
Il consigliere di Resistere Veneto interviene sulla nuova pianificazione regionale: «Diciassette dei diciotto impianti coinvolti sono in provincia di Belluno».
Piani di emergenza aggiornati, conosciuti dai Comuni e accompagnati da risorse adeguate: è la richiesta di Riccardo Szumski sulla gestione delle dighe nel Bellunese. Il consigliere regionale di Resistere Veneto osserva che diciassette dei diciotto impianti interessati dalla nuova pianificazione si trovano in provincia di Belluno e collega il tema alla sicurezza delle comunità che vivono a valle. Le procedure nazionali per la sicurezza e i piani di emergenza delle grandi dighe sono illustrate dalla Direzione generale per le dighe del Ministero delle Infrastrutture.
Szumski richiama l’anniversario del Vajont per sostenere che i documenti non possano restare adempimenti formali. Chiede consultazione pubblica, coordinamento con la Protezione civile, procedure di evacuazione comprensibili e una comunicazione costante con amministrazioni e residenti. Il punto, secondo il consigliere, è trasformare le pianificazioni tecniche in strumenti effettivamente utilizzabili in caso di rischio.
Il dibattito coinvolge anche l’assetto delle concessioni idroelettriche e il rapporto tra produzione energetica e territori montani. Nel Bellunese gli impianti incidono sul paesaggio, sui corsi d’acqua e sulla gestione delle risorse, mentre i Comuni chiedono da tempo che una quota maggiore dei benefici economici resti nelle aree interessate. Il tema è emerso anche nel confronto sulla sicurezza della diga di Vodo di Cadore.
Dighe nel Bellunese, dal controllo pubblico al caso Vanoi
La posizione di Resistere Veneto comprende la richiesta di una gestione pubblica degli impianti, con vantaggi economici e ambientali restituiti alle comunità locali. Szumski contesta l’idea che la montagna debba sostenere i costi delle infrastrutture senza partecipare in modo adeguato alle ricadute positive prodotte dall’energia idroelettrica.
Nel comunicato viene infine ribadita la contrarietà alla diga del Vanoi, considerata un ulteriore carico per un territorio già fortemente segnato da opere e bacini. Al di là della polemica politica, la verifica decisiva riguarderà ora la qualità dei singoli piani: scenari di rischio, catene di allarme, responsabilità operative, esercitazioni e informazioni disponibili ai cittadini. Sono gli elementi che permettono di valutare se la nuova pianificazione risponde davvero alle fragilità dei territori montani.


































