Export, Tripoli: “Con AI le Pmi rischiano di sparire dalle selezioni, noi le aiutiamo”

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(Adnkronos) – Le Camere di commercio puntano soprattutto sulle imprese di minori dimensioni per accompagnarle nei processi di internazionalizzazione, dalla valutazione della capacità di affrontare un mercato estero fino ai primi contatti con operatori e imprenditori stranieri. Un’attività costruita anche attraverso un rapporto diretto con le singole aziende, per verificarne prodotto, organizzazione e potenziale sui mercati internazionali. 

Lo ha detto Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, durante la diretta speciale Adnkronos alla conferenza “Obiettivo Export. Imprese e territori del centro Italia” organizzata a Roma dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. 

“Il sistema delle Camere di commercio lavora da tempo sul tema dell’internazionalizzazione e guarda soprattutto alle imprese di minore dimensione, quelle che da sole non riescono ad andare all’estero e vorrebbero essere aiutate”, ha spiegato Tripoli. Il valore aggiunto del sistema camerale, ha aggiunto, è anche “quel contatto one to one con le singole imprese” per capire se abbiano “la potenzialità per coprire un mercato estero”, verificando l’adeguatezza del prodotto e dell’organizzazione e accompagnandole poi nei primi rapporti con il mercato. 

 

Sul fronte digitale, Tripoli ha ricordato il lavoro svolto attraverso i Pid, i Punti impresa digitale delle Camere di commercio, che hanno aiutato “alcune centinaia di migliaia di imprese” ad acquisire maggiore familiarità con gli strumenti digitali e ad avviare i primi investimenti tecnologici. 

Ora, però, secondo il segretario generale di Unioncamere, l’intelligenza artificiale impone un salto ulteriore. “Siamo a un punto di svolta”, ha osservato, sottolineando che la questione riguarda un sistema produttivo italiano composto per il 99% da Pmi e chiama in causa tutti gli attori pubblici. 

“È già capitato che diverse aziende non siano state selezionate più da buyer, persone fisiche all’estero, ma da sistemi legati all’intelligenza artificiale”, ha spiegato Tripoli. Il rischio, soprattutto per le realtà più piccole, è che se non riescono a fornire ai nuovi strumenti digitali gli elementi necessari per essere individuate e valutate “scompaiono semplicemente dalle selezioni. Anche la qualità del prodotto a quel punto non viene più conosciuta”. 

“Questo è un problema vero e grosso per tutte le aziende medie e soprattutto per quelle piccole o piccolissime del nostro Paese”, ha concluso Tripoli. Per affrontarlo, ha aggiunto, servono competenze capaci di accompagnare le imprese e risorse per sostenere gli investimenti necessari. 

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