
Dopo la sospensione della decisione da parte della Conferenza dei Servizi in Provincia di Vicenza lo scorso 9 dicembre, e dopo che, nella stessa giornata, la riunione dei tecnici della Commissione Via si era conclusa con un “sì con prescrizioni”, il Comitato Tuteliamo la Salute, in lotta contro il Progetto Silva a Montecchio Precalcino, ha scelto di farsi ascoltare dai “piani alti”.
Lo scorso 14 agosto il Comitato aveva inviato una petizione direttamente alla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea per segnalare la violazione di normative europee, nel caso in cui il progetto Silva venisse approvato.
Questa mattina, nell’ufficio di Cristina Guarda (Stradella dei Tre scalini, 12 a Vicenza), l’onorevole e vicepresidente della Commissione per le Petizioni presso il Parlamento Europeo ha fatto il punto sui prossimi passi a Bruxelles, dopo che il presidente della Commissione Bogdan Rzonca nei giorni scorsi ha dato riscontro positivo al ricevimento della petizione e contemporaneamente ha avviato un’indagine preliminare sulla questione. La petizione, inoltre, è stata inviata per conoscenza alla Commissione europea per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare.
“Le autorità europee ci hanno ascoltato, cosa che altri enti e istituzioni locali non hanno fatto” chiosa Jacopo Graziani, portavoce del Comitato e firmatario della petizione inviata all’Unione Europea.

L’iter prevede ora un’analisi dal punto di vista tecnico, ci sarà poi un incontro con i coordinatori dei gruppi politici che operano nella Commissione per definire la data della discussione a cui prenderanno parte i membri del Comitato che potranno esprimere la loro posizione. Da qui partirà un periodo di tempo durante il quale le parti tecniche discuteranno potendo avvalersi anche di supporto di tecnici esterni. Si andrà infine al voto che, se favorevole, porterà la petizione in carico alla Commissione Europea competente sulla tematica.
Il Parlamento Europeo si dovrà dunque esprimere verificando l’effettiva violazione delle normative europee segnalate, in particolare della Direttiva Quadro per l’Azione Comunitaria in materia di acque.
“Nel giro di 2 o 3 mesi auspico che si arrivi alla discussione in Parlamento Europeo. Se sarà necessario la petizione potrebbe andare anche in plenaria” dichiara l’onorevole Guarda, che osserva come il territorio di Montecchio Precalcino sia stato già in passato oggetto di una cattiva gestione, con il trasporto di rifiuti in una zona di ricarica di falda estremamente delicata e accanto alle risorgive del fiume Bacchiglione.

È intervenuto anche Carlo Cunegato, neoeletto al consiglio regionale del Veneto, che ha sottolineato come le vicende quali Miteni, Pedemontana Veneta e Silva Srl, raccontino un modello di sviluppo che, sull’altare del profitto, sacrifica la salute dei cittadini, oltre che la tutela ambientale.
Il progetto Silva, lo ricordiamo, prevede l’installazione di tre nuovi impianti: uno per la sterilizzazione termica di rifiuti ospedalieri pericolosi (provenienti da fuori provincia), un impianto per la rigenerazione di sabbie da fonderia, con aumento della capacità da 15mila a 70mila tonnellate annue, e il terzo dovrebbe essere un deposito di rifiuti pericolosi e non, liquidi e solidi, comprendente sostanze altamente tossiche e corrosive.
Tra le domande, un giornalista chiede all’On. Guarda se l’attenzione verrà posta anche sul fatto che i siti identificati per lo smaltimento dei materiali contenenti PFAS/PFBA sono stati scelti a seguito dell’autorizzazione fornita dall’ingegnere Pellegrini, e dunque se tali autorizzazioni sono state fatte a norma di legge. Guarda risponde di aver fatto una richiesta di accesso agli atti presso la Procura al fine di verificare i passaggi intercorsi.
Va sottolineato, inoltre, facendo un passo indietro nella cronistoria del Progetto, che i tecnici di Silva-Ecoeridania incaricati di stilarlo non sapevano nulla della zona né delle problematiche correlate. “Certamente sono state fatte delle sottovalutazioni della pericolosità del progetto, perché in sé è perfetto ma va a insediarsi in un’area pesantemente martoriata” comunica Rossella Maccà, rappresentante del Comitato Tuteliamo la Salute.
Qualcun altro in sala evidenzia come tutto sia partito da un fallimento, ovvero l’ampliamento del progetto è una modalità economica diffusa per consentire una rivalutazione dell’area e dunque una bonifica a costo zero, qual è dunque l’accordo che sottostà al fallimento? Perché i tribunali fallimentari fanno “promozione immobiliare”?
Un membro del Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa mette in luce come nella Commissione Via che lo scorso 9 dicembre ha dato un’approvazione con prescrizioni al progetto, vi siano membri di ARPAV, Ulss 7 Pedemontana, etc, e dunque si potrebbe nascondere un conflitto d’interessi.
Diverse, quindi, le zone d’ombra correlate al progetto Silva.

Intanto, resta evidente che vi è una carenza normativa a livello nazionale e regionale, per cui non vi sono restrizioni o divieti di presentare progetti o di autorizzare aziende che trattano rifiuti di un certo tipo in zone di ricarica di falda. Massimiliano Zaramella, presidente del consiglio comunale di Vicenza, nonché medico attento alle tematiche dei PFAS, ritiene infatti sia necessario trovare soluzioni a monte, ovvero a livello regionale o nazionale, o addirittura chiedendo lo stato di emergenza a causa dell’inquinamento delle acque.
Melissa Peruzzo, presidente del Comitato Tuteliamo la Salute conclude: “Se la Regione avesse già approvato le zone di salvaguardia, il progetto Silva non sarebbe possibile. Auspichiamo che l’intervento Europeo dia un’accelerata anche alla decisione della Giunta”.
Intanto, a gennaio la Conferenza dei Servizi dovrà esprimersi in modo definitivo sul progetto Silva Srl; il Comitato ha richiesto alla Provincia di Vicenza che l’incontro sia posticipato dopo la discussione in Europarlamento.

































