismo educativo, che addossa la colpa di ogni inciampo del figlio ai genitori – Poli ci invita a esercitare il buonsenso. Esigere da parte dei figli uno sforzo o una rinuncia, anche se costa fatica, non è crudeltà, ma l’unica strada per rendere i ragazzi più forti e più liberi. I figli non sono perfetti, nascono con un ‘software preinstallato’, un temperamento che il genitore deve imparare a conoscere. Educare, allora, non significa creare da zero una persona ideale, ma aiutare i ragazzi a diventare la migliore versione di sé, correggendo quei bug del carattere che logorano la vivibilità quotidiana. Per questo rimettere al centro la responsabilità del figlio è fondamentale, perché l’amore senza verità si chiama inganno e l’amore senza giustizia diventa debolezza. In questo saggio Poli non offre ricette magiche, ma restituisce ai genitori la ‘legittima autorevolezza’ di chi sa che un’educazione ferma non è un atto di potere, ma la forma più alta di cura. Perché la felicità di un figlio non risiede in una vita priva di ostacoli, ma nella conquista di un carattere formato, capace di amare e di rendersi amabile.
E’ sugli scaffali con Sem ‘L’appuntamento’ di Piergiorgio Pulixi. Lei arriva puntuale, con addosso un’eleganza costruita e un debito che la soffoca. Lui si fa attendere. Quando finalmente si siede al tavolo, nulla è come previsto. Non cerca sesso, non cerca compagnia: cerca potere. Da quel momento ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio diventa parte di un gioco crudele in cui le regole le stabilisce solo uno dei due. In un ristorante raffinato, tra calici di buon vino e musica jazz, prende forma un confronto invisibile agli altri, ma devastante per chi lo vive. Non c’è violenza evidente, eppure tutto è violenza. Non c’è via d’uscita, solo decisioni sempre più difficili, e umilianti. La conversazione si trasforma in un duello serratissimo. Più l’uomo scava nei segreti della donna, più si rivela per quello che è davvero: un manipolatore capace di tutto. Intrappolata in una rete di domande scabrose, minacce velate, prove psicologiche, ricatti più o meno sottili, la donna scoprirà che il libero arbitrio è solo un’illusione. Può scegliere, ma non può sottrarsi alle conseguenze di quelle scelte.
Come in ‘Le Dieu du carnage’ di Yasmina Reza, dove sotto la superficie delle buone maniere si cela una ferocia profonda, fatta di parole, di sguardi e verità che lacerano, anche in queste pagine ciò che si consuma non è il corpo, ma l’identità. Non potrebbe essere altrimenti nel tempo in cui i gesti diventano informazioni, le scelte dati interpretabili, le fragilità punti d’accesso. E proprio come in un sistema invisibile che osserva, registra e rielabora, anche qui ogni dettaglio viene catturato, analizzato, accumulato.
Chi era Luigi Pirandello (Agrigento 1867-Roma 1936), l’autore che amava rappresentare beffe, paradossi, spaventi? E’ la domanda che si pone Annamaria Andreoli, che ha insegnato Letteratura italiana nelle Università di Bologna e della Basilicata nel saggio ‘Io Pirandello, uomo del Caos’, in libreria con Rizzoli. Un enigma, perché l’artista, nascosto dai suoi personaggi, si è sottratto alla verità della propria esistenza dichiarando che “la vita o si vive o si scrive”.
Chi era il gigante della nostra letteratura oggi letto e rappresentato in tutto il mondo? Rispondono carteggi noti da poco, atti notarili ignorati da sempre e il parere di chi l’ha conosciuto, a cominciare dai congiunti: genitori, fratelli, zii, moglie, figli, nipoti. Lettere, documenti, testimonianze inedite rivelano aspetti occultati o rimossi di una vicenda umana scabrosa, scomoda, politicamente scorretta. Gli amici, gli eredi, gli studiosi e persino un cultore di Pirandello come il compaesano Leonardo Sciascia hanno separato l’uomo dall’artista. Ma l’Uomo del Caos, la campagna affacciata sul mare africano dov’è nato, non aveva mai smesso di sentirsi travolto dal disagio della civiltà parlandoci continuamente di crisi, di alienazione, di malattia dell’anima. Basta ascoltarlo. Dice che i pazzi sono saggi, che i sogni sono reali, che la verità non esiste, che i miti sono necessari, che conoscersi è morire. Dice anche di essere stato fascista trent’anni prima del Fascismo e Mussolini concorda con lui. Finora negata, l’intesa personale di Pirandello con il Duce è invece fra le più notevoli del Ventennio.
