
Gli infortuni sul lavoro in Veneto toccano il livello più alto negli ultimi cinque anni, al netto degli eventi imputabili al Covid. A destare particolare allarme è soprattutto l’incremento degli episodi con esito mortale, un dato che emerge chiaramente dal rapporto curato dalla Fondazione Corazzin per conto della Cisl Veneto, che impone di rimettere immediatamente in cima all’agenda politica la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.
Nel corso del 2025 sono stati denunciati all’Inail complessivamente 71.867 incidenti: di questi, 60.237 sono avvenuti in occasione di lavoro, mentre 11.630 si sono verificati in itinere. Si tratta di un aumento di 1.681 casi rispetto all’anno precedente (+2,4%) e di 2.935 rispetto al 2020 (+4,25%). Escludendo il picco del 2022, ancora condizionato dalle denunce per virus pandemico, quello attuale è il dato più elevato del quinquennio.
Il segretario generale di Cisl Veneto, Massimiliano Paglini, sottolinea come l’impegno per la salute e la sicurezza debba restare massimo, specialmente alla luce di una crescita che appare ormai strutturale. Torna infatti a salire anche il tasso di denunce in rapporto alla platea totale degli occupati: nel 2025 è stato del 3,23%, dopo essere rimasto stabile al 3,13% nel precedente biennio.
Il quadro diventa drammatico se si analizzano le morti bianche: il 2025 ha visto 111 vittime, tornando sopra la soglia psicologica dei cento decessi dopo il miglioramento del 2024. Se da un lato migliorano i dati sulle menomazioni gravi (scese a 147 casi nel 2024), dall’altro esplodono le denunce di malattia professionale, che nel 2025 hanno raggiunto quota 5.990 (+8,7% sul 2024).
L’aumento degli infortuni si concentra soprattutto nelle province di Padova (+6,9%) e Verona (+4%). In controtendenza Belluno (-2,8%) e Rovigo (-3,3%), anche se proprio a Rovigo si è registrato un balzo inquietante dei decessi (da 1 a 8), così come a Vicenza, passata da 8 a 19 vittime. Preoccupa inoltre il dato generazionale: gli infortuni tra gli under 25 aumentano di 1.177 casi, mentre le morti si concentrano nella fascia 45-54 anni, con 42 vittime (il doppio rispetto al 2024). Sotto il profilo del genere, il 66% degli incidenti coinvolge uomini e il 34% donne.
Sui dati della Fondazione Corazzin intervengono con forza i consiglieri regionali del Partito Democratico Monica Sambo, Chiara Luisetto, Giampaolo Trevisi e Alessandro Del Bianco. “Non parliamo solo di numeri più alti in termini assoluti, ma di un peggioramento dell’incidenza complessiva, segnale che impone una riflessione seria sulla qualità e sulla sicurezza del lavoro nel territorio veneto”, dichiarano gli esponenti dem.
“La sicurezza non può essere un tema secondario o emergenziale: deve diventare una priorità strutturale dell’azione regionale”, proseguono i consiglieri, chiedendo alla Regione di intensificare il dialogo con i sindacati e potenziare i controlli ispettivi. “È necessario un investimento strutturale sulla cultura della sicurezza, fatto di formazione e responsabilità condivisa tra istituzioni e imprese”. I consiglieri hanno già annunciato che porteranno i dati in sede consiliare per chiedere una discussione urgente nelle commissioni competenti.






































