Infortuni sul lavoro nel Vicentino, Prc: “Più incidenti, morti raddoppiati. La precarietà e lo sfruttamento uccidono”

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La Federazione di Vicenza del Partito della Rifondazione Comunista interviene sui casi recenti e non di infortuni sul lavoro nel Vicentino. L’ultimo, in ordine cronologico, il ferimento di due operai a causa di uno sversamento di acido in una impresa a Zané.

“I dati – affermano da Prc Vicenza – elaborati dal Centro Studi di Cisl Vicenza su fonte Inail (leggi qui) fotografano una realtà drammatica: nel 2025 in provincia di Vicenza sono state presentate 13.138 denunce di infortunio sul lavoroin aumento rispetto al 2024, e le vittime sono salite a 19, più del doppio rispetto alle 8 dell’anno precedente.

Non siamo di fronte a una fatalità, ma al prodotto diretto di un modello economico fondato su precarietà, bassi salari, appalti al massimo ribasso e compressione sistematica dei diritti. Quando il lavoro è povero e sottopagato, quando si lavora con contratti instabili o in subappalto, la sicurezza diventa la prima voce a essere sacrificata.
Il manifatturiero – con 4.194 infortuni – resta il settore più colpito, seguito da commercio e costruzioni. È nei comparti dove la pressione sui tempi, sui costi e sulla produttività è più alta che si concentra il rischio maggiore. E non è un caso che proprio in questi ambiti si registrino anche i dati più gravi sul fronte dei decessi“.

Rifondazione comunista Vicenza si dice inoltre impressionata dal dato relativo ai lavoratori straniericoinvolti nel 39% degli infortuni, a fronte di una presenza nel mercato del lavoro provinciale molto inferiore. “Parliamo spesso di persone impiegate nelle mansioni più pesanti e meno tutelate, con maggiori difficoltà linguistiche e contrattuali, ricattabili perché più esposte al bisogno di reddito e al rischio di perdere il lavoro – è l’analisi del partito -. È il volto concreto di un sistema che scarica i costi della competitività sui più deboli”.

Anche la distribuzione per età dimostrerebbe che il problema sia strutturale: “Giovani lavoratori, spesso inseriti con contratti precari e formazione insufficiente, e lavoratori più anziani, sottoposti a carichi e ritmi incompatibili con la tutela della salute, pagano un prezzo altissimo”.

Per il Partito della Rifondazione Comunista vicentino non bastano generici richiami alla prevenzione degli infortuni sul lavoro oltre che dei decessi. “Serve un cambio radicale di rotta: riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; salario minimo legale che garantisca una vita dignitosa; stop agli appalti al massimo ribasso; potenziamento reale degli organi ispettivi e delle sanzioni compresa l’introduzione dell’omicidio sul lavoro la dove vi siano gravi mancanze comprovate da parte del datore di lavoro; investimenti strutturali in formazione e sicurezza; piena tutela dei lavoratori migranti e contrasto a ogni forma di sfruttamento.

La sicurezza che noi vogliamo è vedere tornare a casa i nostri cari sani e salvi dal lavoro e non può essere subordinata al profitto. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta collettiva e una responsabilità politica. Finché il lavoro resterà povero e precario, continuerà a essere anche più pericoloso”, conclude la Federazione di Vicenza del Partito della Rifondazione Comunista.