
Al Parco delle Fornaci – Parco della Memoria, il Comitato della Memoria ha celebrato il Giorno della Memoria con un rito essenziale: musica, silenzio, libri e una rosa bianca. Un momento di riflessione collettiva sul senso della Shoah oggi, tra guerre, indifferenza e responsabilità morale.
Una cerimonia sobria, intensa, priva di retorica, costruita attorno al silenzio e alla responsabilità della memoria. Così il Comitato della Memoria ha scelto di celebrare il Giorno della Memoria 2026 al Parco delle Fornaci – Parco della Memoria, trasformando un appuntamento commemorativo in un momento di riflessione profonda sul presente.

L’incontro si è aperto con l’accoglienza musicale, affidata a un violino e a un violoncello, eseguita sotto un gazebo a causa della pioggia. Nessuna parola iniziale sulla Shoah, nessuna narrazione guidata: solo musica. Poi, l’invito ai partecipanti a raggiungere in silenzio il Parco della Memoria, per interrogarsi individualmente sul significato attuale della ricorrenza.
Elemento centrale e simbolico dell’iniziativa è stata la consegna di libri di storia e di testimonianze dei sopravvissuti, definiti dal Comitato “irrinunciabili custodi della Memoria” e pensati come un lascito alle generazioni future. All’arrivo nel parco, i partecipanti si sono disposti in cerchio – non attorno ai gelsi, a causa del fango – e hanno deposto i libri su un tavolo, insieme agli strumenti musicali riposti nelle custodie.

Nel testo condiviso dal Comitato della Memoria, letto collettivamente, viene ricordato come il Parco sia nato dieci anni fa su richiesta dei cittadini, con otto gelsi disposti in cerchio a simboleggiare un abbraccio e una targa centrale dedicata ai deportati vicentini nei campi di concentramento. Un luogo di incontro e di pace, scelto ancora una volta per rinnovare un impegno pubblico che viene definito “un obbligo morale ineludibile”.
Ma la riflessione non si è fermata al passato. Il Comitato ha esplicitamente posto una domanda scomoda e necessaria: che senso ha oggi questo Giorno in un mondo segnato da guerre, dal riarmo generalizzato, dal venir meno del diritto internazionale e dalla “strage senza fine del popolo palestinese”? Il rischio, si legge nel testo, è che la memoria venga svuotata e tradita, mentre si ripetono le scelte e gli errori che portarono ai conflitti mondiali e alla Shoah.
Proprio da questa consapevolezza nasce la scelta del silenzio, come spazio di riflessione individuale contro l’indifferenza. Una risposta collettiva che il Comitato sintetizza in un “sì” netto: la memoria è ancora capace di opporsi all’ingiustizia, se diventa responsabilità attiva nel presente.
La cerimonia si è conclusa con la deposizione di una rosa bianca sulla targa commemorativa, in ricordo di tutte le vittime della Shoah, affinché di quel momento restasse un segno concreto e condiviso. I libri e gli strumenti, come annunciato, torneranno presto a svolgere il loro ruolo, nelle mani di chi continuerà a custodire e trasmettere la memoria.





































