La mia Africa: Suor Piera De Munari, da 50 anni missionaria comboniana racconta la sua avventurosa vita

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La missionaria Suor Piera De Munari
La missionaria Suor Piera De Munari

(Articolo su Suor Piera De Munari da Vicenza Più Viva n. 4, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Originaria di Cornedo, la suora 79enne, è stata in paese per le vacanze estive di agosto 2023 ed è poi ripartita per il Sud Sudan. Non a caso in lingua Shilluk era soprannominata “la Svelta”, perché sempre operativa.

“Sono molto legata a questo territorio- afferma-. Qui ho trascorso infanzia e giovinezza. Mi piace il paesaggio collinare e sono affezionata alla gente. Ma quando ritorno qui, mi rendo sempre più conto che il mio posto è in missione in Africa”.Suor Piera, 79 anni, è già pronta per ripartire e ricominciare a ricostruire luoghi che sono stati distrutti dalle guerre…

Suor Piera, come è nata la Sua vocazione?

“Sono nata e vissuta a Cornedo fino a 21 anni. In gioventù ho lavorato per l’azienda Marzotto. Poi è arrivato il desiderio di realizzarmi e vivere in pienezza la mia vita. Mi sono recata alla festa degli alpini a Verona e lì ho incontrato per la prima volta le suore missionarie comboniane che mi hanno invitato a pranzo nella loro casa. Lì c’era una scritta di Padre Comboni che diceva: “Le mie suore sono donne e donne non con il collo storto perché in Africa occorre il collo dritto”. La parola “donne” mi ha molto colpito perché non consideravo donne le suore. Io volevo realizzarmi, ho cominciato a frequentare le suore comboniane e ho capito quale era la mia missione nella vita. Da lì è partita la mia grande e rischiosa avventura come missionaria”.

Alcuni degli alunni della suora
Alcuni degli alunni della suora

Quali sono state le prime tappe?

“Dopo un periodo di formazione, sono diventata suora nel 1968. Nel ‘69 sono partita per la prima missione ad Asmara in Eritrea. Lì ho iniziato a fare l’insegnante nelle scuole italiane. Dopo 2 anni sono andata in missione nel Sudan. Lì ho avuto la fortuna di studiare l’arabo e di conoscere la cultura araba. Durante la guerra tra il Nord e il Sud del Sudan, che si svolgeva nel Sud, eravamo in contatto con i sudisti che scappavano verso il Nord e li aiutavamo a salvarsi. Nel 1977 sono andata a Malakal, nell’Alto Nilo, ora Sudan del Sud. Lì abbiamo fatto costruire scuole per i sudisti e un ex seminario è stato trasformato in una scuola. Ho insegnato anche qui, consapevole di quanto importante era dare una educazione e una formazione a queste persone”.

Era felice di fare questo?

“Sì, molto. E lo erano anche i miei familiari, che sono venuti a trovarmi. Nella zona dov’ero ero soprannominata “la Svelta” in lingua Shilluk. Nel 1984 è scoppiata la guerra anche nell’Alto Nilo e così ho dovuto lasciare la missione”.

Suor Piera in missione
Suor Piera in missione

Quando è ritornata poi?

“Negli anni ‘90 sono tornata a Wau, ora Sud Sudan, sono stata 8 anni a Renk, nell’Alto Nilo e abbiamo aperto 1.200 scuole per i ragazzi. Nel 2011, al termine della guerra, c’è stata l’indipendenza del Sud Sudan dal Sudan. Malakal, nel Sud Sudan è stata distrutta completamente. Perciò ora sono pronta per una nuova missione…

Qual’è il Suo prossimo obiettivo?

“Mi è stato chiesto se me la sento di ritornare a Malakal per “ricostruire” e ricominciare. E ho già risposto di sì. Non vedo l’ora di prendere il volo e andare ad aiutare a ricostruire”.

Suor Piera De Munari colpisce per l’umiltà con cui racconta il suo coraggioso vissuto. Era soprannominata “la Svelta” proprio perché non si ferma mai ed è sempre operativa. Dopo 55 anni da suora e 50 anni in Africa, sente di avere ancora molto da dare e molto da fare…

Suor Piera mentre insegna in Sud Sudan
Suor Piera mentre insegna in Sud Sudan