Green pass per parrucchieri, Scanagatta e Ferron (Confart.Vicenza): “luoghi sicuri, più controlli e sanzioni”

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Con l’ultimo Decreto, che introduce ulteriori provvedimenti per arrestare la diffusione della variante Omicron e per scongiurare un inasprimento della pandemia che avrebbe effetti fortemente negativi anche sulle attività economiche, vengono interessate nuovamente anche le attività di servizio alla persona: i clienti di saloni di acconciatura, centri estetici, studi di tatuaggi e attività simili. A partire dal 20 gennaio, infatti, chi si recherà in uno di quegli esercizi sarà tenuto ad esibire il Green Pass “base”, possibile con avvenuta vaccinazione o guarigione da Covid o di tampone negativo eseguito nelle precedenti 24 ore. Un provvedimento già in essere per altre attività economiche o altri servizi ai cittadini (ad esempio ristoranti o mezzi pubblici) e che ora vedrà l’incombenza del controllo della certificazione verde anche per parrucchieri ed estetiste.

“Le opinioni dei colleghi in merito sono diverse, ma complessivamente tutti sentono l’esigenza di attivare le soluzioni più idonee per evitare il ritorno ai lock down, che tanto hanno penalizzato le nostre attività – spiega Renata Scanagatta, presidente della categoria Acconciatori di Confartigianato Vicenza-. Inoltre guardiamo al bicchiere mezzo pieno: vogliamo essere anche noi testimoni di prevenzione ed educare i nostri clienti ad adottare i corretti comportamenti a tutela della loro sicurezza oltre che bellezza. Il benessere infatti nasce anche da forme di attenzione alla propria salute”.

Le fa eco anche Valeria Ferron, presidente della categoria estetica di Confartigianato Vicenza: “Si tratta di una misura di maggiore tutela, ma attenzione: non passi il messaggio che saloni o centri estetici siano luoghi poco sicuri. Garantiamo livelli di guardia e pulizia davvero importanti, questo ci viene riconosciuto dai nostri clienti. Per quanto i servizi che eroghiamo siano paragonabili a beni primari, siamo favorevoli a diffondere la massima attenzione a igiene e sicurezza, e confidiamo che questa misura aiuti sempre più persone a proteggere se stessi e chi sta loro attorno”. Tra i professionisti di bellezza qualche perplessità resta, non tanto sulle operazioni di verifica e controllo da applicare, soprattutto sulla reazione dei clienti.

“Capiamo la preoccupazione dei colleghi che temono la perdita di quei clienti che si rifiutano di ottenere il Green Pass – spiegano Scanagatta e Ferron –  ma ribadiamo che chi non vuole vaccinarsi ha comunque la possibilità di sottoporsi a tampone per recarsi nei nostri esercizi. Certamente non si deve ripetere quanto già visto nei mesi passati, specialmente durante il lock down, in cui si sono registrati casi preoccupanti di abusivismo. È evidente infatti che la gente non rinuncia alla cura del proprio corpo, e coloro che non hanno il Green Pass potrebbero assumere comportamenti poco idonei e rivolgersi ad operatori sleali che esercitano in forma irregolare”.

Confartigianato, in collaborazione con EBAV, in occasione di una indagine condotta nel 2021 ha già evidenziato come la pandemia abbia ridotto la frequentazione di saloni e centri estetici, ora si aggiunge il rischio dell’abusivismo alimentato dai clienti “no Green Pass”. “Chiediamo perciò – concludono Scanagatta e Ferron- agli Organismi di vigilanza tolleranza zero e una intensificazione di controlli e sanzioni: questo è il modo per contrastare efficacemente l’abusivismo che favorendo la diffusione del contagio, rende controproducenti quelle disposizioni che gli operatori in regola sono tenuti civilmente a rispettare nei loro locali”.