
ROMA (ITALPRESS) – Lo schianto dell’F-35A Lightning II della US Air Force a gennaio scorso all’Eielson Air Force Base, vicino Fairbanks, in Alaska, fu causato dal malfunzionamento dei sistemi idraulici. In quella circostanza il pilota riuscì ad attivare la manovra di espulsione in sicurezza riportando solo lievi ferite. E’ quanto è emerso dall’inchiesta di un’apposita commissione dell’Air Force (Accident Investigation Board, AIB), che ha reso pubblico un rapporto dettagliato sui motivi alla base del malfunzionamento del sofisticato velivolo stealth.
L’incidente, avvenuto il 28 gennaio 20025, è avvenuto poco dopo il decollo, quando il pilota si è accorto che il carrello anteriore non si stava retraendo e, successivamente, non si allineava correttamente durante il tentativo di estensione, restando inclinato verso sinistra di circa 17 gradi. A quel punto, il pilota ha attivato una conferenza telefonica in volo della durata di 50 minuti con cinque ingegneri Lockheed Martin, tra cui esperti di software, sicurezza di volo e sistemi del carrello, assistiti dal Supervisor of Flying e dal personale di controllo del traffico aereo. Su consiglio degli ingegneri, sono stati effettuati due tentativi di “touch-and- go” (atterraggio rapido senza fermarsi): entrambi sono risultati fallimentari e hanno aggravato la situazione, provocando la formazione di ghiaccio anche nelle gambe del carrello principali. Ciò ha mandato in confusione i sensori “Weight on Wheels” (WoW), inducendo il sistema di bordo a credere che l’aereo fosse già atterrato, attivando la modalità di funzionamento da terra (“ground-operation mode”) malgrado l’aereo fosse ancora in volo, rendendolo di fatto incontrollabile. Di conseguenza, il pilota ha dovuto espellersi mentre l’aereo, ormai fuori controllo, è precipitato, schiantandosi. La sequenza del jet che cade verticalmente ed esplode in un incendio è stata immortalata in video da testimoni e condivisi online.
L’analisi post-incidente ha rivelato che circa un terzo del fluido idraulico era composto da acqua, presenza del tutto anomala, soprattutto in condizioni di freddo estremo come quelle dell’Alaska, dove le temperature quel giorno – e sul terreno – si attestavano attorno allo zero Fahrenheit (circa -18 °C). L’inchiesta ha inoltre segnalato carenze significative nelle procedure di manutenzione e conservazione dei fluidi idraulici: i barili non erano adeguatamente controllati o sigillati, mancava una corretta documentazione del loro contenuto e la gestione dei materiali pericolosi risultava carente. Tutto ciò ha reso difficile stabilire con precisione quando fosse avvenuta la contaminazione, anche se è plausibile che il problema sia nato durante un precedente impiego in Giappone.
Nonostante le criticità, il colonnello Michael B. Lewis, presidente della commissione d’indagine, ha lodato la reazione del pilota e del team di terra, affermando che “hanno gestito con ammirevole professionalità una situazione mai vista nella flotta F- 35”. Tuttavia, ha evidenziato che gli ingegneri presenti alla conferenza in volo avrebbero potuto fare riferimento a una circolare di manutenzione del 2024, pubblicata da Lockheed Martin, che metteva in guardia contro le anomalie dei sensori in condizioni di freddo estremo. Seguendo quell’avviso, avrebbero probabilmente consigliato un atterraggio completo o un’espulsione controllata piuttosto che l’esecuzione del secondo touch-and-go. Nove giorni dopo, un altro F-35 della stessa base ha incontrato un problema simile legato al gelo nei sistemi idraulici, ma in quel caso il pilota è riuscito a effettuare un atterraggio sicuro, suggerendo che il jet di gennaio avrebbe potuto essere recuperato senza incidenti gravi.
– foto IPA Agency –
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