Arrivato con il ferry-boat al Lido di Venezia, mi sono via via avvicinato alla sede della 79ª Mostra Internazionale d’arte Cinematografica, (chiamata comunemente ma impropriamente Mostra del cinema di Venezia). Alla prima impressione il caldo, che ricordava l’inferno dantesco, ci ha accolto lungo la strada, vedevamo folle di giovincelle e anche no, correre da un punto all’altro della Mostra per vedere i loro attori preferiti il più vicino possibile.

All’entrata della mostra siamo stati perquisiti ed hanno controllato le borse ed il contenuto… c’erano carabinieri, polizia, guardia di finanza, polizia locale, pompieri, c’era anche un drappello di forze dell’ordine presumibilmente estere vista la scritta “POLICIA” che campeggiava sulla loro uniforme. Se per sbaglio avessi starnutito, avrebbero potuto anche arrestarti sul campo.

Sulla sicurezza nulla da dire, tutti schierati in divisa antisommossa, con giubbetti antiproiettile, anche se, sinceramente, ho provato un senso di compassione nei loro riguardi, visto che dovevano resistere sotto il sole cocente e con quel caldo essere sempre pronti all’azione.

A bordo del Red Carpet, punto nevralgico della Mostra internazionale d’Arte cinematografica, ho notato una marea di fotografi addirittura formanti una sorta di barriera che, con le loro attrezzature professionali, fotografavano gli attori che passavano entrando nel palazzo della Mostra. Dalla parte opposta, invece, un sacco di persone accalcate con cellulari e quant’altro per video-fotografare i loro beniamini.

Mostra del cinema di Venezia, varia umanità presente (foto di Luigi Jodice)
Mostra del cinema di Venezia, varia umanità presente (foto di Luigi Jodice)

Verso il mare c’erano degli stand sponsorizzati dove si incontravano manager e altre figure organizzative del mondo del cinema…, c’erano una frotta di giornalisti e poi una marea di ragazze che seguivano questi flussi di personaggi, ostentando grazie e forme del loro corpo.

Spesso si muovevano in coppia o in trio, con la speranza, fra un cocktail e l’altro, di avere un contatto più ravvicinato con queste persone per ottenere qualche favore… magari un ruolo all’interno del mondo dell’Arte Cinematografica.

L’impressione che ho tratto nel vedere come queste donne si muovevano e si atteggiavano, insieme a sosia di attori e a personaggi vestiti nella maniera più disparata (o disperata), è  il bisogno di apparire e di essere notati a tutti i costi.

Ecco, vi ho fatto una panoramica del festival da un diverso punto di vista: il desiderio di apparire e di essere qualcuno magari solo per un giorno, nonostante la pandemia, la guerra, la siccità, le bollette e chi ne ha più ne metta.

In pratica, molti non riflettono ma rimangono schiavi della superficialità e dell’effimero.

Ma, talvolta, questa malattia può essere essa stessa una cura ai mali della quotidianità, sia pur… palliativa.