Divieto di caccia sul proprio terreno in Veneto, Guarda (EV): “Una corsa agli ostacoli per i cittadini, arrivate oltre 500 domande”.

Non si esaurisce la polemica intorno alle pratiche necessarie all’esclusione dei terreni privati dall’attività venatoria, sulla questione interviene la Consigliera regionale di Europa Verde, Cristina Guarda: “Hanno fatto di tutto per rendere complicato e scoraggiante l’iter necessario a sottrarre i terreni alle scorribande dei cacciatori, ciononostante le richieste non mancano. Al momento pare siano giunte oltre 500 richieste da parte di cittadini che, nonostante l’attivazione dello SPID, obbligo di iscrizione all’Anagrafe del settore agricolture e l’apertura di un fascicolo presso Avepa, sono riusciti ad attraversare una sorta di campo minato.

Tutto questo mentre questa abbondanza di adempimenti burocratici sembra non riguardare l’iter per l’accesso ai contributi regionali a favore delle associazioni venatorie.

Originariamente la finestra prevista per la richiesta era di appena sessanta giorni, ma le proteste di cittadini e mondo agricolo hanno costretto la Giunta a dover prendere atto dell’errore di progettazione della procedura e da qui l’esigenza della proroga del termine.

E’ bene ricordare ai cittadini che avranno tempo fino al 31 maggio per non lasciarsi scoraggiare da questo non-sense e far pervenire le loro richieste. La possibilità di scegliere di non concedere il passaggio di cacciatori nei propri terreni è un diritto previsto anche dalle norme nazionali, ma reso poco accessibile dal Piano Faunistico Venatorio del Veneto. Mercoledì 18 maggio la Giunta regionale in Terza Commissione ha risposto appunto alla mia interrogazione che chiedeva se non fosse da rivedere l’intera procedura, coerentemente con quanto approvato in sede di approvazione del PFV che prevedeva di semplificare l’intera procedura.”