Groenlandia, Ue ritira il ‘bazooka’ anti Trump?

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(Adnkronos) – Rientrata la minaccia degli Usa di punire con dazi aggiuntivi gli Stati Ue che hanno 'osato' inviare militari in Groenlandia, scatenando l'ira di Donald Trump, l'Ue è è pronta ad archiviare, a sua volta, le contromisure che aveva ventilato. Lo strumento anticoercizione, ribattezzato 'bazooka' anche se comporta tempi lunghi ed è concepito più che altro come deterrente, non verrà attivato. "Non lo vedo accadere", conferma un alto funzionario Ue.  L'attivazione dello strumento anticoercizione era comunque in forse, anche se Trump avesse tirato diritto: alcuni Paesi Ue, come i Baltici che tengono molto all'ombrello americano, erano apertamente contrari. Viene rimessa nel fodero anche l'altra contromisura che era stata messa sul tavolo e che, se Trump avesse insistito con i dazi punitivi, sarebbe probabilmente scattata: la mancata proroga dei controdazi da 93 miliardi di euro che erano stati approvati, e poi sospesi, come contromisura alle tariffe applicate dagli Usa all'import Ue, prima dell'accordo del luglio scorso firmato da Ursula von der Leyen sui campi da golf di Trump in un resort di Turnberry, in Scozia, accordo che aveva congelato quei controdazi.   
La sospensione dei controdazi scade all'inizio di febbraio: deve essere rinnovata, affinché non entrino in vigore. Quindi, se gli States avessero tirato diritto sui dazi contro i Paesi 'rei' di aver inviato soldati in Groenlandia, sarebbe stato difficile opporsi all'entrata in vigore delle controtariffe Ue su Harley Davidson, jeans e simili, perché la sospensione, se non prorogata, scade senza che sia necessario fare alcunché. Ma, visto che Trump ha fatto marcia indietro sui dazi, i controdazi Ue resteranno sospesi: "E' una decisione che spetta alla Commissione – ha spiegato la fonte – ma, se la situazione commerciale resta invariata, allora l'accordo" di quest'estate "dovrebbe essere rispettato".  Naturalmente, se la situazione dovesse cambiare ancora, cosa non impossibile vista la "volatilità" che caratterizza le relazioni transatlantiche da quando il presidente Trump si è reinsediato alla Casa Bianca, le stesse contromisure potrebbero tornare d'attualità. "E' ovvio che tutti gli strumenti restano su tavolo – osserva la fonte – sono lì per essere usati quando è necessario". Certo le dichiarazioni di Trump di mercoledì sera, che hanno improvvisamente messo nel cassetto la prospettiva di dazi punitivi contro alcuni Paesi membri, hanno cambiato il quadro. "Ventiquattro ore fa la situazione era diversa", osserva il diplomatico.   Secondo la fonte, comunque, "dopo le minacce" formulate da Trump, l'Ue ha reagito "rapidamente, con calma ma con fermezza". Una reazione che ha funzionato, apparentemente, anche se è probabile che abbia contribuito la reazione negativa delle Borse, che Trump, uomo d'affari, non può permettersi di ignorare, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato.  E' un piano, quello finanziario, sul quale l'Ue non si arrischia a giocare, vista anche la disparità delle forze. Eventuali rappresaglie con vendite europee sui Treasuries, i buoni del Tesoro Usa, "non sono state menzionate" nel coordinamento tra le capitali Ue in vista del Consiglio di oggi, spiega l'alto funzionario.   La disputa sulla Groenlandia, che ha scatenato questa crisi di inizio anno nelle relazioni Ue-Usa, avrebbe ancora "aspetti da risolvere", secondo la fonte. A giocare un ruolo decisivo nella "de-escalation" della querelle è stato il segretario generale della Nato Mark Rutte, spiega. A quanto se ne sa, è stato raggiunto un accordo per trattare su due filoni: il primo, lavorare sul trattato esistente tra la Danimarca e gli Usa sulla Groenlandia; il secondo, "rafforzare il ruolo che la Nato svolge nella sicurezza dell'Artico".  In ogni caso, "le minacce sono rientrate, e questo è positivo". Tra Usa e Ue "c'è un accordo commerciale", quello di Turnberry, e "noi siamo partner affidabili". Quindi, niente controdazi né attivazione dello strumento anticoercizione. Certo, tutto questo non fa che confermare quello che si dice, e scrive, da anni: "L'Ue deve accelerare sull'autonomia strategica", dice la fonte.  In tutto questo, qualche problema potrebbe arrivare dal Parlamento Europeo, che si conferma sempre più riottoso nei confronti di Ursula von der Leyen. La ratifica dell'accordo commerciale Ue-Usa dell'estate scorsa è stata messa in pausa dalla maggioranza e, dopo quello che è successo in queste settimane sulla Groenlandia, convincere gli eurodeputati ad approvarlo potrebbe essere ancora più complicato.  Inoltre, la questione dell'accordo Ue-Mercosur, sul quale il Parlamento ieri ha deciso di chiedere un parere alla Corte di Giustizia Ue, cosa che allungherà i tempi, "non è all'ordine del giorno" del Consiglio Europeo. Di fatto, è possibile far entrare in vigore l'accordo commerciale in via provvisoria, senza l'assenso del Parlamento, ma su questo Commissione e Consiglio stanno facendo una sorta di gioco a rimpiattino. La Commissione ritiene che si tratti di una decisione politica, che spetta al Consiglio prendere. Per l'alto funzionario, invece, "quando il Consiglio ha approvato la firma dell'accordo, ha approvato anche la sua applicazione provvisoria". Quindi, la Commissione può procedere in autonomia, perché "il Consiglio l'ha già approvata". Trattandosi di un accordo ancora più contestato del Ceta, l'intesa commerciale con il Canada (che poi, alla prova dei fatti, si è rivelata vantaggiosa per l'Ue), gli Stati trovano conveniente mandare avanti la Commissione, affinché si attiri tutta, o parte, dell'ira di coloro che si oppongono all'accordo, come gli agricoltori francesi. La Commissione von der Leyen, per contro, non intende fare da parafulmine e cerca una copertura politica da parte dei leader. Non è chiaro quanto durerà questo gioco a nascondino, su un accordo che in Francia è diventato politicamente tossico. (di Tommaso Gallavotti)    
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