
In Italia la violenza sui minori continua a rappresentare una realtà drammatica, spesso silenziosa, che si manifesta principalmente all’interno delle mura domestiche. Nel 2025, i dati ufficiali parlano chiaro: sono stati registrati oltre 7.200 reati a danno di bambini e adolescenti, con un incremento significativo rispetto agli anni precedenti, confermando una crescita costante negli ultimi dieci anni.
Questi numeri, già di per sé allarmanti, raccontano solo in parte la portata del fenomeno, perché molte situazioni di abuso rimangono nascoste, segnalate solo successivamente attraverso i servizi sociali o sanitari quando emergono segni di maltrattamento. Secondo le stime più recenti, i minorenni vittime di maltrattamento in Italia sono oltre 91.000, una cifra che include bambini che accedono ai servizi sociali per motivi diversi e solo in un secondo momento risultano essere stati vittime di violenza.
La violenza nei confronti dei minori non è mai un fatto isolato, ma un fenomeno complesso che varia in base all’età della vittima, al tipo e alla gravità della violenza, al contesto in cui avviene, alla durata dell’esposizione e al rapporto con l’autore del gesto. Più del 90% degli abusi avviene tra le mura domestiche, spesso da parte di chi dovrebbe proteggere i bambini: genitori, partner del genitore o tutori. Questa dinamica genera traumi profondi, difficili da riconoscere e denunciare, perché i bambini vivono conflitti emotivi intensi, spesso interiorizzando il senso di colpa o subendo meccanismi di negazione e minimizzazione del fenomeno. Le conseguenze psicologiche sono devastanti e possono sfociare in disturbi da stress post-traumatico, dissociazione, problemi relazionali e difficoltà nello sviluppo emotivo e cognitivo.
Il disturbo da stress post-traumatico, secondo la letteratura psicologica, è un disturbo d’ansia che insorge in seguito a eventi traumatici caratterizzati da paura intensa, impotenza o orrore estremo. Nei minori, il trauma può derivare da abusi sessuali, maltrattamenti fisici, violenza assistita o esperienze di pericolo estremo. I sintomi comprendono la rivisitazione continua dell’evento, evitamento di persone o situazioni associate al trauma, ipervigilanza, disturbi emotivi e difficoltà a mantenere il funzionamento quotidiano. Questi effetti possono manifestarsi entro pochi mesi dall’evento, ma talvolta emergono anche anni dopo, complicando il riconoscimento e l’intervento tempestivo. Le crisi emotive dei minori sono spesso accompagnate da confusione, tensione, sensazioni di inefficacia e impotenza, fino a manifestazioni fisiche come rigidità muscolare, respirazione superficiale e postura contratta, segni concreti del trauma che il corpo continua a registrare.
Nei casi di abuso sessuale, il trauma può generare dissociazione, un meccanismo di difesa attraverso cui la mente isola i ricordi e le emozioni legate all’esperienza traumatica, proteggendo il bambino dal dolore immediato. Questa difesa, però, può diventare un modello di risposta automatico che persiste nella vita adulta, determinando difficoltà relazionali, problemi sessuali, depressione, aggressività o tendenze autodistruttive. La dissociazione è strettamente legata all’età del bambino al momento dell’abuso: quanto più precoce è stato l’evento, tanto più profonda può essere la scissione tra il ricordo del trauma e la consapevolezza cosciente, rendendo difficile la guarigione senza interventi specializzati.
La cronaca recente offre esempi drammatici di queste dinamiche. A Catania, nel 2025, un bambino è stato brutalmente picchiato dal padre, ripreso in un video virale nel quale l’uomo si faceva chiamare “padrone”, costringendo il figlio a insultarlo mentre lo colpiva ripetutamente con un cucchiaio di legno. Il bambino e le sue tre sorelline, testimoni della scena, sono stati posti sotto tutela della madre e della nonna, mentre l’autore è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia. Episodi come questo testimoniano quanto la violenza domestica possa essere invisibile e normale nel contesto familiare, ma profondamente traumatica e con effetti duraturi sullo sviluppo emotivo dei bambini.
Il trauma infantile ha ripercussioni immediate e di lungo periodo: a breve termine si manifestano disturbi del sonno, alterazioni dell’appetito, incubi e comportamenti disorganizzati; a medio termine emergono depressione, bassa autostima e difficoltà relazionali; a lungo termine compaiono irritabilità, sfiducia, ipervigilanza, intorpidimento emotivo e difficoltà a godere della vita. La vergogna e la colpa diventano sentimenti centrali, condizionando l’identità del minore e ostacolando la possibilità di cercare aiuto. La guarigione richiede un processo complesso, che passa attraverso l’accettazione della verità, l’espressione dei sentimenti e la trasformazione del dolore in resilienza.
L’evidenza scientifica e le raccomandazioni internazionali sottolineano il ruolo fondamentale del contesto familiare e sociale nella prevenzione e nel recupero dai traumi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consiglio d’Europa, il sostegno dei caregiver, la protezione istituzionale e l’educazione sociale sono fattori determinanti per ridurre l’impatto dei traumi e prevenire la cronicizzazione dei disturbi. La presenza di reti di supporto solide, insieme a interventi tempestivi dei servizi sociali e sanitari, può fare la differenza tra un’infanzia segnata da danni permanenti e la possibilità di ricostruire un percorso di normalità.
Nonostante gli strumenti istituzionali e le campagne di sensibilizzazione, permane un alto tasso di under-reporting: molti episodi di violenza non vengono denunciati per paura, vergogna o sfiducia nelle istituzioni. Il silenzio e l’invisibilità della violenza domestica alimentano il ciclo del trauma e favoriscono la persistenza di comportamenti abusivi, lasciando i bambini soli e vulnerabili. La lotta contro la violenza sui minori richiede quindi non solo interventi legislativi e operativi, ma un cambiamento culturale profondo, che promuova la consapevolezza, il riconoscimento dei segnali di maltrattamento e la protezione dei più piccoli come priorità assoluta.



