In questa trama di rimozioni e documenti, Annamaria Andreoli racconta una storia nuova: il patriarcato famigliare che si dissolve, la moglie non sempre matta, i figli crudeli e ribelli, Marta Abba, amatissima attrice ideale, “una e unica”, il Nobel del 1934, a un passo dalla morte.
Arriverà sugli scaffali con La Nave di Teseo il 16 giugno ‘Dottie’ del premio Nobel per la letteratura Abdulrazak Gurnah. Per fuggire da un’infanzia segnata dalla povertà e dal degrado, Dottie Badoura Fatima Balfour immagina storie appassionanti ispirate ai suoi nomi bellissimi e per lei misteriosi. Delle sue origini non sa quasi nulla, e ancora meno conosce del passato doloroso che ha portato i suoi antenati in Inghilterra.Poco più che adolescente, Dottie deve prendersi cura dei due fratelli minori e a loro si aggrappa con ostinazione nel desiderio di tenere unita la famiglia, finché Hudson viene risucchiato sempre più da una vita criminale a cui non sa negarsi e Sophie, emarginata e inquieta, finisce in un collegio per ragazze difficili.
Le due sorelle si ritrovano quando Sophie dà alla luce un bambino, un inatteso raggio di vita che sembra finalmente portare una speranza di futuro nel loro orizzonte. L’arrivo del nipote apre un varco nella vita di Dottie: la ragazza conosce l’amore e la fiducia, corre il rischio di affrontare la propria storia e mette in discussione i pregiudizi e le etichette tra cui è cresciuta. Abdulrazak Gurnah restituisce la voce a chi vive ai margini per raccontare l’intensa storia di formazione di due sorelle unite da un legame indissolubile. Un romanzo luminoso sulla crescita, sulla memoria, sulle imprevedibili vie con cui la libertà si manifesta a ciascuno di noi.
Gurnah è premio Nobel della Letteratura 2021. Ha scritto dieci romanzi, tutti in corso di ripubblicazione presso La nave di Teseo: ‘Memory of Departure’, ‘Pilgrims Way’, ‘Dottie, Paradise’ (finalista al Booker Prize e al Whitbread Award), ‘Admiring Silence’, ‘Sulla riva del mare’ (selezionato per il Booker Prize e finalista al Los Angeles Times Book Award), ‘Desertion’ (finalista al Commonwealth Writers’ Prize), ‘The Last Gift, Gravel Heart’ e ‘Voci in fuga’ (selezionato al Walter Scott Prize e finalista all’Orwell Prize for Fiction) e ‘Furto’. Ha insegnato Letteratura inglese e postcoloniale all’Università del Kent ed è stato membro della giuria del Man Booker Prize 2016. Vive a Canterbury.
E’ in libreria con Fazi ‘Ultime parole famose’ di Gillian McAllister. È il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno, e Camilla sta pulendo il seggiolone della piccola Polly, che ha appena fatto colazione e gioca tranquilla sul tappeto. Oggi, per la prima volta dopo mesi, Cam porterà la sua bambina all’asilo e tornerà al suo lavoro di agente letteraria. Il congedo di maternità è terminato. Finalmente. È una giornata importante per lei, ma quando si è svegliata suo marito Luke non c’era. Cercando di non rimuginare troppo sulla sua assenza, Cam arriva in ufficio.
