Iran. ANPI, M5S e ORA! a confronto dopo la manifestazione di Vicenza: sì a libertà e no a repressione ma anche a interventi unilaterali

147
Vicenza in piazza per l'Iran, l'intervento di Riccardo Ferraro, coordinatore vicentino degli iscritti di ORA
Vicenza in piazza per l'Iran, l'intervento di Riccardo Ferraro, coordinatore vicentino degli iscritti di ORA!

Dalla condanna senza appello della repressione in Iran alla richiesta di un ruolo centrale dell’ONU e del diritto internazionale senza pericolosi interventi unilaterali: le prese di posizione di ANPI, ORA! e Movimento 5 Stelle dopo la manifestazione di Vicenza.

La repressione in corso in Iran e le mobilitazioni di solidarietà che attraversano l’Italia continuano a suscitare prese di posizione articolate e, in alcuni casi, divergenti anche nel territorio vicentino. Dopo la manifestazione svoltasi oggi, domenica 18 gennaio, in piazza delle Erbe a Vicenza, diverse forze politiche e associative (da quello che ci risulta gli inviti di Azione sono stati… selettivi e autopromozionali e vari  gruppi e partiti presenti si sono “auto invitati”, ndr) hanno voluto chiarire il proprio punto di vista, condividendo l’obiettivo della difesa dei diritti umani ma differenziandosi su metodi, alleanze e strumenti di intervento internazionale.

La posizione dell’ANPI: condanna del regime ma no alla guerra

Luigi Poletto, presidente ANPI sezione città di Vicenza Nello Boscagli "Alberto"
Luigi Poletto, presidente ANPI sezione città di Vicenza Nello Boscagli “Alberto”

L’ANPI di Vicenza ha condannato «con la massima fermezza» la repressione in atto in Iran, definendo il regime degli ayatollah come clerico-fascista e stragista. Numerosi iscritti hanno partecipato alla manifestazione cittadina, pur sottolineando come l’iniziativa non fosse stata costruita in modo unitario e realmente inclusivo.

Nel documento diffuso, l’ANPI richiama la violenta repressione del movimento “Donna, Vita, Libertà”, la minaccia della pena di morte contro i manifestanti e una situazione interna che rischia ulteriori stragi. Viene ricordato anche il passato dell’Iran sotto lo scià Reza Pahlavi, quando – con l’appoggio di potenze straniere – migliaia di oppositori furono torturati e uccisi dalla polizia segreta SAVAK.

Secondo l’ANPI, la rivolta attuale nasce da una gravissima crisi sociale, aggravata dalle sanzioni internazionali e dalla sistematica negazione dei diritti civili, a partire da quelli delle donne. Da qui l’appello a un intervento urgente delle Nazioni Unite, unico soggetto legittimato a fermare i massacri e a consentire al popolo iraniano una scelta libera del proprio futuro politico e sociale.

Netta anche la contrarietà a qualsiasi intervento militare esterno: un’azione unilaterale di Stati Uniti o Israele, viene sottolineato, rappresenterebbe un ulteriore strappo al diritto internazionale e rischierebbe di innescare una pericolosa escalation in tutto il Medio Oriente.

Il Movimento 5 Stelle: solidarietà all’Iran sì, ma con chiarezza e coerenza

Giovanni Glorioso referente vicentino del Movimento 5 Stell
Giovanni Glorioso referente vicentino del Movimento 5 Stelle

Diversa, ma non contraddittoria nei principi, la posizione del Movimento 5 Stelle. In un articolato intervento firmato da Giovanni Glorioso, rappresentante del gruppo territoriale “Città di Vicenza”, il M5S ha spiegato le ragioni della mancata partecipazione alla manifestazione di piazza delle Erbe.

Il Movimento ribadisce la piena solidarietà al popolo iraniano e la condanna del regime di Ali Khamenei, richiamando quanto avvenuto pochi giorni prima a Roma, dove PD, M5S e AVS hanno partecipato alla manifestazione promossa da Amnesty International e Women Life Freedom for Peace and Justice. In quell’occasione, Giuseppe Conte ha chiarito che l’astensione del M5S in Senato era legata esclusivamente alla richiesta di una condanna esplicita delle opzioni militari unilaterali.

A Vicenza, invece, il Movimento segnala di non essere stato coinvolto nell’organizzazione e di aver nutrito perplessità rispetto alla composizione della piazza, ritenuta «troppo affollata» da sigle giudicate incoerenti su altri scenari internazionali, come la questione israelo-palestinese o il Venezuela. Per il M5S, il principio dell’autodeterminazione dei popoli e il ricorso esclusivo agli strumenti della comunità internazionale devono valere sempre, senza doppi standard.

ORA!: presenza in piazza e pressione politica, non militare

Alla manifestazione vicentina era presente anche ORA!, il nuovo partito politico nato nell’ottobre 2025. «Siamo in piazza perché è giusto esserci», ha dichiarato Riccardo Ferraro, coordinatore vicentino del movimento, spiegando che la mobilitazione serve a inviare un segnale di vicinanza ai cittadini iraniani che lottano per libertà, democrazia e condizioni di vita dignitose.

ORA! ribadisce il sostegno ai popoli oppressi, ma esclude qualsiasi ipotesi di intervento armato: la strada indicata è quella di pressioni politiche e sanzioni internazionali contro un regime definito “morente”, affinché lasci spazio a un cambiamento guidato dagli stessi iraniani.

A livello nazionale, il segretario Michele Boldrin ha aderito all’appello di Carlo Calenda per una mobilitazione trasversale, che superi gli schieramenti politici interni e rimetta al centro la difesa dei diritti umani e del diritto internazionale, dall’Iran all’Ucraina, dalla Palestina al Venezuela.

Iran, un tema che attraversa le piazze e la politica

Le diverse posizioni espresse dopo la manifestazione vicentina mostrano come il tema dell’Iran non divida sull’obiettivo – la difesa dei diritti e della libertà – ma sul come perseguirlo. Tra condanna senza appello del regime, rifiuto della guerra, centralità dell’ONU e richiesta di coerenza nel diritto internazionale, il dibattito resta aperto con Luca Fantò (Psi Vicenza) che nel suo intervento in piazza ha invitato tutti a non dividersi su questioni fondamentali come quella della libertà in Iran.

Un elemento, comunque, accomuna tutte le voci: la convinzione che la battaglia del popolo iraniano non sia solo una questione interna, ma una sfida globale che interroga l’Europa e la comunità internazionale sulla capacità di difendere davvero i diritti umani, ovunque vengano calpestati.