Monte Novegno, malghe e scuola insieme per il futuro della montagna scledense e vicentina

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futuro del Monte Novegno
Grafico campo elettrico Via Monte Novegno

Istituzioni, allevatori, associazioni e Istituto Don Bosco fanno il punto sul percorso avviato nel 2020 per rilanciare le malghe e creare lavoro in quota.

Il futuro del Monte Novegno passa da una rete stabile tra chi amministra, chi alleva, chi gestisce le malghe e chi forma le nuove generazioni. A Malga Busa Novegno i rappresentanti di APA Vicenza, ARAV, Comune di Schio, Unione Montana Pasubio Piccole Dolomiti, CIA Vicenza e Istituto Don Bosco hanno verificato i risultati del lavoro iniziato nel 2020. Informazioni sul territorio e sulle attività locali sono disponibili sul portale del Comune di Schio.

Il primo risultato indicato nel comunicato è la riattivazione di Malga Davanti, divenuta un punto di riferimento per la promozione dei prodotti locali. A questa esperienza si è aggiunta la riapertura dell’attività agrituristica di Malga Busa Novegno, gestita da Cristian Dal Lago e dalla sua famiglia dopo gli interventi di riqualificazione sostenuti dall’associazione provinciale allevatori.

Il progetto si inserisce nel più ampio dibattito sulla tutela della montagna vicentina e delle sue attività tradizionali. Le malghe, hanno sottolineato i partecipanti, non sono soltanto strutture produttive: presidiano il paesaggio, favoriscono il turismo lento, mantengono vive competenze agricole e offrono occasioni di incontro tra residenti e visitatori.

Futuro del Monte Novegno, formazione e lavoro per i giovani

Una parte centrale del percorso riguarda ora gli studenti. APA Vicenza e ARAV avvieranno con l’Istituto Don Bosco di Schio attività formative, esperienze sul campo e stage nelle aziende associate. L’obiettivo è far conoscere il lavoro allevatoriale, mostrando sia le competenze richieste sia il suo ruolo nella conservazione dell’ambiente montano e nella produzione agroalimentare di qualità.

Il presidente dell’Unione Montana Mosè Squarzon ha richiamato le difficoltà economiche e burocratiche di chi lavora in quota, compresi i problemi legati ai grandi carnivori. Per assicurare continuità alle aziende, ha osservato, servono redditi dignitosi e interventi capaci di ridurre i rischi che gravano sugli operatori. Il Comune di Schio considera invece la collaborazione costruita negli anni un modello da consolidare.

Il futuro del Monte Novegno dipenderà dalla capacità di trasformare queste esperienze in progetti duraturi. Comune, associazioni e Unione Montana intendono proseguire il lavoro, rafforzando la gestione delle malghe e le opportunità formative: una strategia che punta a fare della montagna non soltanto un patrimonio da proteggere, ma un territorio nel quale vivere e lavorare.