Inceneritore di Schio, la battaglia del Coordinamento NBIF: “Salute a rischio e silenzi assordanti”

68
inceneritore schio
Presidio del Coordinamento Non Bruciamoci il Futuro sabato 24 gennaio 2026, di fronte all'inceneritore di Ca' Capretta a Schio

Il Coordinamento Non Bruciamoci il Futuro promette una dura battaglia contro le trame che si dipanano dall’inceneritore di Schio e che, secondo gli attivisti, minacciano la salute dei lavoratori, dei residenti e l’integrità dell’ambiente.

Il concetto è stato ribadito con forza durante il presidio dello scorso fine settimana proprio di fronte all’impianto di Ca’ Capretta, che ha visto la partecipazione di circa sessanta persone, tra cui l’ex consigliere regionale di AVS, Renzo Masolo.

Al centro della protesta vi è l’allarme suscitato dalle immagini pubblicate da VicenzaToday.it su presunte condizioni critiche negli ambienti di lavoro: si parla di “principi di incendio” e dispersione di polveri sottili. La società di gestione, l’ex AVA oggi confluita in ViAmbiente, ha minimizzato definendo i fatti come parte del “normale funzionamento” e negando criticità o elementi di preoccupazione.

La replica degli attivisti: “Offesa l’intelligenza dei cittadini”

La reazione del Coordinamento non si è fatta attendere: “Lascia basiti e offende l’intelligenza dei cittadini che la società derubrichi a ‘normale funzionamento’ un principio d’incendio o la dispersione di ceneri leggere”. Gli ambientalisti ricordano che, secondo i documenti della stessa società, tali ceneri sono classificate come rifiuti pericolosi contenenti sostanze cancerogene e tossiche.

Le prescrizioni dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) impongono che lo stoccaggio avvenga in contenitori a tenuta per evitare il trasporto eolico delle polveri. “Cosa dire di quelle immagini che mostrano come queste prescrizioni siano disattese, mettendo a rischio i lavoratori e persino le scolaresche in visita?”, si chiedono dal Coordinamento.

Un “silenzio assordante” dai sindaci e dalla politica

Il Coordinamento NBIF denuncia un isolamento istituzionale, interrotto solo dalla segnalazione agli organi competenti effettuata dalla Sindaca di Schio, Cristina Marigo. “Siamo stanchi di rincorrere amministratori delegati e sindaci. Abbiamo raccolto oltre 4000 firme contro l’ampliamento dell’inceneritore di Ca’ Capretta, fonte sicura di inquinamento e voragine di denaro pubblico sottratto a una gestione virtuosa dei rifiuti”.

Secondo gli attivisti, la strategia della “lobby dei rifiuti” sarebbe quella di inibire il miglioramento della differenziata per giustificare la necessità di bruciare. Una critica feroce che punta il dito contro la trasformazione dei rifiuti in puro business a scapito della salute pubblica.

Schio, inceneritore: dalla denuncia alla piazza: “Faremo sentire la nostra voce”

La nota di chiusura del Coordinamento è un attacco frontale a quella che definiscono una “narrazione mendace” su un impianto ritenuto vetusto e nocivo. “Diciamo basta all’omertà, alle connivenze politiche e all’ecologismo di facciata. Non pretendiamo più nulla da sindaci e amministratori delegati: da oggi la nostra voce si alzerà nelle piazze, di fronte all’inceneritore e vicino a ogni cassonetto”.

Il grido finale, “Non brucerete il nostro futuro!”, segna l’inizio di una nuova fase di mobilitazione che promette di portare il tema della gestione dei rifiuti di ViAmbiente al centro del dibattito politico provinciale per tutto il 2026.