
Il Dipartimento nazionale Imprese del partito, attraverso il referente vicentino Enrico Zucconi, interviene sul confronto tra pressione fiscale, inflazione, occupazione e redditi da lavoro.
Il fiscal drag secondo FdI Vicenza sarebbe stato compensato dalle misure adottate dal Governo e dalla crescita dell’occupazione. La posizione è espressa da Enrico Zucconi per il Dipartimento nazionale Imprese di Fratelli d’Italia della provincia di Vicenza, che richiama analisi di Banca d’Italia, Istat e dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani. I documenti economici dell’istituto centrale sono disponibili sul sito di Banca d’Italia.
Il drenaggio fiscale si verifica quando l’aumento nominale dei redditi dovuto all’inflazione, in presenza di scaglioni e detrazioni invariati, porta a un prelievo maggiore anche senza un aumento delle aliquote. Zucconi non nega il meccanismo, ma sostiene che le modifiche fiscali abbiano più che compensato l’effetto complessivo per dipendenti e pensionati, soprattutto sotto i 35 mila euro.
La discussione sulle imposte e sul potere d’acquisto rientra nel confronto politico ed economico seguito da ViPiù nella sezione dedicata alle imprese e all’economia. La nota contesta in particolare le critiche di Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Cgil sull’aumento del carico fiscale.
Fiscal drag secondo FdI Vicenza, pressione fiscale e redditi
Il comunicato richiama per il 2025 una pressione fiscale al 42,9% del Pil, contro il 42,2% del 2024. Nello stesso periodo, secondo i dati citati, le unità di lavoro sarebbero aumentate dell’1,3% e i redditi da lavoro dipendente del 3,8%. Per FdI, la crescita del gettito deve quindi essere letta insieme all’aumento degli occupati e delle retribuzioni nominali.
Zucconi afferma che il recupero non è stato uguale per tutte le fasce: sarebbe stato più limitato per i redditi alti, mentre i tre quinti centrali avrebbero recuperato più del potere d’acquisto perso nella fase inflazionistica. La nota attribuisce alle fasce medio-basse la maggiore protezione derivante dalle riforme.
Il Dipartimento Imprese riconosce comunque che il tema del ceto medio resta aperto e che il sistema fiscale può essere ulteriormente alleggerito. La tesi politica proposta è che il dato sulla pressione fiscale, preso isolatamente, non descriva gli effetti combinati di occupazione, redditi e interventi sulle imposte.
































