Il Fatto: audio VicenzaPiù con Barbagallo che “spinge” Trinca a fondere Veneto Banca in BPVi prova responsabilità di Bankitalia

Barbagallo con Zonin e Trinca in Bankitalia il 19 febbraio 2014
Barbagallo con Zonin e Trinca in Bankitalia il 19 febbraio 2014
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La situazione in cui si trova il governatore Ignazio Visco (scrive di Dal Veneto a Pop Bari, le fusioni ‘obbligate’ inguaiano Palazzo Koch che riferisce del nostro audio con Barbagallo e che riprendiamo integralmente) è talmente precaria che perfino il Pd si è rassegnato a criticare l’operato della Banca d’Italia. Dopo il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (“serve una verifica sulla vigilanza”), ieri è toccato al vicesegretario dem Andrea Orlando. “La Banca d’Italia è sia un giocatore che un arbitro – ha detto alla Reuters – Una funzione che va separata”.

Visco è alle corde perché il disastro della Popolare di Bari ripete il copione già visto nel crac delle due popolari venete, Pop Vicenza e Veneto Banca. Il modus operandi (e perfino le date) sono sovrapponibili e i risultati ugualmente disastrosi. Al netto della mala gestio, a compromettere la Popolare di Bari è stato lo sciagurato acquisto della disastrata Tercas, vivamente caldeggiato, in pratica ordinato dalla Banca d’Italia. La richiesta arriva nell’autunno 2013, mentre gli ispettori di Via Nazionale sono a Bari. L’esame si chiuderà con un responso “parzialmente sfavorevole”. Il 17 ottobre, il presidente Marco Jacobini presiede il Cda “convocato per fornire tutte le informazioni necessarie ad assumere le determinazioni sull’invito della Banca d’Italia a esaminare la sussistenza di condizioni favorevoli e verificare i profili operativi di un eventuale intervento di salvataggio di Tercas”. Il dg Vincenzo De Bustis, osserva che “è un riconoscimento della credibilità e della fiducia che la vigilanza ci accredita”, anche se avvisa che Tercas è malmessa. Nessun accenno al fatto che la Vigilanza, dal 2010 ha vietato a Bari le acquisizioni. Una settimana dopo il capo della vigilanza Carmelo Barbagallo vola a Bari per leggere al cda i risultati negativi dell’ispezione. Il giorno stesso la Popolare invia a Tercas una lettera per aprire le trattative. A giugno 2014 Bankitalia toglie il divieto e a luglio l’acquisizione si chiude. Pop Bari non si riprenderà più, nonostante un pesante aumento di capitale con azioni e obbligazioni piazzate a ignari clienti.

Gli uomini di Visco lavoravano sempre così. Qualche giorno dopo aver “convinto” Bari a prendersi Tercas, Bankitalia apre il dossier veneto. Il 6 novembre Barbagallo vola a Montebelluna (Tv) e nella sede di Veneto Banca legge gli esiti negativi di un’ispezione durata mesi. L’allora ad Vincenzo Consoli ha spiegato ai pm che Barbagallo gli ordinò, per conto di Visco, di fondersi con un istituto più solido (di “elevato standing”).

Il giorno prima Visco aveva denunciato Consoli in procura. La prescelta per il matrimonio è la Popolare di Vicenza presieduta da Gianni Zonin, banchiere assai caro alla vigilanza ma alla guida di un istituto messo decisamente peggio. Nel febbraio 2015, subentrata a Bankitalia, la vigilanza della Bce troverà 1 miliardo di capitale autofinanziato con prestiti ai clienti. Secondo Bankitalia un fenomeno di questa portata era stato nascosto alla vigilanza, che pure ispezionò la Popolare di Zonin nel 2012: un’ispezione mirata al credito, dove in circa 3 mesi vengono passate al setaccio 367 pratiche di fido, per un valore di 3,8 miliardi. Secondo i consulenti della procura in quel periodo le “baciate” ammontano già a 280 milioni, a fine 2012 supereranno il mezzo miliardo. Nello stesso periodo gli ispettori sono in Veneto Banca, e sostengono di aver trovato operazioni baciate per oltre 150 milioni.

Perché dunque invitare la prima a consegnarsi alla seconda? Secondo Consoli, il pressing è stato tale che il 27 dicembre 2013 è costretto a fiondarsi nella tenuta di Zonin ad Aquileia, dove il banchiere viticoltore gli dice che la fusione si fa alle sue condizioni e che ha Visco dalla sua parte. In audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche il governatore e Barbagallo hanno sempre smentito di aver indicato loro l’operazione.

Ieri il sito VicenzaPiù ha pubblicato la registrazione di un incontro tenutosi a febbraio 2014 nella sede di Bankitalia a Roma tra Barbagallo, Zonin e il presidente di Veneto Banca Flavio Trinca. La trascrizione dell’audio (“Barbagallo con Zonin e Trinca in Bankitalia il 19 febbraio 2014, il verbale “secretato” dell’incontro: le due venete insieme ora o mai più!“, ndr) riporta Trinca che si lamenta delle pretese di Zonin. A un certo punto Barbagallo prova a rassicurarlo sul fatto che chi comanda si deciderà in un secondo tempo. Gli ricorda però che la cosa si deve decidere prima del 4 novembre 2014, perchè poi la vigilanza passerà alla Bce (“non saremo più noi a decidere…”).

Un mese dopo Consoli incontra i vertici di Banca Etruria in casa del ministro Maria Elena Boschi per discutere di una difesa comune dalle prepotenze della vigilanza, che ha chiesto anche ad Arezzo (dove siede il padre della Boschi) di consegnarsi a Zonin. Consoli sarà arrestato nel 2016 per le accuse di Bankitalia di tre anni prima. Se la fusione fosse andata in porto il botto delle due venete forse sarebbe stato ancora più fragoroso. Come è successo a Bari con Tercas.

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