Patrimonio dell’umanità La giuria: «Dossier italiano incompleto e poco chiaro» Tutto rimandato al 2019

Niente da fare, nonostante il sogno accarezzato a lungo le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, nel Trevigiano, non entrano, almeno per ora, nel Registro del Patrimonio del Patrimonio mondiale dell’Umanità, la prestigiosa lista Unesco. Non è stata infatti raggiunta la maggioranza richiesta per l’iscrizione (tra i 21 votanti hanno votato a favore 12 Paesi, contro 9) e l’appuntamento è stato rinviato al 2019 anche perché non era possibile negare le alte potenzialità della candidatura ma «gli elementi di unicità devono essere meglio precisati», in quanto il dossier risulta «incompleto» e «non chiaro» ed è quindi necessaria una «rielaborazione».
Per questo «si invita l’Italia a presentare il prossimo anno il dossier con le correzioni richieste».
In poche parole, nulla è davvero perduto e le carte da giocare per il Prosecco del Trevigiano sono alte, sebbene altrettanto grande è la delusione da parte del comitato promotore della candidatura e dallo stesso governatore Luca Zaia. «L’esito non è positivo non certo per motivi ambientali – commenta la voce autorevole del comitato Amerigo Restucci – ma perché l’organo tecnico di valutazione ritiene che il territorio veneto non sia unico nel suo genere». Il sospetto è che quello che in realtà non avrebbe convinto del tutto i commissari Unesco è che le colline coltivate a vigneto non avrebbero quel di più che giustifica la tutela in quanto patrimonio dell’umanità.
Restucci, tuttavia, non si arrende: «Al di là dell’esito gli stessi valutatori sottolineano le bellezze del nostro territorio, la capacità gestionale, la storicità di una terra di cui, nel giudizio di valutazione, si sottolinea il valore mondiale». Ce l’ha fatta invece Ivrea: è il 54esimo sito Unesco italiano, come «città ideale della rivoluzione industriale del Novecento». Un riconoscimento che va a una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti, nata e sviluppata dal movimento Comunità e qui pienamente portata a compimento, in cui il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori è considerato parte integrante del processo produttivo». Critica la Coldiretti sulla bocciatura dell’area di produzione del prosecco. Per l’associazione degli agricoltori si tratta di una decisione che «mortifica il grande valore culturale e ambientale che l’agricoltura riveste in un territorio in cui sono coinvolti 15 Comuni e oltre 3.000 agricoltori che operano su circa 5 mila ettari di vigneto. In termini di produzione vinicola sono prodotti ben 655.211 ettolitri di vino certificato come Docg». Quindi, dopo l’iscrizione di “Coteaux, Maisons et Caves de Champagne” e del “Climats du vignoble de Bourgogne” nella Lista del Patrimonio Unesco, quello del prosecco sarebbe stato un atto quantomeno coerente. Ma tant’è».

Intanto l’Italia può contare su altri “tesori” iscritti nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. L’elenco tricolore comprende, tra gli altri, l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l’Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013) e la vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’arte dei pizzaiuoli napoletani (2017) e la Falconeria, iniziativa cui l’Italia partecipa assieme ad altri 17 Paesi. 

di Damiana Verucci da Il Tempo