Elezioni Europee 2024, su La Repubblica i “signori delle preferenze” veneti: Donazzan, Berlato, Tosi

555
Elezioni Europee 2024

Elena Donazzan, Sergio Berlato e Flavio Tosi: sono questi i “signori delle preferenze” in Veneto sui quali i partiti ragionano in vista delle Elezioni Europee 2024. I tre politici, di navigata esperienza oltre che di comprovato successo elettorale, sono finiti in un articolo de La Repubblica dedicato, appunto, a quegli “acchiappa-voto” che, lungo tutto lo Stivale, rivestono un ruolo importante nella composizione delle liste.

Nella ricognizione offerta dalla penna di Emanuele Lauria, tanto per citare qualche caso esemplare, figurano Totò Cuffaro, ex governatore siciliano corteggiato da diversi partiti, Cateno De Luca, ex sindaco di Messina a capo della sua Sud chiama Nord, Sandra Lonardo, già deputata e moglie dell’ex ministro Clemente Mastella che dovrebbe essere con Renzi, o Angelo Ciocca, eurodeputato uscente della Lega.

Poi, appunto, la disamina sui tre politici che dal Veneto potrebbero tentare il salto verso Bruxelles. Il tutto – preliminarmente – con un riferimento proprio al Carroccio che sembra in difficoltà nei consensi nel Nord Est (“antico granaio saccheggiato da FdI”) anche alla luce della posizione critica di Roberto Marcato, attuale assessore allo Sviluppo Economico della Regione Veneto e – ricorda il quotidiano – recordman di consensi alle Regionali del 2020.

In compenso, fra i meloniani, s’avanzano due protagonisti d’obbligo della galleria degli aspiravoti. Uno, anzi una, si chiama Elena Donazzan, pasionaria di Pove del Grappa, innamoratissima di Almirante («Un gigante della politica e innamorato della Patria») e infinita amministratrice della Regione Veneto. Dove il termine ”infinita” va inteso in senso letterale: è assessora regionale, ininterrottamente, dal 2005. Diciannove anni, un’eternità, con una delega redditizia come il Lavoro. Ha cambiato solo il partito, da Forza Italia a FdI, con una ostentata coerenza che non le ha impedito, qualche tempo fa, di intonare Faccetta nera durante una trasmissione radiofonica. Ora il tentativo di salto a Bruxelles, sulla spunta di centinaia di 6×3 con il suo volto e lo slogan: «Una di parola».

Donazzan cominciò il suo percorso nello staff di un collega di partito dal quale ha imparato l’arte della politica porta a porta: Sergio Berlato, il re dei cacciatori in una regione in cui le doppiette hanno da sempre un rilevante peso elettorale. Per la vicinanza a questa categoria, nel 2014, Berlato fu fatto fuori dalle liste da Forza Italia che a traino di Michela Brambilla aveva scoperto l’animalismo. Unica pecca nella carriera di Berlato nel frattempo passato a FdI, nel 2019 secondo solo a Giorgia Meloni alle Europee”.

Qui, vale la pena, muovere un piccolo appunto. Più che per le sue posizioni venatorie, Berlato fu estromesso dal partito nel 2014, dopo aver scatenato la guerra a Giancarlo Galan, ex governatore Veneto oltre che ministro nei governi Berlusconi, con una serie di denunce alle procure venete. La Donazzan non lo seguì, scegliendo Galan.

La disamina del quotidiano su Berlato prosegue cosi: “Uno che i consensi li ha nel sangue ed è pronto a tramandarli ai parenti anche acquisiti: quando si candidò il genero, nel 2020, Berlato scrisse una lettera ai 7 mila cacciatori vicentini della sua associazione. Raccomandando così il candidato: «Ha sposato mia figlia, quindi è affidabile». Ora ci riprova, con una serie di incontri sul territorio, anche se non è certo della ricandidatura per via delle sue posizioni no-vax: «Rischio il posto ma non mollo»”.

Infine: “Nel frattempo in Veneto si è messo in azione l’inossidabile Flavio Tosi, ex sindaco di Verona e traghettatore di anime perse della Lega che in questi giorni ha fondato una nuova sigla, Forza Nord, per far valere la sua stazza politica e attrarre dirigenti ed elettori. Per delineare i confini dell’ennesimo califfato”.

Fonte: La Repubblica