Tra un’ora, la sua vita cambierà per sempre, ma lei ancora non lo sa. E poi tutto ha inizio. Il televisore appeso alla parete sta trasmettendo il telegiornale. Ultime notizie: a Londra è in corso il sequestro di alcuni ostaggi. Nel giro di poco la polizia si presenta in agenzia. Cercano lei. Luke è coinvolto. Ma non è un ostaggio. Suo marito, padre affettuoso ed eterno ottimista, è il sequestratore. Mentre le casca il mondo addosso, Camilla si rende conto che la sua prossima mossa sarà cruciale. Perché soltanto lei sa cosa c’è scritto sul biglietto che il marito le ha lasciato quella mattina. Quanto conosce davvero l’uomo che ama? E quali pericoli dovrà affrontare se tutta la sua vita è stata costruita attorno a una menzogna? La storia di un crimine si fonde con la storia di un matrimonio: con ‘Ultime parole famose’, bestseller da 400.000 copie vendute in fase di pubblicazione in dieci paesi Gillian McAllister , sotttolinea l’editore Fazi, “si conferma maestra del thriller psicologico”.
Sarà in libreria dal 16 giugno con Einaudi ‘Vita e pensiero di Palmiro Togliatti. Un profilo intellettuale’ dello storico del partito comunista ed ex politico Giuseppe Vacca ex presidente della Fondazione Istituto Gramsci Togliatti attraversò le tempeste della ‘guerra civile europea’ come intellettuale e dirigente politico del comunismo internazionale. La dimensione filosofica del suo pensiero è emersa con forza nella storiografia dell’ultimo trentennio, via via che si rendevano accessibili nuove fonti archivistiche in Europa e in Russia e progredivano gli studi sulla storia del comunismo e del marxismo, innovando profondamente la narrazione del Novecento.
Fin dal rientro in Italia, nell’avviare la costruzione del ‘partito nuovo’ e di una nuova via di avanzata verso il socialismo in Europa occidentale, Togliatti s’era adoperato per radicare il Pci nella cultura nazionale attraverso un’ampia opera di revisione della storia d’Italia e la costruzione di una genealogia del marxismo italiano. Il tratto piú caratteristico del suo percorso consiste, secondo Vacca, nell’opposizione alla ‘inevitabilità della guerra’, sostenuta con crescente dovizia di innovazioni politiche fin dagli anni Venti. Tanto nella tradizione socialista quanto nella tradizione comunista, la guerra era considerata inevitabile. Dall’avvento dell’era atomica Togliatti trasse conferma della validità della sua lotta, poiché, dopo Hiroshima, la guerra non poteva piú essere concepita come la prosecuzione della politica con altri mezzi. La lotta per la pace divenne quindi il filo conduttore di tutta la sua politica nazionale e internazionale, ispirata a un nuovo umanesimo e da uno storicismo integrale.
E’ in libreria con Guanda ‘Se non ho nessuno accanto il mondo si fa tenebra’ dello scrittore spagnolo Manuel Vilas. “Non sono più innamorata di te”. Con questa frase pronunciata al telefono, Ada mette fine a una storia d’amore durata undici anni. Da quel momento per il protagonista di questo romanzo si apre una nuova quotidianità, una dimensione intermedia fra desiderio e disamore, ricordo e oblio, senso di colpa e gratitudine; un luogo ideale che si materializza nella cucina di casa, divenuta il campo da tennis su cui si gioca la partita della separazione, e nei paesaggi remoti dell’Islanda, sconosciuti come la solitudine che lo attende in agguato. Mentre cerca di capire le traiettorie del proprio futuro, l’autore testimonia in presa diretta, nei dettagli più minuziosi, la liturgia dolorosa e sgraziata della fine di un matrimonio.
Lo fa rimettendo insieme i pezzi di un amore che è stato reale finché è stato vivo, ripercorrendolo al contrario, mostrando – al di là del rancore e della paura, nonostante gli inciampi della vita adulta – la meraviglia che sta nel tentativo di trattenere nel tempo le persone che ci hanno attraversato. Con voce istintiva e una scrittura a nervi scoperti, in una commedia disperata e iperbolica dei rapporti e della loro fine, Manuel Vilas torna a farci entrare nel proprio spazio intimo in un momento in cui si è chiamati a reagire ai cambiamenti e all’abbandono. E ci riesce, ancora una volta, nell’unico modo che gli sembra possibile. Raccontare tutto, per salvare tutto.
