La Fenice trionfa a Shanghai, dieci minuti di applausi per ‘Tosca’

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(Adnkronos) – Oltre dieci minuti di applausi e ovazioni hanno salutato la «Tosca» di Giacomo Puccini con cui il Teatro La Fenice di Venezia ha inaugurato la nuova Shanghai Grand Opera House. Un successo che ha suggellato una serata di grande musica e diplomazia culturale, davanti a circa duemila spettatori riuniti nella Harmony Hall, la sala principale del nuovo complesso lirico cinese. Protagonista la compagnia veneziana, accolta con entusiasmo al termine della rappresentazione e al centro di un evento che rafforza il dialogo artistico tra Italia e Cina. 

L’apertura del teatro, progettato dallo studio norvegese Snøhetta insieme all’East China Architectural Design & Research Institute, ha scelto dunque uno dei titoli più celebri del repertorio operistico italiano per presentarsi al pubblico. Una scelta dal forte valore simbolico, sottolineata dalle autorità presenti e dal successo ottenuto dagli interpreti. 

«Questa serata è una grande proiezione culturale», ha dichiarato l’ambasciatore italiano in Cina, Massimo Ambrosetti, che prima dello spettacolo ha voluto incontrare personalmente orchestrali, coristi, tecnici e dipendenti della Fenice. Il diplomatico ha evidenziato la crescita della cooperazione musicale con Pechino e il ruolo dell’Italia come partner culturale di riferimento, ricordando anche il riscontro ottenuto dalla mostra dedicata a Palladio nella capitale cinese e i nuovi progetti previsti per il prossimo anno. Alla serata hanno partecipato il sindaco di Venezia, Simone Venturini, e il sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi. Entrambi hanno rimarcato il valore dell’iniziativa per il sistema culturale italiano e per il rapporto di collaborazione instaurato con la nuova istituzione teatrale di Shanghai. Presenti anche la console generale italiana Tiziana D’Angelo, l’ex rettrice di Ca’ Foscari Tiziana Lippiello, il direttore dell’Istituto italiano di cultura Angelo Gioè, il presidente della Fondazione di Venezia Vincenzo Marinese e il direttore generale di Vela Fabrizio D’Oria. 

Sul palcoscenico, la produzione diretta da Joan Anton Rechi ha proposto una lettura della «Tosca» ambientata in una dittatura degli anni Cinquanta, lontana dalla Roma del 1800 in cui si svolge originariamente la vicenda. Il regista ha puntato su spazi aperti e su un impianto scenico di grande impatto, accentuando i temi della sopraffazione e della libertà. Il barone Scarpia viene rappresentato come un despota, il cui potere è evocato anche da una Bentley blu notte, la stessa utilizzata nell’allestimento veneziano e trasferita in Cina per l’occasione. 

A interpretare i tre protagonisti sono stati il soprano Anna Pirozzi nel ruolo di Tosca, il tenore Gregory Kunde in quello di Cavaradossi e il baritono George Gagnidze nei panni di Scarpia. L’orchestra della Fenice è stata diretta da Renato Palumbo, originario di Montebelluna, in una lettura musicale caratterizzata da equilibrio e solidità. Tra i passaggi più apprezzati, «Vissi d’arte», interpretata da Pirozzi, che ha suscitato una particolare risposta del pubblico. 

Grande rilievo anche per il coro, diretto da Elena Pierini, al quale si sono uniti 26 bambini e ragazzi tra i nove e i quindici anni della Shanghai Philharmonic Children’s Choir. Vestiti da chierichetti, i giovani cantori hanno partecipato alla scena conclusiva del primo atto, offrendo uno dei momenti più coinvolgenti della rappresentazione. Un’esperienza che, secondo Pierini, ha dato risultati particolarmente positivi, grazie alla qualità delle voci e all’entusiasmo dimostrato dai ragazzi durante le prove. 

L’accoglienza del pubblico ha confermato il successo dell’operazione: se durante lo spettacolo gli spettatori si sono mostrati relativamente contenuti nelle manifestazioni di consenso, al termine la sala si è trasformata in una lunga ovazione, protrattasi per più di dieci minuti. Un riconoscimento significativo per la compagnia veneziana e per una produzione che ha saputo coniugare tradizione operistica e linguaggio scenico contemporaneo. 

La nuova Shanghai Grand Opera House ha offerto alla Fenice una cornice tecnologicamente avanzata. La Harmony Hall dispone di circa duemila posti ed è la più grande delle tre sale dell’edificio, che raggiunge una capienza complessiva di circa 4.200 spettatori. Il palcoscenico, ampio e attrezzato con sistemi che consentono di sostituire rapidamente intere scenografie, è stato apprezzato dal regista anche per la qualità dell’acustica e per la capacità di mantenere un rapporto diretto con la platea. La trasferta italiana ha coinvolto 234 persone, tra coristi, figuranti, maestri, 90 professori d’orchestra, componenti del cast e 35 tecnici impegnati negli allestimenti, nei costumi e nel trucco. Un’organizzazione complessa, realizzata in collaborazione con le maestranze cinesi, che ha favorito lo scambio di competenze e consolidato il rapporto tra le due istituzioni. 

Accanto al successo artistico e alla collaborazione culturale tra Italia e Cina, tuttavia, resta aperta la vertenza sindacale interna al Teatro veneziano. La rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) della Fenice ha contestato le condizioni organizzative, tecniche e artistiche della trasferta, denunciando presunte inefficienze, carenze di attrezzature e possibili violazioni contrattuali. Le critiche arrivano dopo la proclamazione di due giornate di sciopero in concomitanza dell’apertura della stagione lirica con “Fedora” di Umberto Giordano (13 novembre) e della stagione sinfonica, diretta da Riccardo Frizza (28 novembre). Il sovrintendente Nicola Colabianchi ha ribadito la propria disponibilità al confronto, invitando però a concentrare l’attenzione sul valore internazionale dell’evento e rinviando la discussione delle questioni interne al rientro della delegazione in Italia. 

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