Crisi Gedi: La Stampa e La Repubblica verso la cessione al gruppo greco “Antenna Group”

514
banca finint gedi
John Elkann, presidente GEDI Gruppo Editoriale

Arrivano conferme concrete sulla cessione dei quotidiani nazionali La Stampa e La Repubblica del Gruppo Gedi alla società ellenica “Antenna Group“, controllata da Theodore Kyriakou.

La notizia, circolata insistentemente negli ambienti editoriali, ha innescato una crisi immediata con la sospensione delle pubblicazioni. “Il sito de La Stampa non sarà aggiornato fino alle 7 di giovedì 11 e il giornale non è in edicola. I giornalisti del quotidiano sono riuniti in assemblea permanente”, ha fatto sapere nella notte il Cdr del quotidiano di Torino.

La protesta dei giornalisti Gedi e le incertezze sul futuro

Il Comitato di Redazione (Cdr) de La Stampa ha comunicato in una nota che la decisione è stata presa “dopo che nei giorni scorsi l’editore ha annunciato l’intenzione di cedere tutte le attività del gruppo, dopo lunghi mesi di trattative sempre smentite dall’azienda”.

I lavoratori esprimono forte preoccupazione: “Rispetto alle nostre richieste non è stata data alcuna garanzia sul futuro della testata, sui livelli occupazionali, sulla solidità del potenziale compratore, sui destini delle attività messe in comune a livello di gruppo, dalle infrastrutture digitali alla produzione dei video, e quindi senza nessuna garanzia di poter continuare a svolgere il nostro lavoro così come abbiamo fatto fino a oggi”.

Anche l’assemblea dei giornalisti di Repubblica si riunirà, e proprio oggi pomeriggio è previsto un incontro dei Cdr de La Stampa, di Repubblica e de La Sentinella con i vertici di Gedi.

Le reazioni politiche e sindacali

La vicenda ha subito avuto ripercussioni a livello istituzionale. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, ha annunciato in una nota la convocazione dei vertici di Gedi e i Cdr de La Stampa e de La Repubblica “in relazione alla vicenda della ventilata cessione delle due testate del gruppo”.

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha espresso solidarietà e vicinanza ai lavoratori, parlando di “ulteriore umiliante svendita che crea sconcerto e profonda preoccupazione per lo smantellamento in atto di voci fondamentali nella difesa del pensiero critico e della democrazia del Paese”.

L’Ordine ha chiarito che “da tempo è in corso una trattativa con il gruppo greco AntennaUno (interessato esclusivamente a Repubblica e alle sue radio) che ha dichiarato disinteresse degli investitori greci per La Stampa. L’obiettivo sarebbe di chiudere in parallelo le due operazioni di vendita nel giro di due mesi”.

“Svilimento del ruolo della stampa”

I sindacati di categoria hanno parlato apertamente di “svilimento del ruolo della stampa”. In una nota congiunta, l’Associazione Stampa Subalpina, l’Associazione Ligure Giornalisti e l’Associazione Stampa Valdostana hanno criticato duramente la gestione: “Non si può svilire in questo modo il ruolo de La Stampa“.

I sindacati accusano la proprietà di avere come unico obiettivo “dismettere purché sia senza garanzie sull’acquirente e sulle prospettive di sviluppo”. Si tratta, si legge ancora, di “una decisione che comporta dei rischi per il pluralismo dell’informazione nel nostro Paese. La cessione de La Repubblica, de La Stampa, delle radio Capital, Deejay, M2O, di altre testate come Huffington Post e Limes è l’ultimo passo dello smantellamento sistematico di quello che fu il gruppo Espresso: una scelta sciagurata iniziata dal Nord Est e che oggi si vuole completare in grande fretta”.

Ancora più netta la Cgil locale, che vede nella vendita l’ennesima prova della strategia di Exor (finanziaria della famiglia Elkann) di “abbandonare Torino e il Piemonte”. I segretari generali di Cgil Piemonte e Cgil Torino, Giorgio Airaudo e Federico Bellono, chiedono che “la politica e le istituzioni devono pretendere garanzie dalla proprietà, perché in gioco non c’è solo una possibile crisi occupazionale, ma il diritto a un’informazione libera”.

A livello locale, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, hanno annunciato che “seguono con attenzione l’evolversi della situazione” e incontreranno oggi “una rappresentanza dell’Associazione Stampa Subalpina, dei lavoratori del gruppo e della testata La Stampa di Torino”.

La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino intervenendo alla Camera ha detto: “Chiediamo un’informativa urgente al governo sulla vendita del gruppo Gedi e ribadiamo la nostra vicinanza alla comunità del gruppo che sta vivendo un momento complesso e difficile.

Sono lavoratori e lavoratrici che certamente meritano una trasparenza e un rispetto che non abbiamo visto negli ultimi anni da parte della proprietà, su questa come su altre operazioni della famiglia Elkann. Ormai abbiamo capito che quando si tratta di alzare la voce con loro i banchi della maggioranza si svuotano e le voci spariscono, ma ci aspettiamo che il Governo dica qualcosa.

L’informazione e i lavoratori non si tutelano restando in silenzio perché si ritiene la famiglia Elkann intoccabile. Intoccabili dovrebbero essere i diritti di lavoratori e lavoratrici, non la proprietà che da una parte stacca dividendi miliardari e dall’altra manda in cassa integrazione e svende tutto.

Presidente, li ho visti i Ministri sfilare alla redazione della Stampa, uno dopo l’altro, nelle ultime settimane, e giustamente, dopo il vergognoso attacco squadrista del 29 novembre. Ma tutti quei ministri, tutte quelle voci che erano lì pronte ad abbracciare quella comunità, dove sono oggi? Io mi aspetto che il governo venga qui e ci dica che l’informazione è importante, che quei posti di lavoro vanno tutelati e che quell’operazione non può essere fatta sulla pelle di lavoratori e lavoratrici”.

La posizione di Pier Silvio Berlusconi e Ignazio La Russa

Tra i commenti di rilievo, si segnalano le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, che si è detto “stranito” e dispiaciuto che “un pezzo di storia dell’editoria, del giornalismo, dell’informazione del nostro Paese vada in mani straniere“. Pur riconoscendo che “il mercato è il mercato”, ha ribadito che il pensiero di mantenere una testata così storica in mani italiane non può non affascinare, definendo però l’acquisto come “fanta-editoria”.

Infine, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso solidarietà ai giornalisti: “Credo che le vostre preoccupazioni siano giustificate e che le proprietà hanno diritto a cambiare, cedere, vendere ma non hanno il diritto di imporre linee di condotta univoche alla redazione. Le vostre preoccupazioni non solo le capisco ma sono a vostra disposizione, anche come intermediario perché abbiate soddisfazione nelle risposte che attendete risguardo alle vostre preoccupazioni”.