Elisa Salerno, una vicentina paladina di un “Femminismo cristiano”

Elisa Salerno; credts: Centro Presenza Donna

Elisa Salerno, una vicentina femminista e cristiana protagonista di una battaglia per l’eguaglianza dei diritti fra uomo e donna e per una giustizia sociale, capace di riconoscere pari dignità fra i due sessi. Pensatrice, studiosa, teologa, editrice e giornalista, scrittrice, saggista, romanziera e imprenditrice fu anticipatrice delle istanze del femminismo nella società, in particolare nel mondo del lavoro e nella Chiesa.

A Vicenza, città di provincia, Salerno seppe cogliere l’eco dei grandi movimenti che percorrevano la società italiana e mondiale di quel tempo. Condusse, ad esempio, una ricerca “socio-demografica” sul lavoro delle donne in città in cui emergeva lo sfruttamento delle operaie e la necessità di una istruzione per poterne migliorare la condizione sociale. In particolare Elisa, in questi dati, lesse un elemento di cultura dell’ambiente che non avrebbe mai potuto accettare: la lentezza dei cattolici nella difesa delle lavoratrici e, in fondo in fondo, un certo disinteresse per la loro emancipazione.

“Far del femminismo a Vicenza è lo stesso come voler a forza di unghie scavar terra e terra onde trovare una vena d’acqua per dissetarsi”

Nata a Vicenza nel 1873 era figlia di Antonio e da Giulia Menegazzi, rispettivamente proprietario di un mulino prima e di un pastificio poi e assistente nelle scuole elementari femminili (ma anche insegnante di catechismo). Sesta di nove figli, dei quali sopravvissero solo la sorella maggiore Maria e lei, Elisabetta, presto chiamata Elisa, fu segnata da una salute cagionevole che le impedì di frequentare con continuità la scuola. Per questo, nei fatti, Elisa continuò da autodidatta la formazione, studiando latino, storia, filosofia, francese e tedesco.

Custode di una fede incrollabile, a 19 anni entrò nel Terz’ordine francescano, in cui esercitò funzioni di segretaria; cinque anni più tardi si iscrisse alla Società cattolica operaia femminile di Mutuo Soccorso. Con questa adesione, nel 1896, si aprì per Elisa Salerno un nuovo percorso di studio e impegno nell’ambito dell’azione cattolica sociale. Entrò in contatto con esponenti del movimento di orientamento democratico-cristiano e si avvicinò progressivamente all’area del femminismo cristiano.

Dopo una conferenza nel 1903 alle Figlie di Maria della sua parrocchia, considerata l’inizio della sua attività pubblica, nel 1905 avviò la collaborazione con il periodico locale di orientamento democratico-cristiano Il Vessillo bianco. L’interesse per l’attività giornalistica e soprattutto l’implosione nel 1906 dell’esperienza del Vessillo bianco la portarono a collaborare anche al quotidiano Il Berico, espressione dell’intransigentismo locale, ma fu presto costretta a porre fine ai suoi interventi per incompatibilità con la linea editoriale del giornale.

L’esperienza dei contrasti interni al mondo cattolico vicentino, il comportamento considerato ipocrita degli ambienti conservatori e i diffusi pregiudizi antifemminili al loro interno trovarono spazio nel 1908 nel suo primo romanzo, Un piccolo mondo cattolico. Il volume fu subito fatto segno degli attacchi di ampi settori del movimento cattolico e del clero della diocesi di Vicenza, inducendo l’autrice (dopo un tentativo di ottenere appoggio da parte di Giuseppe Toniolo) a fare atto di pentimento e ad accettare poi la sistematica azione di controllo e censura ecclesiastica sul giornale cui dette vita.

Elisa Salerno
Via di Vicenza dedicata a Elisa Salerno; credits: google maps

Il 24 settembre 1909 uscì il primo numero del suo periodico La Donna e il lavoro, che con il sottotitolo di Giornale delle classi lavoratrici femminili lasciava chiaramente intendere il suo orientamento democratico-cristiano e ‘femminista’. Qui Elisa pubblicò la Trattazione della donna, un saggio in 46 puntate sulla condizione della donna in famiglia e nella società, sul suo lavoro e sulla sua emancipazione, mettendo in evidenza il diritto di partecipare ad un movimento sindacale cattolico. Iniziarono rapidamente i problemi con la Chiesa, ma la sua determinazione non la fece mai arretrare di un passo.

Solo la sospensione dall’accesso ai Sacramenti la convinse progressivamente a dare vita a una nuova esperienza giornalistica, che si concretizzò nel dicembre del 1918 con la trasformazione della precedente testata in Problemi femminili. Periodico nazionale delle operaie, impiegate, professioniste (dal dicembre 1925 il sottotitolo divenne Organo del femminismo cristiano per la redenzione della personalità della donna), affrontava tematiche ad ampio raggio sulla cittadinanza femminile, dal suffragio alla lotta alla moda «indecente», dall’abolizione dell’autorizzazione maritale alla parità di salario: non a caso, insieme a Giuseppina Novi Scanni, Salerno fu l’unica cattolica ad avere un ruolo esplicito al congresso dell’Alleanza internazionale pro suffragio femminile, tenutosi a Roma nel maggio del 1923.

Dicendosi «devota al Regime» si rivolse anche a Benito Mussolini, sottolineando il danno che proprio in chiave patriottica l’antifemminismo poteva costituire. Con lo pseudonimo di Maria Pasini nel 1950 pubblicò infine un romanzo, Le tradite, con cui espresse il suo sostegno alla battaglia per l’abolizione delle case chiuse.

La riscoperta del suo archivio nel 1975 ha avviato una serie crescente di studi e pubblicazioni sul suo lavoro. Questo archivio è oggi custodito a Vicenza presso la biblioteca del Centro Documentazione e Studi Presenza Donna. Nel 1997, a quaranta anni dalla morte, il comune di Vicenza ha intitolato a Elisa Salerno una strada nei quartieri nuovi, leggermente ai margini della città: una scelta quasi simbolica, perché questa via è periferica, proprio come è stata al suo tempo la scrittrice. Dal 2018, infine, una lapide segna la casa dove ha concluso la sua vita.