Non solo “umaniste” a Padova. Elvira Poli è la prima “ingegnera” veneta nel 1920

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Mentre ci si svincola nel traffico padovano può capitare che l’occhio sia attirato da alcune targhe dedicate a donne padovane recentemente collocate su alcune rotonde. Tra queste, in prossimità della Scuola di Ingegneria, alla rotonda di via Venezia, ce n’è una dedicata ad Elvira Poli, la prima laureata in Ingegneria dell’Università di Padova. Ma chi è Elvira Poli?

Nata nel 1893 ad Agordo, Elvira Poli apparteneva a una famiglia benestante e in particolare era figlia dell’avvocato Guglielmo Poli. Segnata dalla sconfitta di Caporetto nel novembre del 1917 fu costretta insieme alla famiglia e ad altre decine di migliaia di profughi bellunesi a lasciare la sua casa.

Gli studi a Padova

La famiglia Poli si stabilì a Firenze, ma ben presto Elvira lasciò la città toscana alla volta di Padova dove si iscrisse alla Scuola d’Applicazione per Ingegneri nel 1917. Nel suo certificato d’iscrizione alla voce “annotazioni” compariva la parola “profuga”.

Gli anni padovani diedero il loro frutto tanto che Elvira Poli divenne la prima ingegnera laureata all’Università di Padova, e la terza in Italia. Nello specifico la signorina Poli fu proclamata laureata in Ingegneria civile il 25 novembre 1920 dal rettore Luigi Lucatello. La prima fu Emma Strada, laureatasi in ingegneria civile al Politecnico di Torino nel 1908.

Elvira Poli
Dipartimento ingegneria Unipd; credit: pagina ufficiale Unipd

La laurea di Elvira Poli e il suo significato

La laurea di Elvira Poli assunse all’epoca un particolare significato all’interno del Veneto caratterizzato a quei tempi ancora da un’economia prettamente agricola e da una struttura sociale in cui le donne erano ancora molto lontane dal raggiungimento dei primi traguardi dell’emancipazione, tra cui il compimento degli studi universitari (e per di più di ingegneria).

Anche per questo la laurea di Elvira Poli fu segnalata dalla Domenica del Corriere, il supplemento illustrato del Corriere della Sera, in un inserto con fotografia. Si leggeva: “Per merito della signorina Elvira Poli di Belluno, le donne venete possono ora vantarsi di avere la loro rappresentante fra i laureati in Ingegneria. La signorina Poli ha conseguito recentemente la laurea presso la Scuola di Applicazione di Padova”.

Le donne laureate in ingegneria

Nel 1957 Elvira Poli contribuì con Emma Strada, la prima laureata in ingegneria italiana, alla fondazione di AIDIA (Associazione Donne Ingeneri e Architetti), nata per difendere i diritti delle laureate che lavorano nel campo dell’ingegneria e dell’architettura divenendone anche vicepresidente nel 1957 sino al 1969.

Elvira Poli rimase anche in seguito una delle figure di riferimento sui temi delle donne nell’ingegneria, esprimendo posizioni di convinto sostegno alla causa della parità di genere, anche in tono scherzoso, come in una intervista del 1974: “Io non so se con l’operazione di fabbricare mediante una costoletta dell’uomo l’elemento donna, il Creatore avesse inteso di offrire al maschio solo un aiuto e una compagnia di egual valore; io non credo, ma se così fosse bisogna riconoscere che la donna gli è sgusciata dalle mani”.

Morì nel 1977 a Castion, nel bellunese, nella villetta dove si era ritirata con il marito – e ingegnere – Vittorio.

Il premio Elvira Poli

Alla Poli è anche dedicato il “Premio Elvira Poli”, nato dal lavoro congiunto della Scuola di Ingegneria dell’Università di Padova e dell’associazione Alumni, dedicato ad alunne ed alunni che si distinguono per il loro impegno, nella testimonianza dei valori della propria scuola. La speranza è che la presenza di donne nel campo delle discipline STEM non sia mai più un fatto degno di nota ma diventi regola che arricchisce “la” scienza che, per coincidenza, è femminile.