
Ieri sera a Costabissara si è tenuto l’ottavo incontro dello “Scuola Grand Tour”, organizzato dalle forze politiche del centrosinistra ed in particolare dal PSI, che sta portando avanti una campagna d’ascolto sui territori proprio sul tema scuola. L’appuntamento vicentino, organizzato con il PD di Costabissara, arriva dopo i precedenti incontri nel Lazio, in Sardegna, in Piemonte, nelle Marche, in Toscana e in Lombardia.
Fantò (PSI): “creati problemi che non ci sono, ragazzi strumentalizzati”
Il momento, come ricordato a più riprese durante l’incontro, è senza dubbio delicato e turbolento per il Paese, in questo contesto si inserisce quindi l’incontro dal titolo “Scuola pubblica strumento di emancipazione e sviluppo sociale“. Ad introdurre la serata è stato il segretario del circolo PD di Costabissara-Caldogno, Luca Burato, che ha posto sul tavolo della discussione la domanda a cui questa serata aveva l’obiettivo di dare una risposta: “come possiamo costruire un sistema educativo in grado di valorizzare ogni talento?”.
Presente il referente nazionale per la scuola del Partito Socialista Italiano, Luca Fantò, che non ha usato mezzi termini nello spiegare come negli ultimi vent’anni, in particolare negli ultimi quattro, si starebbe cercando di rendere poco efficace la scuola pubblica. “I ragazzi partecipano scendendo in piazza e manifestando, ma non bisogna confonderli con chi rompe le vetrine, degli idioti funzionali a chi ha il potere” ha spiegato Fantò partendo proprio dall’attualità di questi giorni.

Tra i problemi da cui, secondo il referente scuola del PSI, bisognerebbe partire è quello di creare maggiore inclusione: “i colleghi del sostegno non sono mai abbastanza”. Ha definito invece inapplicabile il tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi e parlato di “un problema che non esiste” riferendosi al divieto di indossare il burqa. “I ragazzi vengono anche strumentalizzati, l’altro giorno nella manifestazione a Vicenza, c’erano un migliaio di ragazzi tranquillissimi – conclude Fantò -. La situazione oggi è caotica”.
Luisetto (PD): “ci sia autonomia e indipendenza per la scuola”
Ospite di spicco della serata era la consigliera regionale del Partito Democratico Chiara Luisetto, che vanta anche un’esperienza passata come insegnante delle scuole elementari e che ieri sera ha chiesto a gran voce “autonomia e indipendenza scolastica”. Luisetto è partita dal caso delle insegnanti di Marostica che hanno portato i propri studenti a Trieste ed in quell’occasione consegnato del cibo ai migranti della rotta balcanica. “Dov’è l’autonomia quando un ministro decide di mandare gli ispettori a scuola dopo che la scuola aveva chiarito che c’era stato il consenso dei genitori?” Per Luisetto si sta comprimendo sempre di più la possibilità e la capacità della scuola di essere agenzia educativa autonoma e indipendente, uno dei patrimoni più importanti del nostro paese.

Il tema secondo Luisetto sarebbe molto più grande e va al di là delle ispezioni ministeriali a scuola o ai nuovi discutibili programmi di storia: “per una certificazione neuropsichiatrica infantile in questo territorio abbiamo liste d’attesa di mesi se non di anni”. La consigliera regionale del PD ha snocciolato una serie di dati, dove emerge che i disturbi neuropsichici colpiscono fino al 20% della popolazione tra 0 e i 17 anni. I ragazzi che hanno fatto accesso ai servizi per la salute mentale sarebbero in particolare quasi 55 mila, di cui 32 mila hanno avuto una diagnosi.
“Che cosa fa la politica?” chiede Luisetto: “bisognerebbe prevenire la cronicità arrivando tempestivamente, non soltanto con le diagnosi, ma accompagnando i ragazzi in difficoltà nell’apprendimento”. Luisetto ha poi parlato del servizio di integrazione scolastica a disposizione dei ragazzi con disabilità, che dovrebbero avere un operatore socio sanitario che li segua durante l’attività scolastica: “nell’Ulss 7 ogni due anni viene fatto un appalto per assegnare ad una cooperativa la gestione di questo servizio ed il monte ore viene diviso poi tra le scuole, e quest’anno ha visto un taglio di 30 mila ore rispetto all’anno precedente”.
Marotta (CGIL): “assistiamo ad un attacco frontale e diretto alla scuola”
“Sono i momenti più bui che la scuola italiana abbia vissuto, assistiamo ad un continuo attacco frontale e diretto alla scuola pubblica, che è la scuola della costituzione, quella che ognuno di noi ha avuto come faro” esordisce Giuseppe Marotta, segretario FLC CGIL di Vicenza.

