Ammortizzatore FSBA artigianato veneto, accordo interconfederale: cassa integrazione per 35mila aziende non edili e 157mila dipendenti

338
FSBA, (Fondo di Solidarietà Bilaterale alternativo per l’Artigianato)

Le 35.273 imprese artigiane venete con dipendenti (dato delle imprese versanti EBAV 2020) potranno continuare ad usufruire dell’ammortizzatore di sistema FSBA (Fondo di Solidarietà Bilaterale alternativo per l’Artigianato) per gestire situazioni di crisi che impongano la sospensione dal lavoro dei dipendenti – si legge nella nota che pubblichiamo a firma di Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto (qui altre note su ViPiu.it di questa associazione, ndr)-.

Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto
Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto

La legge di stabilità per il 2022, infatti, ha confermato che la cassa integrazione per le ditte artigiane non edili continua ad essere FSBA ossia il fondo costituito tra Confartigianato le altre associazioni artigiane e CGIL, CISL, UIL che ora è diventato obbligatorio per ogni impresa, pena il mancato riconoscimento del DURC. Era però necessario che le parti sociali definissero le modalità di accesso all’ammortizzatore sociale.

Grazie all’Accordo Interconfederale firmato da Confartigianato Veneto e dalle altre associazioni artigiane con CGIL, CISL e UIL del Veneto venerdì 04 marzo scorso, le aziende potranno attivare le procedure, in caso di crisi, per i 157.128 lavoratori dipendenti dei settori artigiani che potranno contare su una tutela del reddito per almeno 13 settimane.

Una garanzia fondamentale a fonte delle tensioni che si stanno creando in tutti i settori di fronte agli insostenibili rincari dell’energia al boom del prezzo del carburante alla difficoltà di far circolare le merci e all’impennata del costo delle materie prime e semilavorati. Tutti effetti economici negativi già in atto da inizio di anno e amplificati dalla guerra in Ucraina.

“In attesa del nuovo regolamento per l’utilizzo dell’ammortizzatore per il settore artigiano –afferma Roberto Boschetto presidente di Confartigianato Imprese Veneto-, le parti sociali hanno inteso comunque garantire le procedure per tutte quelle aziende che sono costrette a mettere in sospensione i propri lavoratori per crisi aziendali o per mancanza di lavoro. Grazie alla sottoscrizione dell’accordo regionale sulle procedure sindacali, terminata la possibilità di utilizzo dell’ammortizzatore Covid 19 e a seguito della riforma degli ammortizzatori sociali, le imprese venete possono, da subito, salvaguardare il reddito dei propri dipendenti che non hanno potuto lavorare per mancanza di commesse o altre causali, recuperando anche periodi già decorsi a far data da inizio Gennaio 2022”.

Il dipendente sospeso percepisce un sussidio, attualmente per un periodo massimo di 13 settimane in un biennio mobile, che gli viene bonificato direttamente da FSBA, tramite l’ente bilaterale veneto EBAV, per un importo pari all’80% della retribuzione.

“Il mondo del lavoro artigiano conta in Veneto 35.273 imprese che danno lavoro a 157 mila 127 dipendenti – prosegue Boschetto -. Un mondo che, grazie all’impegno delle associazioni e del sindacato, può contare sul sostegno di un ammortizzatore sociale che consente ai datori di evitare licenziamenti che farebbero perdere d’improvviso preziose e spesso introvabili competenze, frutto di anni di lavoro, e garantisce ai dipendenti del settore la massima tutela prevista in questi casi con una copertura dei giorni/settimane non lavorate valida anche ai fini pensionistici”.

“Il ripristino dello strumento FSBA è di fondamentale importanza –conclude il Presidente– in particolare per il momento storico che stiamo vivendo. Potremmo salvaguardare il patrimonio umano delle imprese ed i salari dei dipendenti da qui ai prossimi mesi dato che il conflitto ucraino sta velocemente aggravando una contrazione dell’attività manifatturiera -blocchi produttivi sono già realtà ad esempio in settori come acciaierie, cartiere, pastifici- dovuta alla crisi energetica, all’aumento non controllato del costo del carburante e dei mancati approvvigionamenti di materie prime o semilavorati”.