In memoria di Giuseppe Pinelli (1928 – 1969): il 15 dicembre 1969 “precipitò” dal quarto piano della questura di Milano

Giuseppe Pinelli, la sua famiglia
Giuseppe Pinelli, la sua famiglia

Il 15 dicembre 1969, Giuseppe “Pino” Pinelli morì precipitando dal quarto piano della questura di Milano. Successe durante un interrogatorio condotto dal commissario Calabresi. Pinelli fu accusato della strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre. Una strage di chiara matrice fascista che diede inizio a quella che prese il nome di “strategia della tensione”. Strategia che aveva come protagonisti fascisti e “apparati deviati” dello Stato.

Fu un susseguirsi di attentati e violenze che furono commessi con il chiaro obiettivo di frenare il grande movimento di lavoratori e studenti che chiedeva maggiore giustizia e diritti. Era una massa di comunisti, socialisti, anarchici, democratici, anticapitalisti che lottava per una società e un modello di sviluppo completamente diversi da quelli che c’erano allora e che continuano tutt’oggi con sempre maggior vigore. Un’idea di società che non è vietato discutere e che da troppi anni è diventata parte fondamentale del “pensiero unico”.

Di Pinelli si scrisse, allora, che era colpevole. I giornali lo dipinsero come un “mostro” che, scoperto, si suicidò gettandosi dalla finestra lasciata aperta.

Non era vero nulla.

Giuseppe Pinelli era innocente.

Della sua morte non fu mai fatta giustizia.

Oggi, anche se è diventato abituale stravolgere la memoria e la storia, vogliamo ricordare Giuseppe Pinelli, staffetta partigiana a 16 anni, ferroviere, anarchico, marito e padre.

Ricordate! Giuseppe Pinelli era un uomo buono e coerente con i suoi ideali di giustizia e solidarietà. Per questo era considerato un pericoloso ribelle.

Ricordate! Giuseppe Pinelli che aveva 41 anni quando gli fu strappata la vita in una gelida giornata di dicembre di 52 anni fa.

Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.