E’ in libreria con Rizzoli ‘Né di Eva né di Adamo’ (Rizzoli) di Amélie Nothomb. Dopo sedici anni Amélie ritorna in Giappone, il paese dove è nata, ha imparato a parlare e ha trascorso l’infanzia. Ma il Giappone che ritrova non coincide più con quello della memoria: il giapponese che da bambina le sembrava naturale è diventato incerto, e per esercitarsi decide di dare lezioni private di francese. Così conosce Rinri, uno studente poco più giovane di lei. Le prime lezioni sono goffe, piene di equivoci culturali, ma da quegli incontri nasce una relazione fatta di rituali, gite, discussioni su Hiroshima e Marguerite Duras. Attraverso Rinri, Amélie riscopre il Giappone che ama, un paese familiare eppure inaccessibile, e sebbene lei non sia una turista qualsiasi, resta comunque una gaijin, straniera anche nel luogo che più sente suo.
Ciò che prova per Rinri non è ‘ai’, cioè amore, ma ‘koi’, diletto, “una parodia dell’amore”. Per lui, invece, quel legame prende una forma più seria, e quando le chiede di sposarlo Amélie deve scegliere se legarsi a lui o dedicare la sua vita alla scrittura. ‘Né di Eva né di Adamo’ si muove dentro l’età in cui tutto sembra ancora intero e invece è già frammentato, il punto esatto in cui si può appartenere a qualcuno, a un paese, a un destino, oppure rompere la forma e restare fedeli alla propria libertà.
Sarà in libreria dal 16 giugno con Utet l’ultimo saggio dello storico Franco Cardini ‘Terra santa e dannata’. A lungo gli archeologi hanno scavato negli antichi siti di Megiddo, Hasor e Gezer, portando alla luce i resti di magnifici palazzi e fortificazioni, credendoli il segno tangibile del biblico regno di Salomone. All’inizio degli anni Duemila, il colpo di scena: quelle rovine potrebbero essere almeno di un secolo più tarde, mentre ai tempi di re Salomone persino Gerusalemme non era che poco più di un villaggio. Fu un piccolo terremoto, perché in nessun altro posto al mondo, forse, è così difficile il lavoro dello storico. In quel pezzo di Vicino Oriente stretto tra il Mediterraneo, il fiume Giordano, il Mar Morto e, più a sud, il Mar Rosso, per molti secoli i testi sacri si sono sovrapposti alla storia, l’hanno condizionata, piegata e a volte forgiata. Allo stesso modo, gli interessi economici si sono fusi e confusi con le istanze culturali, i nazionalismi hanno dettato l’agenda della politica e delle guerre, il fanatismo ha tracciato o cancellato confini, al punto che quelle terre contese hanno avuto molti e diversi nomi: Terrasanta, Regno crociato di Gerusalemme, Eretz Israel, Palestina…
Franco Cardini, grande storico medievale ed esperto del Vicino Oriente, conosce quella lunghissima storia e sa che spesso, nel dibattito, ci concentriamo sugli eventi recenti: per spiegare il 7 ottobre o l’invasione di Gaza si risale fino alla guerra dei Sei Giorni, o al conflitto arabo-israeliano del 1948 e alla nascita dello Stato di Israele. In pochi si avventurano nelle pieghe del “Grande Gioco” con cui le potenze europee si contesero l’influenza sul Medio Oriente. Raramente ci si spinge oltre il XIX secolo. Eppure – spiega la casa editrice – bisogna andare ancora indietro. Molto più indietro. Terra santa e dannata risale fino alla Terra Promessa di Abramo e alla conquista babilonese, racconta il giogo dei Romani e poi l’arrivo degli arabi musulmani, l’Impero d’Oriente e il lungo dominio ottomano, per poi continuare con gli eventi sanguinosi più recenti e familiari. Perché, per capire questo intricato presente, dobbiamo districare i fili intricatissimi di un passato che non passa.
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