
Guerra in Iran: l’aula della Camera ha approvato oggi, giovedì 5 marzo 2026, la risoluzione di maggioranza che impegna il governo italiano “a partecipare” allo “sforzo comune in ambito Ue per sostenere, in caso di richiesta, stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana” e a “confermare il rispetto, nell’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi, del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti”.
La risoluzione parla anche del “dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza, nel perimetro di quanto autorizzato nell’area geografica di intervento, a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell’area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell’area, a tutela degli interessi primari nazionali”.
L’approvazione è stata subito duramente criticata dal Partito della Rifondazione comunista. Maurizio Acerbo, Segretario nazionale, e Anna Camposampiero, Responsabile Esteri del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea ne ha dato una lettura molto critica.
“Il governo dei patrioti e dei sovranisti lo aveva già deciso, la maggioranza parlamentare lo approva oggi. L’Italia si considera di fatto in guerra contro l’Iran e sottomessa alle volontà di Usa e Israele. Tutte le basi statunitensi e NATO sono a disposizione – dicono i due politici di Prc -.
I ministri Crosetto e Tajani hanno presentato oggi sia alla Camera che al Senato la loro proposta nella fretta di obbedire in maniera servile all’imperialismo Usa“.
L’analisi scende nel dettaglio: “Il governo si impegna a ‘rafforzare tempestivamente le capacità di difesa e protezione delle missioni italiane nei teatri operativi del Medio Oriente’. Questo – affermano Acerbo e Camposampiero – prevede il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea, antimissilistica e di sorveglianza, a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell’area, a tutela degli interessi primari nazionali”.
E ancora: “Si dichiara espressamente che tale impegno sarà funzionale alla necessità di ‘contrastare una crisi energetica per i cittadini e le imprese italiane’. Nobili motivazioni, almeno non si parla di esportazione di democrazia. Nella bozza di testo presentata non manca l’impegno ‘a partecipare con assetti nazionali‘, per sostenere in ambito UE e in caso di richiesta, gli Stati membri dell’Unione in caso di attacchi da parte iraniana, fornendo quindi copertura legale all’impiego di navi con sistema anti-droni.
Viene poi garantito il supporto logistico e l’attività addestrativa nell’uso delle basi militari presenti sul territorio, come richiesto dal presidente Trump – proseguono i rappresentanti di Prc -. Da questo governo non ci si poteva aspettare certo il rispetto del diritto internazionale invocato dal governo spagnolo, un diritto che da noi vale fino ad un certo punto, ma tale acquiescenza è sconcertante, non solo dal punto di vista etico o politico ma degli stessi interessi nazionali.
Le bollette energetiche, il costo delle materie prime, stanno crescendo in maniera esponenziale, ma da sempre, stare dalla parte di chi fomenta la guerra invece che di chi chiede il dialogo, provocherà gli effetti opposti. A pagare queste scelte saranno soprattutto i ceti popolari.
C’è da attendersi anche il ritorno del servizio di leva, come in Germania e contro cui stanno protestando oggi in vari Paesi europei, per mandare i nostri giovani a combattere per gli interessi di altri? E pensare che sono andati al governo con la demagogia del prima gli italiani. L’ennesima ragione per mandarli a casa”, concludono Maurizio Acerbo e Anna Camposampiero.

































