
“In un clima internazionale in cui sono cronaca quotidiana le gravi situazioni di guerra e tensioni di ogni tipo, il Giorno della Memoria torna a indicarci l’orrore che può travolgere l’uomo quando si lascia il campo all’odio. Non dimenticare il dramma della Shoà è un debito morale verso milioni di vittime innocenti della follia nazista ma anche un impegno a scongiurare la riproposizione di tragedie già vissute in passato, alimentando i valori di pace, rispetto e tolleranza che devono essere alla base della nostra società”.
Sono parole del presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, in occasione del Giorno della Memoria, dedicato al ricordo delle Vittime dell’Olocausto nell’Ottantunesimo anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz.
“In questo anniversario – prosegue il Presidente – mi unisco alla Comunità Ebraica di Venezia per partecipare alle celebrazioni al Ghetto, luogo che riassume mezzo millennio di storia veneta e ricordi drammatici come quelli degli oltre 240 ebrei veneziani deportati dai nazisti, tra i quali gli anziani ospiti della Casa di Riposo Israelitica, vittime della razzia dell’agosto del 1944. Sede di testimonianze storiche inconfutabili il cui richiamo deve imporre un limite insuperabile a coloro che, ancora oggi, credono non ci sia responsabilità nel giocare con accenti di antisemitismo nella contrapposizione politica e ideologica”.
“La memoria di una tragedia come l’Olocausto che è costata la vita a milioni di innocenti e sofferenze incancellabili ai sopravvissuti – conclude Stefani – ci lascia il dovere del ricordo ma anche il senso di responsabilità. Di fronte all’orrore, infatti, c’è stato chi non ha considerato il rischio e non si è girato dall’altra parte. In questo giorno come Presidente della Regione ricordo con orgoglio anche quella sessantina di veneti a cui è stato riconosciuto il titolo di Giusto tra le Nazioni per aver nascosto e salvato dalla persecuzione centinaia di vittime di un disegno folle che avevano come unica colpa un’appartenenza religiosa, coloro che Papa Giovanni Paolo II ha definito i nostri fratelli maggiori”.

