“Dalla Riforma Moratti in poi il comun denominatore in tutti i governi non è stato nulla che ha riguardato l’aspetto educativo o pedagogico, bensì tagli costanti e attacchi frontali alla scuola, che è la più grande infrastruttura democratica del paese, con oltre 1 milione e 300 mila persone che ogni giorno cercano di creare le basi alle future generazioni”. Ai fatti “di una gravità estrema” che hanno riguardato oltre all’IC di Marostica, ma anche il liceo Fogazzaro, per Marotta si aggiunge poi la mancanza di fondi: “i paesi più all’avanguardia investono circa l’8 % di PIL nella scuola, la media UE è il 5%, in Italia il 3.3% e si continua a tagliare salvo istituire bonus per chi iscrive i figli alla scuola privata”.
Il prof Mastrotto: “il mondo scuola sta facendo la fine della sanità?”
“Il mondo scuola sta facendo la fine del mondo sanità?” chiede invece Enrico Mastrotto, docente del Liceo Fogazzaro di Vicenza. “Spesso i tagli alla scuola pubblica sono fatti per depotenziarla, ma questa funziona se permette l’ascensore sociale, una maggiore predisposizione alla vita lavorativa e universitaria, e soprattutto se porta la maggior parte degli studenti ad avere soddisfazione” continua. Il professore, che ha alle spalle una grande esperienza in numerosi licei della provincia, ha citato poi una serie di esempi e situazioni vissute nel corso degli anni e che riflettono un disagio negli studenti che è sempre maggiore.
“Al mio tempo la scuola era a misura di studente e oggi noi stessi ci vergogniamo di esserne parte, dobbiamo ammettere che quando i ragazzi dicono che è una galera, forse non hanno tutti torti” spiega Mastrotto senza girarci troppo intorno. A far male, spiega il docente, è la mancanza del dialogo socio-pedagogico tra insegnanti, studenti, docenti di sostegno o comunque di tecnico-pratici, i dirigenti e le famiglie. Altro tema è la bocciatura, “è diventata una croce sociale, bisognerebbe vedere le cose come all’università se vai fuori corso un anno completi il percorso con un anno in più” spiega, evidenziando come nei paesi con risultati migliori nelle prove invalsi non ci sia la bocciatura.

Il prof Manna: “la scuola oggi va avanti grazie allo spirito”
Presente anche un altro insegnante, Giovanni Manna, che ha alle spalle quasi vent’anni di esperienza tra medie e superiori, che ora è docente proprio alla scuola secondaria di primo grado di Costabissara. “Sono d’accordo che lo sfascio della scuola italiana non è imputabile a questi ultimi 4 anni, però questo governo più di ogni altro sta smantellando i due pilastri che sono la scuola e sanità pubblica, il nostro vero esercito, si sta così smantellando non solo il presente, ma anche il futuro” continua.
Tra le criticità che Manna individua nella scuola di oggi c’è anche l’ingresso sempre maggiore da parte dei genitori nelle dinamiche scolastiche: “chi propone di aprire le scuole anche d’estate, quando si sa che sono invivibili, sono le mamme che passano le giornate su tiktok e che però non hanno tempo di guardare il registro”. Per Manna inoltre il personale ATA è ridotto all’osso e sui progetti la coperta è troppo corta: “stiamo parlando dei nostri figli, noi insegnanti abbiamo un ruolo delicatissimo perché abbiamo tra le mani il futuro oltre che il presente della nostra società. La scuola oggi va avanti grazie allo spirito, ma con lo spirito non ci paghi né le bollette, né la spesa né il pieno per andarci in quella scuola”.

La proposta di un tavolo provinciale permanente e aperto
Un ulteriore intervento l’ha fatto poi Erica Ceola, co-portavoce regionale di Europa Verde e docente di storia dell’arte al liceo Pigafetta, che ha sottolineato la difficoltà di creare quel rapporto in grado di comprendere i silenzi dietro i quali si nascondono i disagi nei ragazzi delle classi “ai limiti del pollaio”. “Mi è capitato di leggere un commento di uno studente che diceva piuttosto di fare classi più piccole, almeno dateci insegnanti che diano continuità didattica e non che cambino ogni anno” continua Ceola.
In chiusura è stata avanzata l’idea di un tavolo provinciale permanente sulla scuola, aperto a sindacati, partiti, associazioni, docenti, genitori e studenti. L’obiettivo sarebbe dare continuità al confronto e trasformare le osservazioni raccolte a Costabissara in proposte concrete per il territorio vicentino.
Gli spunti che questa serata ha offerto sono stati veramente molti e articolati, la discussione può essere ascoltata integralmente sul canale Facebook degli organizzatori. Il tema è senza dubbio complesso e servirebbe un approfondimento ancora maggiore a questo articolo per affrontarlo nel modo più completo, ciò che però si è capito inequivocabilmente, grazie anche ad alcuni interventi di ragazzi presenti in sala, è che i giovani di oggi hanno voglia di mettersi in gioco per un futuro migliore ed hanno bisogno di essere ascoltati e valorizzati al meglio.



































