Cosa è successo: Alla fine di marzo, mentre stava acquistando una quota che alla fine gli avrebbe dato più del 9% di proprietà dell’azienda, Elon Musk ha detto al CEO di Twitter, Parag Agrawal, e al presidente del consiglio di amministrazione di Twitter, Bret Taylor, che stava valutando tre opzioni: entrare nel consiglio di amministrazione, rendere Twitter privato o avviare un profilo concorrente. Dopo aver accettato di entrare a far parte del consiglio di Twitter, poi ritirandosi rapidamente, Musk ha annunciato la sua offerta di acquistare la società per 54,20 dollari per azione, per un ammontare complessivo di 44 miliardi di dollari.

Perché è importante: Martedì, Twitter ha citato in giudizio Elon Musk per costringere il miliardario a completare l’acquisizione della società, ponendo le basi per una lunga battaglia legale sul destino del servizio di social media. Musk ha accettato ad aprile di acquistare Twitter, ma la scorsa settimana ha dichiarato di voler rinunciare all’accordo.

“Dopo aver organizzato uno spettacolo pubblico per mettere in gioco Twitter, e dopo aver proposto e poi firmato un accordo di fusione favorevole al venditore, Musk crede che lui, a differenza di ogni altra parte soggetta al diritto contrattuale del Delaware, sia libero di cambiare idea, buttare via la società, interrompere le sue operazioni, distruggere il valore per gli azionisti e andarsene”, ha scritto la società in una nota legale.

Per spingere Musk a rispettare l’accordo di acquisizione, Twitter lo ha citato in giudizio presso la Chancery Court del Delaware e sarà il tribunale a determinare se rimane vincolato all’acquisto o se Twitter ha violato il suo obbligo di fornirgli dati che ha richiesto, dandogli il diritto di andarsene. Al centro del caso, infatti, c’è la questione delle informazioni. Per concludere l’accordo, Musk ha affermato che Twitter si è rifiutato di fornire dettagli sui bot spam sulla piattaforma, noti anche come account falsi.

Musk ha ripetutamente affermato di non credere alle dichiarazioni pubbliche dell’azienda secondo cui solo circa il 5% dei suoi utenti attivi sono bot. Twitter ha intenzionalmente fuorviato il pubblico, ha aggiunto Musk, e ha ostacolato i suoi sforzi per ottenere maggiori informazioni su come rappresentasse le cifre. Musk ha anche preso di mira Twitter per non aver avvertito prima di aver recentemente licenziato due dirigenti chiave. L’accordo ha una scadenza che porta al 24 ottobre per essere completato. Se la transazione fosse ancora in attesa di approvazione normativa in quel momento, Musk e Twitter avrebbero altri sei mesi per chiuderla.

La nostra visione: Sul profilo Twitter di Musk la transazione è stata spacciata come un messaggio che inneggia al libero pensiero e fondamento di ogni democrazia funzionante. All’interno dell’azienda e non solo, il clima sembra però essere ben lontano dall’entusiasmo mostrato dal suo nuovo proprietario. È bene ricordare, comunque, che si sta assistendo a una vera e propria corsa all’appropriazione e al consolidamento dell’informazione da parte di pochi soggetti mossi da mera volontà di dominio pubblico.

Attualmente i tre uomini più ricchi al mondo – Elon Musk, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg – possiedono rispettivamente Twitter, il Washington Post e Facebook. In un contesto sempre più tendente all’oligarchia mediatica, difendere la democrazia e la partecipazione pubblica attraverso la privatizzazione è una pratica che dovrebbe perlomeno renderci consapevoli dei limiti intrinseci a questa visione falsamente propagandata come progresso liberista.

Fonte The Vision